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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Roma, 14 Luglio 2012
FDP: E' morto don Mario Deguandenz
Il giorno 14 luglio2012, presso la Casa di Trebaseleghe (Italia), è morto il carissimo Confratello Sac. MARIO DEGAUDENZ.

Il giorno 14 luglio2012, presso la Casa di Trebaseleghe (Italia), è morto il carissimo Confratello Sac. MARIO DEGAUDENZ. 
Era nato a Tesero (Trento) il 13 luglio 1926. Ieri, dunque, aveva compiuto 86 di età; fece la Prima professione l'8 dicembre 1944 e fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1955. 
Apparteneva alla Provincia Madre della Divina Provvidenza (Roma).

Preghiamo per il Confratello, come previsto dalla Norma 41: "Lo ricordano nella santa Messa e recitano per lui, per tre giorni, il santo rosario. In suffragio di lui ogni casa della Congregazione cura la celebrazione di una santa Messa, cui assiste possibilmente la comunità”. 

Questo Confratello buono e discreto, operoso ed amabile, viveva di pietà e di attenzione al prossimo. Si era fatto promotore di una lunga catena di "Rosario vivente" che curava con un foglio di collegamento. 
Fino a pochi mesi fa, svolse il suo ministero sacerdotale nella comunità di Copparo (Ferrara). 

Don Giampiero Congiu ricorda quanto disse di lui il card. Angelo Comastri, il 25 giugno 2008, giorno della benedizione della statua di don Orione in Vaticano:
“Ho conosciuto don Orione attraverso i suoi scritti, ma soprattutto attraverso i suoi figli spirituali. Di uno di essi ho un particolare ricordo: si chiama Don Mario Degaudenz! Ho avuto modo di incontrare Don Mario tante volte, al mio paese, Pitigliano, negli anni 1959-61. Egli era responsabile dell’Oratorio parrocchiale e del cinema. Quante iniziative per noi giovani! E come sapeva coinvolgerci! Che grande sacerdote! Io andavo a confessarmi da lui… Certamente la mia vocazione è legata anche alla sua bella testimonianza”.

Ricordo che qualche anno fa, feci a Don Degaudenz una piccola intervista, in occasione della pubblicazione del suo libro-diario dell’esperienza all’Ospedale Maggiore di Bologna dal titolo Scintille nella stoppia.
Riporto qualche passaggio.

Sono originario del Trentino, nato a Predazzo nel 1926. A 15 anni sentendomi chiamato dal Signore sono entrato in Congregazione per farmi religioso di Don Orione. Sono stato ordinato nel 1955. In questi 42 anni di sacerdozio i Superiori mi hanno incaricato di svolgere apostolato soprattutto tra i giovani, nelle parrocchie, negli oratori e nei centri giovanili. 
Faccio il lavoro di un prete. Sono cappellano e tutti i giorni, da 10 anni, mi reco nei reparti di medicina, di neurologia e, soprattutto, in quello dei "malati infettivi". Le pagine di diario pubblicate nel libro si riferiscono a incontri e vicende avvenute in questo reparto. 
L'attività di assistenza religiosa mi offre l'occasione di un contatto costante con il mondo della droga, dell'AIDS, con malati in fase terminale. Cerco di lenire le sofferenze, a volte intollerabili, dei malati e recare conforto alle famiglie e ai congiunti. I protagonisti dei miei racconti sono tutti morti, eccetto due. 
I primi mesi furono difficilissimi e pieni di sfiducia, poiché pensavo: "Che cosa posso dire io sacerdote a quei giovani che hanno per la testa mille idee opposte alle mie?". Avevo l'impressione che le mie parole, i miei atteggia¬menti, per quanto buoni, fossero come una semente buttata sull'asfalto o sul cemento... Grazie a Dio, le mie tristi valutazioni e previsioni risultarono completamente errate. M'accorsi che la sofferenza è maestra di vita, e che, se trova vicino un amore evangelico, ci fa scoprire i veri valori e il perché dell'esistenza ed infine la presenza di Dio misterioso ma infinitamente buono. Un Dio misterioso che un giovane aspirante suicida ha scoperto nel momento stesso in cui precipitava dal terzo piano... tanto che, non essendo immediatamente deceduto, il giovane, pur gravissimo, chiese di poter parlare con un sacerdote. Accorso presso di lui, mi disse: "Mentre cadevo... ho pensato a Dio... confessami...". Dopo alcune ore moriva sereno. 
Sono scomparsi tutti i sensi di paura che avevo. Gli acciacchi (parecchi) sono svaniti come neve al sole. Per me, la Sezione Infettivi è diventata il primo impegno della giornata. Penso al Vangelo: tutto ciò che faccio ai miei fratelli più piccoli (i poveri, i drogati, le prostitute, gli etilisti, ecc.), se lo faccio vedendo in loro Gesù, è come se lo facessi a Gesù stesso. Mi sono sentito sacerdote due volte: per Cristo e per i suoi sofferenti.


Riposa in pace, caro Don Mario Degaudenz.

Don Flavio Peloso

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