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Martedì, 5 Marzo 2024
24 Febbraio 2014
Il servo di Dio Don Francesco Lombardi

Don Francesco Lombardi e Don Orione

Il servo di Dio sanremese e il beato tortonese, a Bussana (IM), nel 1902, pensavano ad un’opera per l’unione delle Chiese d’oriente.

 

Mentre il parroco, Don Francesco Lombardi, celebrava la messa nella chiesa di Bussana, alle 6.25 del 23 febbraio 1887, la terra tremò in modo terrificante per 30 interminabili secondi. Il ridente paese sulla cima di un colle dell’entroterra sanremese fu ridotto a macerie. Vi furono 54 morti. Seguì lo strazio e la disperata energia della ripresa: prima le tende, poi le baracche, infine la definitiva evacuazione del paese, ricostruito su un’altra collina, a tre chilometri di distanza. Bussana nuova, così si chiama ancora oggi.

Il prete del terremoto

Don Francesco fu la voce, il cuore, il braccio della speranza per quella gente. Gli restò l’appellativo di “prete del terremoto”.[1] Nel paese ricostruito fece sorgere varie opere sociali: una società di mutuo soccorso, l’asilo per i bambini e il ricovero per gli anziani, perché anche le donne lavoravano per pagare i debiti delle nuove case. Alla fine disse: “Ed ora la Casa del Signore”. Edificarono una splendida basilica-santuario al Sacro Cuore di Gesù. Fu inaugurato con grande solennità il 20.1.1901.[2] Al buon popolo che lodava la bellezza del nuovo tempio, Don Francesco rispondeva: “Va bene che la chiesa sia bella. Ma il cuore del parroco, com’è? E come sono i cuori dei parrocchiani?”.

Don Francesco Lombardi, nato a Terzorio il 24.2.1851 e ordinato sacerdote il 19.9.1875, aveva scelto come suo programma sacerdotale il motto di San Francesco di Sales: “da mihi animas, cetera tolle”.

Fu l’uomo della modestia, dello zelo, della carità. Fu il vero pastore che dà la vita per il suo gregge. Rimase commosso dal grido di papa Leone XIII che, sul finire dell’800, invitava il clero ad “uscire di sacrestia”. Consacrò la sua vita ad ogni forma di apostolato, in tutti i campi: dalla banca rurale alla cooperativa, dalla tipografia al giornale, all’asilo, all’ospizio. Istituì il centro dell’apostolato della preghiera in diocesi.

Morì il 13.2.1925 in fama di santità. La sua causa di beatificazione, dal 1972, dopo la fase diocesana, è allo studio a Roma.[3]

 

Un incontro inevitabile

Da questi rapidi tratti, comprendiamo come fosse inevitabile che, dal momento che Don Orione gravitava in Sanremo, dove prosperava il Convitto San Romolo, i due entrassero in contatto e congiungessero qualche santo proposito.

Il venerabile Don Carlo Sterpi, allora direttore a Sanremo, ricorda come Don Lombardi di Bussana fosse di casa al Convitto, perché egli veniva a tenere riunioni di sacerdoti, di associazioni di adorazione eucaristica e di devozione al Sacro Cuore. E dà notizia che “fu Don Orione a suggerire l’orfanotrofio, ‘il tempio della carità – diceva Don Orione – vicino al tempio della Fede’”.[4]

Nel giugno del 1902, Don Orione riceve una lettera da Don Francesco Lombardi. Il santo sacerdote gli mette a disposizione il santuario del S.Cuore con uno degli edifici annessi per farne un'opera di bene. Il Fondatore tortonese era ancora sotto la viva impressione dell'udienza di Leone XIII che lo aveva incoraggiato a lavorare per l’unità delle Chiese e accarezzò l'idea di fondare lì, vicino a Sanremo, una istituzione in favore dell'Oriente cristiano.[5]

Don Orione informò subito uno dei suoi primi sacerdoti, don Alvigini, che stava a Torino: "Vi mando la lettera del parroco di Bussana, così là, presso il S. Cuore, piantiamo la casa di Missione per l'unione delle Chiese d'Oriente".[6]

Non si sa come nacque l’idea. Probabilmente, Don Francesco Lombardi volendo assicurare un futuro alle molteplici istituzioni sociali e caritative intraprese a Bussana, aveva in animo di lasciare tutto a Don Orione e ai suoi religiosi.

