Chi fa bene, trova bene; chi semina benedizioni, trova benedizioni.
Lunedì, 24 Luglio 2017
Don Ricardo Gil Barcelon
Nel 1909 incontrò Don Orione a Roma e ne divenne seguace fedele, incrollabilmente saldo nella fiducia nella Divina Provvidenza.

Ricardo Gil Barcelón nacque a Manzanera di Teruel (Spagna) il 27 ottobre 1873, da Francisco Gil e Francisca Barcelón, di nobili origini e benestanti. Nella numerosa famiglia - tre fratelli e sei sorelle - si conduceva una vita cristianamente esemplare, con un’attenzione ai poveri che abitualmente bussavano alla porta di casa. “La mamma mi ha insegnato a pensare ai poveri – scrisse più tardi P. Ricardo – ad avere un cuore grande, a guardare lontano”.

Nel 1885, appena dodicenne, entrò in Seminario dove fu “alunno diligente e capace”. Per volontà del padre, nel 1889, si iscrisse alla Scuola Normale di Teruel per diventare maestro. Purtroppo non raggiunse il suo obiettivo perché, in più occasioni, ebbe degli scontri verbali con il Direttore, massone, che non perdeva occasione per deridere fede, religione e Chiesa. La difesa della verità fu un valore più grande degli interessi personali, anche se costò a Ricardo l’espulsione definitiva dalla scuola, proprio mentre si accingeva a sostenere gli ultimi esami.

A venti anni nel 1893 durante la Guerra Ispano-Americana, fu soldato nelle Filippine, dove, durante un’azione di guerra, si trovò in grave pericolo di vita. Invocata la Madonna, i nemici fermarono improvvisamente la loro avanzata e Ricardo, seguendo una intensa luce, riuscì a raggiungere il quartier generale spagnolo. Era salvo.

Compiuti gli studi teologici presso l’Università San Tommaso d’Aquino di Manila, fu ordinato sacerdote il 24 settembre 1904 e nominato cappellano della Delegazione Apostolica. Ma, nonostante il ministero sacerdotale fosse da tutti riconosciuto come sollecito e generoso, a P. Ricardo pareva di fare una vita troppo comoda. Per questo, nel 1905, decise di ritornare in Spagna, dove, nel 1907 entrò nell’Ordine Domenicano come novizio. Ma questa non era la sua strada. Per circa nove mesi si ritirò presso i Terziari Regolari Cappuccini di Torrentes, ma anche qui non si sentiva al suo posto. Decise di trascorrere alcuni mesi da solo, come eremita. P. Ricardo non aveva ancora capito cosa il Signore volesse da lui: “Ho un groviglio di pensieri e di desideri che nemmeno io riesco a mettere in ordine per capirci qualcosa”, aveva confidato al padre che non lo vedeva contento.

Per comprendere la volontà di Dio su di lui, prese una decisione coraggiosa: fare a piedi un pellegrinaggio di preghiera e di penitenza fino a Roma. Partì da Torrijas il 6 aprile 1909 e, dopo aver attraversato la Spagna, la Francia meridionale e gran parte dell’Italia, vivendo di sola elemosina, finalmente, il 6 luglio seguente, giunse nella Città eterna. P. Ricardo venne ospitato per alcuni mesi da un canonico di san Giovanni in Laterano finché, il 3 febbraio 1910, incontrò Don Luigi Orione (1872-1940), fondatore a Tortona (Alessandria) della “Piccola Opera della Divina Provvidenza”. Questo incontro diede una svolta definitiva alla sua vita spirituale.

Don Orione usò molto tatto con P. Ricardo; prima lo trattenne alcuni giorni nella chiesa di S. Anna dei Palafrenieri in Vaticano e poi lo mandò a Tortona, centro della nascente Opera Orionina. Sul finire del 1910, venne inviato prima a Messina, devastata dal terremoto del 1908, e poi a Cassano Jonio, dove rimase fino al 1923 come rettore del santuario della Madonna della Catena. Per pochi mesi, nel 1913, fu a Reggio Calabria.

Dopo la lunga permanenza nel meridione d’Italia, venne inviato a Tortona come insegnante di spagnolo dei giovani missionari, in partenza per l’America Latina. Scese a Roma, prima alla Colonia agricola di via Massimi e poi nella povera e popolosa parrocchia di Ognissanti nel quartiere San Giovanni, dove rimase poco più di tre anni.

Il 2 gennaio 1928, venne di nuovo inviato al Santuario di Cassano Jonio dove P. Ricardo dovette affrontare forse la prova più terribile della vita: fu accusato dell’omicidio di una bambina, il cui cadavere venne ritrovato nelle vicinanze. Fu arrestato con un’accusa del tutto arbitraria e faziosa che si risolse, dopo circa due mesi di ingiusta prigionia, con la piena assoluzione “per inesistenza di indizi e infondatezza dei sospetti”, come si espresse L’Osservatore Romano del 15 luglio 1928. L’eremita fra Gaetano Cremaschi che venne arrestato con lui, non riuscì a superare la prova e, dopo la liberazione dal carcere, morì per le privazioni e lo sconforto.

