Confidare non in noi, ma in Dio, e avanti con animo alto, con cuore grande, con grande coraggio!
Martedì, 27 Ottobre 2020
Roma - Monte Mario, 9 Ottobre 2020
FAMIGLIA ORIONINA: È DECEDUTO DON FRANCESCO PIZZI
Il Confratello è morto questo pomeriggio, nella nostra casa di Roma - Monte Mario

Oggi, 09 ottobre 2020, è deceduto a Roma - Monte Mario (Italia) il carissimo Confratello Sac. Francesco PIZZI. Era nato a Roma (Italia), il 14 settembre 1922, aveva 98 anni di età, 74 di professione e 63 di sacerdozio. Apparteneva alla Provincia “Madre della Divina Provvidenza” (Italia).

Don Francesco nacque a Roma il 14/09/1922 ed entrò in Congregazione il 17/8/1944 a Patrica. Ordinato il 15/7/1956 a Roma, prestò servizio in molte comunità (Roma, Sulmona, Palermo, Avezzano, Foggia S. Maria della Croce). Il luogo dov’è stato per molti anni e a più riprese è a Roma Ognissanti (1956-1957; 1969-1981¸1991-2018), dov’è ricordato con grande affetto. Dal 2018 si trovava nella comunità di Roma Monte Mario, dov’è stato assistito con premurose cure dai confratelli e dalle suore.

Requiescat in pace!

I Figli della Divina Provvidenza esprimono la loro comunione anche suffragando generosamente i confratelli defunti. Ricevuta notizia della morte di un confratello, le comunità si raccolgono in preghiera per lui. Lo ricordano nella santa Messa e recitano per lui, per tre giorni, il santo rosario.  In suffragio di lui ogni casa della Congregazione cura la celebrazione di una santa Messa, cui assiste possibilmente la comunità”. (Norme 41)

 

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Il funerale di Don Francesco Prizzi è stato celebrato lunedì 12 ottobre 2020 presso la parrocchia di Ognissanti in Roma.

Riportiamo di seguito l’omelia di Don Ettore Paravani.

In questa celebrazione eucaristica noi affidiamo alle mani di Dio il nostro confratello Don Francesco Pizzi nato a Roma il 14 settembre 1922; è entrato in Congregazione (ex-alluni dell’Oratorio Sebastiani; dirigente dell’Azione Cattolica), ai 22 anni di età a Patrica (1944), era insieme a Mons. Andrea Gemma. È stato ordinato sacerdote il 15 luglio 1956 a Roma.

Prestò servizio in molte comunità (Roma, Sulmona, Palermo, Avezzano, Foggia S. Maria della Croce), ma il luogo dov’è stato per molti anni e a più riprese è qui, a Roma Ognissanti (1956-1957; 1969-1981¸1991-2018). Riguardo a questo periodo, una parrocchiana mi ha scritto giustamente che, con Don Pizzi, “un pezzo di storia di Ognissanti se ne va; ha aiutato tantissimi giovani perché con gioia immensa trasmetteva con grande semplicità gli insegnamenti del Vangelo; era un innamorato della Madonna e della sua parrocchia di Ognissanti.”

Dal 2018 si trovava nella comunità di Roma Monte Mario, dov’è stato assistito con premurose cure dai confratelli, dalle suore e dai dipendenti della nostra struttura. Che ringraziamo e preghiamo il Signore di ricompensarli.

Oggi eleviamo di cuore al Signore la nostra preghiera di suffragio per la sua anima e il nostro ringraziamento per il dono della sua vita e del suo ministero in mezzo a noi; siamo riconoscenti per tutto il proficuo lavoro svolto a beneficio della Congregazione, dei parrocchiani e, soprattutto, dei giovani, in particolare nel mondo dell’Oratorio e del calcio.

Per questa celebrazione di suffragio e di rendimento di grazie, ho chiesto a Don Ettore di scrivere un messaggio come testimonianza della sua vita. 

