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Martedì, 4 Agosto 2020
26 Gennaio 2015
L'ECUMENISMO DELLA CARITA'
Lettera in occasione della conclusione della Settimana di preghiere per l'unità dei cristiani.

25 gennaio 2015

Carissimi Confratelli

Deo gratias!
Oggi si chiude la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
In questa settimana, la nostra Congregazione ha tenuto un significativo incontro ecumenico, qui in curia a Roma, il 20-21 gennaio, sul tema La cultura dell’ incontro a 50 anni dal Concilio. Un altro evento di particolare impegno e valore è il cammino ecumenico di diverse confessioni religiose che si sta facendo da 15 anni presso la nostra Parrocchia di Lindleya a Varsavia.

Nell’articolo 8 delle attuali Costituzioni dei Figli della Divina Provvidenza troviamo scritto: “E' proprio del nostro Istituto l'impegno di pregare, lavorare e sacrificarsi per ripristinare, nella Chiesa, l'unità spezzata e favorire con ogni mezzo quello slancio ecumenico che lo Spirito ha suscitato nella sua Chiesa”.

Sappiamo che il tema dell’ “unione delle Chiese separate” è una sorpresa storica nella vita di Don Orione e della nostra Congregazione. Ai tempi di Don Orione, non esisteva né la parola e né esistevano – salvo alcuni segni pionieristici - iniziative ecumeniche. Eppure, Don Orione, oltre ad avere la “coscienza della divisione” tra i cristiani, sperimentò il “desiderio attivo” per l’unità dei cristiani nella Chiesa.
Tale desiderio attivo di unità appare in tutti i documenti di prima formulazione carismatica, dal 1898 fino alle prime Costituzioni manoscritte del 1904.

Don Orione attuò questa intenzione con varie iniziative concrete. Scrisse egli stesso, nel 1902-1903, il testo della preghiera della visita breve al Santissimo di metà giornata con intonazione ecumenica 1902-1903, per prolungare quella "stabilita da Gesù Cristo medesimo per l'unione delle chiese separate” (alludeva a Gv 17). In essa, ricorreva la esplicita intenzione “pel Nostro Santo Padre il Papa e l'unione delle Chiese separate”.

Lo “slancio ecumenico” di Don Orione nacque all’interno del suo carisma stesso, come una espressione dell'"Instaurare omnia in Christo". Leone XIII, durante una memorabile udienza del 1902,  non suggerì ma confermò questo impegno che Don Orione aveva già messo nel suo abbozzo di Costituzioni.
“Quest'opera, dell'unione delle Chiese separate – scrisse Don Orione -  mi parve sempre opera non solo di carità, ma anche di riparazione da parte nostra".

Giovanni Paolo II, nell’omelia di beatificazione del 26.10.1980, riconobbe in Don Orione “un vero spirito ecumenico”.

Don Orione riteneva i Piccolo Cottolengo come la sua speciale opera "ecumenica": un ecumenismo delle miserie accolte e della carità donata a tutti. "Il Piccolo Cottolengo terrà la porta sempre aperta a qualunque specie di miseria morale o materiale... di qualunque nazionalità siano, di qualunque religione siano, anche se fossero senza religione: Dio è Padre di tutti!". Il Piccolo Cottolengo è un laboratorio di unità.

L’ecumenismo della carità è forse il contributo istituzionale più specifico e originale che il Fondatore e la Piccola Opera hanno saputo attuare per realizzare quella finalità ecumenica del carisma.
La qualità ecumenica del Piccolo Cottolengo, e di tutte le nostre opere di carità, va oggi attualizzata secondo le nuove condizioni e possibilità. Non si tratta solo di fare accoglienza a persone di “qualunque credo o anche senza religione”; occorre entrare in relazione con loro, con le loro famiglie, con le comunità della loro appartenenza religiosa. Per quanto possibile, il più possibile.

L’ecumenismo della carità: teniamo cara e percorriamo questa nostra via direttissima ecumenica, che nulla toglie ad altre vie che riguardano il dialogo dottrinale, le relazioni interconfessionali e interreligiose, la preghiera. L’ecumenismo della carità – mi pare – è il nostro proprium ecumenico.
Non so chi abbia cominciato ad usare per primo in Congregazione l’espressione “ecumenismo della carità” che troviamo anche nella nostra Norma 4. Ricordo che io l’usavo agli inizi degli anni ’80, quando iniziai a frequentare, con il nostro Don Sorani, gli incontri ecumenici del Segretariato Attività Ecumeniche e ne scrissi anche sul Don Orione del dicembre 1982. Proprio in questi giorni, riprendendo in mano il libro Elogio della carità (1968) di Don Sparpaglione, ho trovato che un capitolo è intitolato “Ecumenismo della carità”.

Anche noi oggi, con Don Orione, continuiamo a sognare i tempi "che vedranno l'Occidente e l'Oriente unirsi per formare i bei giorni della Chiesa!", resi possibili dal dinamismo della carità: "Nulla resisterà alla carità di Gesù Cristo e del suo Vicario: alla carità dei Vescovi e dei Sacerdoti, che tutto daranno, e gli averi e la vita stessa, per farsi olocausti divini dell'amore di Dio tra gli uomini! E sarà una carità illuminata, che nulla rigetterà di ciò che è scienza, di ciò che è progresso, di ciò che è grande e che segnò la elevazione delle umane generazioni" (Lettere, I, p. 31).

Il Papa ha detto ieri ai partecipanti a un incontro ecumenico di religiosi di varie confessioni che “La vita religiosa ha senza dubbio una vocazione particolare nella promozione di questa unità. Non è d’altronde un caso che numerosi pionieri dell’ecumenismo siano stati uomini e donne consacrati. Tuttora, varie comunità religiose si dedicano intensamente a tale obiettivo e sono luoghi privilegiati di incontro tra cristiani di diverse tradizioni. La vita religiosa ci mostra precisamente che questa unità non è frutto dei nostri sforzi: l’unità è un dono dello Spirito Santo, il Quale realizza l’unità nella diversità”.

Dio benedica quanti cooperano all’ecumenismo mediante la propria l’unità con Dio (santità), l’unità con i confratelli (comunità), l’unità dei cristiani (Chiesa) e l’unità dell'umanità in Cristo (Instaurare omnia in Christo) mediante la carità.

                In Cristo,

                                                               Don Flavio Peloso

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