P. Ricardo venne inviato da Don Orione a Villa Moffa di Bra (CN), la sede del noviziato, per riprendersi fisicamente e spiritualmente. Proprio da quel luogo di preghiera e di formazione, il 1 luglio 1929 scrisse a Don Orione questo biglietto che rivela la fortezza del suo animo: “La mia vocazione sacerdotale non fu certamente per celebrare soltanto la Messa. Vocazione di ere­mita non mi sembra di averla. Tutt'altro! Io so­no fatto per la lotta e non per la pace. Mi basta la pace di coscienza che porta seco costante­mente l'amicizia con Dio”. P. Ricardo venne accontentato e, nel volgere di pochi giorni, lasciò le mura di Villa Moffa per dirigersi prima a Tortona, dove sostò alcuni mesi, e poi nella sua amata Spagna dove, nel 1930, d’accordo con il Fondatore, ritornò per introdurvi la Congregazione dei “Figli della Divina Provvidenza”: era la vigilia della sanguinosa Guerra Civile.

Dal settembre 1931, per cinque anni, fu residente nella città di Valenza, in abitazioni diverse, ma tutte poverissime e sempre aperte per accogliere i più poveri.

 

Martirio

   Il martirio di P. Ricardo Gil e dell’aspirante Antonio Arrué è da inserirsi nella persecuzione alla Chiesa Cattolica durante la Guerra civile spagnola che, come è risaputo, fece migliaia di vittime, tra coloro che con coraggio testimoniarono la loro fede: vescovi, sacerdoti, religiosi e laici.

  Tenuti d’occhio dai miliziani comunisti e anarchici per la loro vita coerente al Vangelo, il 1 agosto 1936, verso le 10,00 del mattino, i due orionini furono arrestati improvvisamente, nonostante le proteste della gente che li stimava. Non era la prima volta che le milizie si presentavano all’uscio dell’appartamento di calle Zamenhof n. 16/3a, con l’intenzione di arrestare il sacerdote e il suo collaboratore; ma la gente, li aveva sempre difesi. I miliziani vi giunsero con la scusa di ispezionare l’appartamento perché, secondo le loro informazioni, vi erano delle bombe. Era solo un pretesto; infatti, non trovarono altro che un baule con libri di preghiere e indumenti personali.

In quel momento, Antonio si trovava da vicini, dove era andato per prendere dell’acqua. Saputo che P. Ricardo era in pericolo, rifiutando l’invito a nascondersi e a fuggire, corse verso casa per rendersi conto di persona come stesse il religioso che tanto l’aveva aiutato. I miliziani li prelevarono tutti e due, conducendoli su un automezzo con la scritta ormai conosciuta in città: F.A.I (Federazione Anarchica Internazionale).

Non si hanno precise notizie di quanto avvenne dopo l’arresto, se non che P. Ricardo e Antonio furono condotti a El Saler, una spiaggia ad una quindicina di chilometri da Valencia. Fu loro chiesto di gridare “Viva la F.A.I.” se avessero voluto salva la vita, ma P. Ricardo, alzando il crocifisso gridò “Viva Cristo Re”. Come risposta venne immediatamente fucilato, con un colpo alla nuca. Antonio si precipitò a sostenerlo, mentre, morente, si accasciava a terra. Vedendo questo gesto di pietà, una milizia si diresse verso di lui e con il calcio del fucile lo colpì violentemente, fino a fracassargli il cranio. Era il 3 agosto 1936.

Il medico Jesús Montorio Marzo, cognato di P. Ricardo, riconobbe i cadaveri all’obitorio dell’Ospedale Provinciale di Valencia e scoprì che il suo congiunto portava il cilicio.

“P. Ricardo e Antonio sono due testimoni della fede inseriti nel corteo dei martiri cristiani della Chiesa spagnola, protagonista di una delle testimonianze più eroiche e compatte della storia.  Né P. Ricardo, né Antonio, e nessuno delle altre migliaia di martiri durante la guerra civile del 1931-1939, fecero guerra a qualcuno: furono vittime innocenti, fedeli a Cristo. Così li riconosce la Chiesa nel beatificarli” (Vicente Cárcel Ortí).

 

Storia della Causa

  • 1962 inizio della Causa nella diocesi di Valencia e raccolta della prima documentazione.
  • Riaperte le Cause dopo la sospensione voluta da Paolo VI, nel 1988, il postulatore generale Don Ignazio Terzi, chiede la riapertura della Causa dei due martiri orionini.
  • 30 novembre 1994: si riapre effettivamente la Causa
  • 18 febbraio 1999: costituzione della Commissione storica a Valencia
  • 28 giugno 1999: consegna degli Atti della Commissione storica alla Congregazione delle Cause dei Santi
  • 19 novembre 1999: Decreto di validità del processo
  • 26 novembre 1999: nomina del Relatore della causa
  • 21 aprile 2000: approvazione e firma della Positio da parte del Relatore
  • 14 giugno 2000: consegna della Positio alla Congregazione delle Cause dei Santi
  • 28 settembre 2010: voto positivo del Congresso teologico
  • 29 ottobre 2012: voto positivo della Congregazione dei Cardinali e dei Vescovi

 

Preghiera

Signore Gesù Cristo, nostro Dio e nostro Re crocifisso, ti rendiamo grazie per il dono della carità e della fortezza che rifulsero nei tuoi servi Ricardo Gil e Antonio Arrué, fedeli alla loro vocazione nella persecuzione e nel martirio.

Umilmente ti supplichiamo di glorificare questi tuoi eroici testimoni, concedendoci la grazia che per loro intercessione fiduciosi ti chiediamo. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

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