O Padre amato, accogli la povera e cara anima del nostro fratello Don Francesco Pizzi, fra le tue braccia! Noi ti ringraziamo e ti benediciamo, mentre con il Salmista cantiamo: “Come un bimbo svezzato, in braccio a sua madre, così è l’anima mia”, perché in lui abitava il dono raro della serenità della coscienza. Egli era nato per essere felice. Il suo semplice camminare era una danza, ti sorrideva ancor prima di salutarti, le melodie all’organo non conoscevano i toni del minore, erano sempre brillanti, gioiose, marce trionfali. Io, personalmente, non ho avuto modo di frequentarlo abbastanza, per dirne il bene che tanti di voi hanno avuto modo di sperimentare. Di Ognissanti è stato il “santo alla buona”, l’amico dei grandi e dei piccoli, l’Organista e il confessore. Sentite questi pochi versi che dicono molto di lui-

Ce ne sono di chiese e chiesuole, / al mio paese, quante se ne vuole! / E santi che dai loro tabernacoli / son sempre fuori a compiere miracoli. / Santi alla buona, santi famigliari, / non stanno inoperosi sugli altari.

È il poeta Vincenzo Cardarelli, che ricorda i santi “alla buona”, di una spiritualità semplice, ma che faceva levare il capo verso l’alto, l’attesa, la fiducia, l’innocenza, la carità. E’ questa la vera gloria, entro la quale i santi devono essere collocati, in dialogo con il mondo da cui sono stati generati e al quale ancora si rivolgono, ascoltando le invocazioni semplici e spontanee dei loro devoti.

E qui collocherei il caro Don Pizzi Francesco.

La sua presenza fra noi è stata sorgente di serenità, di amicizia, di simpatia. E’ curiosa l’antica locuzione ecclesiastica con la quale, per le persone giuste, si usava dire che esse sono vissute in “odore di santità”. Ma è vera, perché il bene è diffusivo, l’amore si irradia, la verità feconda il pensiero di tutti ed è luce e calore per tutti.

Fratello carissimo, ti accompagnano le nostre preghiere nell’estremo saluto, ma noi, tutti, non dimenticheremo il tuo sorriso e il tuo passo di danza, la tua silenziosa semplicità ripiena dal fragore del tuo organo, mentre ti accolgono i nostri Santi, su, in cielo.  

Per concludere vi racconto un piccolo particolare di famiglia (mentre ringrazio la presenza qui dei famigliari di Don Pizzi e, in particolare della sua nipote, Sig.ra Assunta).

Nella cartella personale di Don Pizzi c’è una lettera che la sua mamma il 30 agosto 1959 ha rivolto al Superiore generale (la mamma risiedeva qui in Via Alba 1):

«Reverendo Padre Generale,

Sono la mamma di Don Francesco Pizzi che è venuto poco tempo fa da Palermo a Roma a fare gli esercizi a Monte Mario, poi per l’ultimo giorno, la sera, un saluto e la mattina seguente è partito per Avezzano. Reverendo Padre Generale, quanto ci è stato con la sua mamma? Sento che tanti vanno in vacanza per più giorni come il nostro cappellano di qui Via Alba 1. La prego Reverendo di esaudire questa povera mamma malata, vecchia (78 anni) che da un momento all’altro si aspetta la morte. Ieri la radio Vaticana raccontò l’episodio del Vangelo di quella povera madre che gli portavano a Campo Santo il suo figlio diletto. Quanto è stato buono Gesù! Il suo cuore si commuoveva ad ogni altrui miseria! La prego Reverendo di avere compassione di questa povera Madre e di mandarlo a Roma” (… ) Sicura che se può mi faccia questa grazia. La ringrazio anticipatamente. Mi esaudisca come Gesù fece alla povera vedova di Naim ed io le sarò eternamente riconoscente».

Adesso possono entrambi godere della presenza dell’altro nel migliore dei modi, in Dio! E con Don Orione che Don Pizzi ha amato tanto – anzi, tantissimo - e il cui spirito ha trasmesso a quanti si avvicinavano a lui.

Riposi in pace!

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