Serbiamo in cuore quel celeste silenzio che nessun rumore del mondo può rompere.
Giovedì, 9 Aprile 2020
24 Giugno 2015
FAMIGLIA ORIONINA: Il commiato riconoscente a Don Gino Enrico Bressan.
La celebrazione del funerale alla parrocchia 'Mater Dei' di Roma Monte Mario. Domani la sepoltura a Tortona.

A mezzogiorno del 23 giugno, si è spento don Gino Bressan. Aveva 98 anni di età, 79 di professione religiosa e 74 di sacerdozio e 55 di insegnamento di sacra scrittura. Apparteneva alla Provincia “Madre della Divina Provvidenza” (Roma).

Il superiore generale, Don Flavio Peloso, ha presieduto la celebrazione della Messa di esequie alla Parrocchia 'Mater Dei' del nostro Centro di Roma Monte - Mario, nel pomeriggio del 24 giugno. C'erano molti Confratelli concelebranti e un buon numero di laici che lo conoscevano e apprezzavano da molto tempo. Al termine della funzione, Mons. Andrea Gemma  - "discepolo attentissimo, collega di insegnamento e ultimamente compagno di infermeria", come si è definito - ha dato la sua testimonianza e saluto commosso.

Don Flavio nell'omelia ha sottolineato come la figura e le letture della solennità di San Giovanni Battista si addicano bene anche al profilo di vita di Don Gino Bressan: "precursore forte e deciso nell'indicare la presenza di Gesù e del Regno, tutto e solo dedicato a questo compito mediante il servizio della Parola e l'insegnamento "; "quanto a sé, come Giovanni Battista, fu un uomo schivo, austero e libero da altri interessi e protagonismi".
Riportiamo i suoi appunti biografici.

 

Gino Bressan nacque a a Volta Barozzo (Padova), il 21 febbraio 1917. Non conobbe il padre. La madre, Elvira, lo affidò all’Istituto Camerini Rossi di Padova dove, il 3 dicembre 1929, venne accolto sotto il tetto della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Dopo due anni morì anche la madre. Un avvio difficile di vita per un fanciullo di grande sensibilità e intelligenza.

Gino Bressan fu a Voghera per il ginnasio (1930-1932) e concluse il liceo al Seminario Lateranense di Roma. Dopo l’anno di noviziato, a Villa Moffa di Bra, con Don Cremaschi, fece la professione religiosa il 27 ottobre 1935. Subito si distinse per le sue spiccate doti intellettuali tanto che, a 18 anni, insegnava italiano e greco ai suoi compagni di liceo di Villa Moffa (1935-1937). Proseguì con gli studi di teologia alla Gregoriana di Roma e, il 14 luglio 1940, fu ordinato sacerdote. Approfondì gli studi biblici al Pontificio Istituto Biblico negli anni 1941-1944.

Dal 1945, iniziò il suo insegnamento di sacra scrittura e scienze bibliche all’Istituto Teologico di Tortona fino al 1969, e poi, fino al 2000, nella nuova sede di Roma - Monte Mario. Terminato l’insegnamento accademico, egli continuò a coltivare i suoi interessi di studio, trasmettendo in modo sempre vivace ed appassionato a fedeli discepoli laici qualcosa del suo grande bagaglio di cultura religiosa e biblica. 

Fu religioso preciso e fedele nell’alimentarsi spiritualmente con la vita di preghiera, la meditazione, i sacramenti, disponibile e direi “consacrato” all’insegnamento della Parola di Dio e della ricchezza della fede ad ogni categoria di persone. Don Gino è vissuto sempre e tutto concentrato negli studi della Sacra Scrittura e delle scienze ad essa connesse e nell’insegnamento soprattutto nell’Istituto Teologico della Congregazione. Sapeva unire alla grande profondità di scienza il dono della chiarezza e vivacità di insegnamento. Fu il suo principale ministero durante tutta la vita.
Scrisse poco e scrisse bene. Il suo commento esegetico ai libri di Samuele è ancora un riferimento cui tutti gli studiosi attingono. Scrisse anche e per molti anni per il nostro prezioso e modesto bollettino Don Orione oggi. Fu predicatore apprezzato, estimatore del bello in qualunque sua espressione, fu un appassionato cultore di arte e di musica, di archeologia biblica e romana; fu guida apprezzata di numerosi pellegrinaggi in Terra Santa, Egitto, Grecia, Turchia, Russia.

Anche oltre i 90 anni, rimase lucido e vivace intellettualmente, ricco di interessi e interessante nella conversazione. Le forze fisiche andarono diminuendo, ma solo negli ultimi 4-5 anni dovette ricorrere alla “sedia elettrica, meravigliosa invenzione” che gli permise ancora mobilità e autonomia che gli prolungarono la vitalità spirituale e relazionale. Sereno e consapevole, chiedeva “Pregate per me, perché passi contento all’altra riva, quando il Signore mi chiamerà”. Più volte ricordò che sulla sua tomba avrebbe voluto che ci fosse semplicemente una Croce e la scritta “Gesù è il mio vessillo”, ricordando la frase di Mosé in Esodo 17, 15.

La Congregazione è molto riconoscente a questo caro e dotto Confratello che ha lasciato la sua impronta di insegnante e di formatore in tante generazioni di religiosi. Credo che, al sapere della morte di Don Gino Bressan, tanti Confratelli in Italia e sparsi nel mondo eleveranno dal cuore la preghiera ma anche ricordi importanti per trarne ancora profitto.
Aggiungo un ricordo personale.

Don Gino Bressan soleva introdurre il corso del “Mistero di Cristo” raccontando la cosiddetta “favola”. Io l’ascoltai nell’anno 1974-75. Mentre di altri corsi egli diede dispense o rivide i testi trascritti di sue lezioni (le pandette), che poi venivano copiati e diffusi tra studenti, mai accettò di mettere per iscritto la “favola”. A me fece un gran bene. Trovai quella “favola” molto chiara e pedagogicamente efficace per aprire e trasmettere qualcosa di Dio e dell’uomo. La raccontai più volte durante gli anni del mio ministero.
Ricordo che nel 1981-82, ne feci argomento delle mie ore di lezione all’Istituto Berna di Mestre, alle classi degli “analisti chimici”, tutt’altro che disponibili a slanci mistici o a voli di pensiero. Eppure la favola suscitò attenzione e interesse. Mi chiesero degli appunti. Cedetti. Preparai un piccolo fascicolo ciclostilato. Ne inviai una copia a Don Bressan quasi con lo scrupolo di averla messa per iscritto. Dopo qualche giorno, mi arrivò un suo biglietto di compiacimento. Negli anni successivi, quando mi capitava di incontrare Don Bressan, una battuta di sua iniziativa era quasi sempre: “E racconti ancora la favola?”.
Con mia sorpresa vidi poi che, nei numeri di novembre e dicembre del 1986 della nostra rivista Don Orione oggi, Don Bressan stesso pubblicò la sostanza della favola. “Anche lui ha ceduto”, mi sono detto. Oggi invito a leggerla per ricordare il nostro “maestro” che è vissuto per capire e mostrare quanto quella “favola” sia non solo bella, non solo rispondente alle attese umane, ma vera. E’ il mistero di Cristo e mistero dell’uomo che ora Don Gino contempla in piena luce.

Requiescat in pace!
Don Flavio Peloso

Il giorno seguente, la Salma di Don Gino Bressan è stata tumulata nel sepolcreto del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona.

 

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