 

Un ideale si fa progetto

Da parte di Don Orione, invece, gli scopi erano ben chiari. Egli voleva passare dalle parole ai fatti nell’apostolato ecumenico, congiungendo carità e passione per l’unità della Chiesa. Commenta questo progetto in una lettera indirizzata probabilmente ancora a Don Alvigini: "Finora per quelle Chiese non si è fatto nulla, e il loro muoversi verso di noi forse è più nella testa di giornali­sti e più apparente che reale. Bisognerà andare ad esse con una grande carità e ben foderati di scienza, ma scienza caritativa, non con l'autorità, che faremo mai niente. Ho pensato di scrivere al Parroco di Bussana, che mi dia la sua chiesa e di piantare là, davanti al mare e ai piedi del s. Cuore, la casa per l'unione delle Chiese. Così quel Santuario avrà un'altra santissima ragione di essere, e le elemosine venute da tante parti del mondo saranno ben utilizzate"[7].

E' un abbozzo di iniziative ecumeniche preciso nell’analisi, nel progetto e nel metodo, riassumibile in quel "con una grande carità e ben foderati di scienza, ma scienza caritativa".

Don Orione fece i suoi passi presso il vescovo di Sanremo, Mons. Ambrogio Daffra, già suo Rettore in seminario a Tortona. In una lettera del successivo ottobre 1902, quasi per giustificare l’iniziativa, gli scrive affermando che i suoi religiosi: "Avranno per fine di sacrificar­si in tutto e per tutto, nel portare nelle braccia di Cristo le Chiese separate, di morire giovani e di vivere e morire tutti d'in piedi col Papa e per il Papa".[8]

Don Orione non si arrende di fronte a difficoltà giuridiche per concludere l’importante progetto di Bussana. Infatti scrive a Don Lombardi: “Credo che ricorrendo a Roma, concedano facilmente che la Parrocchia possa essere unita ad una Casa religiosa, e allora voi, mio buon fratello, spero che sarete assai consolato, quando ve ne andrete a Nostro Signore e vedrete che altri continueranno con quel vostro spirito – che è amore dolcissimo di Gesù e delle anime – l’opera che, nel Nome del Sacro Cuore, avete cominciata e portata tanto avanti”.[9]
Purtroppo, però, di quel progetto di Bussana non si hanno più notizie documentate. Non è dato sapere perché non abbia avuto seguito.

A conclusione della ricostruzione di questa “pagina senza seguito” di storia orionina, giova fare un’osservazione di carattere ecumenico. Don Orione, pur assumendo l’”ecumenismo del ritorno” proprio della Chiesa del suo tempo, già nel 1902, espresse due importanti atteggiamenti nuovi: quello della riparazione (“Quest'opera, dell'unione delle Chiese separate, mi parve sempre opera non solo di carità, ma anche di riparazione da parte nostra”) e quello dell’andare verso le Chiese separate ("Finora per quelle Chiese non si è fatto nulla.... Bisognerà andare ad esse...”).

 L’opera di Bussana non ebbe seguito, ma non le idee che l’avevano ispirata.

Don Flavio Peloso



[1] NOVELLA VINCENZO, Il parroco del terremoto. Don Francesco Lombardi, Sanremo-Bussana, 1953.

[2] Ne abbiamo notizia anche da una memoria di Rota in D.O. III, 218.

[3] Per una conoscenza più approfondita del Servo di Dio, oltre al già citato Il parroco del terremoto, si veda: PERCIVALE FRANCO, Don Lombardi. La sua vita e il suo messaggio. Storia e guida del Santuario di Bussana, a cura della Postulazione, Sanremo-Bussana, 1981.

[4] D.O. II, 547.

[5] PELOSO FLAVIO, Don Orione, un vero spirito ecumenico, Ed.Dehoniane, Roma, 1997. In particolare, si veda il capitolo A Bussana, un progetto di collaborazione ecumenica, p.47-49.

[6]  D.O.  III, 276.

 [7] Si tratta di una minuta senza data e destinatario, in Scritti 57, 169; cfr. D.O., II, 548.

 [8]  SDO I, 55;  D.O.  III, 392.

[9] Scritti 62, 1049.

 

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