Tutto ciò che produce confusione, irritazione, oscurità, non viene da Dio, ma dal demonio.
Giovedì, 15 Novembre 2018
6 Novembre 2018
ENTRA NEL VIVO IL CONVEGNO DEI FORMATORI ORIONINI CON LE RELAZIONI DEI SUPERIORI GENERALI FDP E PSMC
Entra nel vivo il Convegno internazionale sulla Formazione della Famiglia Carismatica Orionina in corso questi giorni presso Casa "Tra Noi" a Roma.

Oggi Padre Tarcisio Vieira, Direttore generale dell'Opera Don Orione e Madre Maria Mabel Spagnuolo, Superiora generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità, hanno presentato un'unica relazione: un segnale di "unità", uno dei temi centrali del Convegno, insieme all'appello per una "Congregazione in uscita".

Il primo punto della relazione è stato il cuore di Don Orione, impossibile da descrivere perché "senza confine", ma fonte di ispirazione per gli obiettivi posti dal Convegno. Don Orione, infatti, manteneva il suo "cuore" in movimento continuo. Non era l'uomo delle pose, ma delle mosse. Come ha detto Papa Francesco, parlando al clero e ai consacrati della diocesi di Genova nel maggio dello scorso anno, imitare Gesù passa per essere "sempre in cammino", con il rischio di essere "frantumato". In quell'occasione, il Pontefice ha affermato che il formatore che "conduce una vita di incontro, con il Signore nella preghiera e con la gente fino alla fine della giornata, è 'strappato', San Luigi Orione diceva, 'come uno straccio'". Da queste parole si comprende che il compito formativo, vissuto con il "cuore di Don Orione", non è cosa né facile, né semplice, meno ancora automatica. La formazione si traduce in un cuore "comunitario" pieno di Dio, in cui si riconosce il primato della vita spirituale. Per i relatori, la "formazione alla fraternità" è un aspetto indispensabile del percorso formativo, oltre che una grande sfida per i tempi attuali in cui prevalgono l'individualismo e l'isolamento.

Nella seconda parte della relazione, Padre Tarcisio e Madre Maria Mabel hanno sottolineato i segni di forza e di debolezza della Formazione nella Congregazione, partendo da un allarme: "Stiamo perdendo il cuore". Nel contesto religioso-orionino quest'affermazione si traduce nella perdita di entusiasmo per i valori della vita consacrata o della passione per l'apostolato carismatico. "Di fatto – si legge nella relazione – se il cuore non brucia, i piedi non camminano". Per questo, i relatori hanno sottolineato la dedizione, l'impegno dei formatori, elementi strategici per il presente e il futuro della Famiglia carismatica orionina.

La presentazione si è conclusa con otto sfide alla formazione orionina nei contesti odierni, spinti dall'invocazione "Dacci, o Signore, il Cuore di Don Orione". L'esortazione dei relatori nasce dalla consapevolezza dei nuovi tempi di cui siamo testimoni, e della necessità di formare alla Vita Consacrata con schemi diversi dai tradizionali, ormai caduchi e obsoleti. "Come dice Gesù nel Vangelo – ricorda la relazione – il vino nuovo va in otri nuovi, altrimenti si rovinerà il vino e si rovineranno anche gli otri".

Queste le otto sfide presentate da Madre Maria Mabel e Padre Tarcisio: l'attenzione all'inculturazione della formazione, fondamentale per arrivare al cuore delle persone e preparare i giovani all'apertura e all'integrazione della diversità; il discernimento sulle motivazioni vocazionali, per cui il formatore è chiamato a stabilire una relazione basata sulla libertà e sincerità, superando l'adesione superficiale di comportamenti collaudati nel passato; formare ai veri valori del Vangelo e alla profezia, preparando i giovani a tutte le condizioni "climatiche" che incontreranno nel loro percorso (crisi, conflitti, sconfitte...), testimoniando santità e carità in modo innovativo; l'appartenenza e lo spirito di famiglia, per cui la formazione deve aiutare a capire che la vocazione implica l'adesione totale al progetto carismatico delle due Congregazioni e alla chiamata ad essere "Don Orione oggi"; formare per la missione carismatica, tenendo a mente che tutto porta alla missione e al servizio di carità, ricordando che – come ha detto Papa Francesco quando era ancora cardinale – "È meglio una congregazione incidentata, che ammalata di chiusura e autoreferenzialità"; formare alla fraternità, in armonia con il cuore fraterno di Don Orione, che ha sempre esortato i suoi figlie e figlie a essere "uniti come le dita di una stessa mano"; la scelta e la formazione dei Formatori e Formatrici, ricordando che la formazione non può essere improvvisata per le molteplici responsabilità di cui la figura del formatore è rivestita; la pedagogia, che avrà le caratteristiche della dinamicità – della Chiesa in uscita – del percorso che durerà tutta la vita, nel quale il formatore accompagnerà il suo "discepolo", provocando un "incontro" con Gesù.

 

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