Non con il collo torto, né con la faccia da venerdì santo si attira ad amare il Signore e alle pratiche della religione la gioventù.
Domenica, 20 Settembre 2020
25 Gennaio 2016
Con Don Orione, entriamo e usciamo per la porta della misericordia.
Riflessione sul Giubileo della Misericordia. Roma, 24.1.2016.

CON DON ORIONE,

ENTRIAMO E USCIAMO PER LA PORTA DELLA MISERICORDIA

 

L’11 aprile 2015, durante i Vespri della “Domenica in albis”, o della Misericordia, in San Pietro, Papa Francesco ha reso pubblica la Bolla di indizione del Giubileo straordinario del 2016 "Misericordiae vultus". Simbolicamente, l’ha consegnata ai rappresentanti delle Chiese dei cinque continenti.  

Il documento traccia le linee e le indicazioni per l’Anno Santo che inizia l’ 8 dicembre 2015, 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, e termina il 20 novembre 2016 (festa della Madre della Divina Provvidenza).
Il titolo della Bolla è
«Misericordiae vultus» e indica il senso e il motivo dell’Anno Santo: contemplare e imitare il Volto misericordioso di Dio e su di lui «tenere fisso lo sguardo».

La Porta Santa è la “Porta della Misericordia”:
da attraversare per entrare e incontrare il Dio misericordioso, assumendo l’impegno di una vera conversione alla misericordia così come ci è insegnata nella persona di Gesù Cristo, che è il “volto della misericordia”;
da attraversare per uscire riconoscenti e ricchi di misericordia da vivere con i fratelli. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8): misericordes sicut pater, “siate misericordiosi come il Padre” (Luca 6,36).

Nell’omelia della Messa di apertura del Giubileo, Francesco ha detto: “Sarà un Anno in cui crescere nella convinzione della misericordia.

Infatti, “L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole”.
Perciò “dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre”.
Ne consegue che “Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia”.

Il tema dell’Anno Santo è «Siate misericordiosi come il Padre» (cfr Luca 6,36).

Nel documento «Misericordiae vultus» (11 aprile 2015), Papa Francesco ha indicato che l’Anno Santo della misericordia è da vivere "con sentimenti di gratitudine per quanto la Chiesa ha ricevuto e di responsabilità per il compito che ci attende, attraverseremo la Porta Santa con piena fiducia di essere accompagnati dalla forza del Signore Risorto che continua a sostenere il nostro pellegrinaggio. La Chiesa sa che il suo primo compito, soprattutto in un momento come il nostro, colmo di grandi speranze e di forti contraddizioni, è quello di introdurre tutti nel grande mistero della misericordia di Dio, contemplando il volto di Cristo. Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell'Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni uomo compie nella sua esistenza... pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata".

Nell’omelia di inizio del Giubileo, Papa Francesco ha evidenziato la continuità, facendone quasi una identificazione, dell’apertura della Porta Santa della chiesa di San Pietro con l’apertura della Chiesa al mondo contemporaneo avvenuta a partire dal Concilio Vaticano II.

Intenzionalmente, l’apertura dell’Anno Santo corrisponde con il giorno conclusivo del Concilio: 8 dicembre 1965-2015. “Oggi, varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo”.
Il verbo “spalancare” fu caro anche a Papa Giovanni Paolo II.
Ora Papa Francesco con questo verbo ricorda che “il Concilio è stato un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario”.

Su questa strada dell’uscire, del dialogo e dell’incontro occorre continuare decisamente. I due Papi del Concilio furono campioni di misericordia, Papa Giovanni XXIII, e di dialogo, Paolo VI, come ha osservato Francesco.

Con il Giubileo, il Papa chiede di riprendere con entusiasmo il cammino missionario, di essere Chiesa in uscita, mediante il vangelo e il ministero della misericordia, promuovendo la cultura dell’incontro.

Se Giovanni Paolo II ha detto di “non avere paura di spalancare le porte a Cristo”, Papa Francesco chiede di non avere paura di spalancare le porte e di uscire e di camminare sulle strade del mondo, con “lo spirito emerso dal Vaticano II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione del Concilio. Attraversare oggi la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano".
La Porta Santa della Misericordia non è solo per entrare nella grazia di Dio, ma anche – e oggi innanzitutto – è per uscire e testimoniare la misericordia di Dio.

Come Orionini, vibriamo di amore alla Chiesa e siamo chiamati a viverne il cammino attuale, come indicato da Papa Francesco che tiene in mano, ispirato e sicuro, il “pastorale” di Pietro.
Stiamo ben dentro e attivi nel pellegrinaggio della Chiesa in cammino: “Essa sola è sicura di battere le vie della Provvidenza e solamente seguendo Lei possiamo essere tranquilli che sebbene queste vie possano sembrarci oscure sono sempre rette” (Don Orione).

Ci è chiesto un pellegrinaggio per entrare nella casa e nel cuore di Dio, sempre largo e accogliente, e, arrricchiti di misericordia, un continuo movimento per uscire all’incontro dei fratelli. “Fuori di sacrestia! – esortava Don Orione - Non perdere d’occhio mai né la chiesa, né la sacrestia, anzi il cuore deve essere là, la vita là dove è l’ostia; ma, con le debite cautele, bisogna che vi buttiate ad un lavoro che non sia più solo il lavoro che fate in chiesa”.

Chi entra per la porta della misericordia entra nel cuore di Dio, nei suoi sentimenti, nella sua passione per la salvezza dei suoi figlioli, nostri fratelli. “Sentiamo, o fratelli, il grido angoscioso di tanti altri nostri fratelli, che soffrano e anelano a Cristo; andiamo loro in contro da buoni Samaritani, serviamo la verità, la Chiesa, la Patria, nella carità. Fare del bene a tutti, fare del bene sempre, del male a nessuno”.

Quali cambi di mentalità e di atteggiamenti chiede l’entrare e l’uscire per la porta della Misericordia?
Quali scelte pratiche per vivere la vita bella della misericordia?

 

Don Flavio Peloso

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