Non con il collo torto, né con la faccia da venerdì santo si attira ad amare il Signore e alle pratiche della religione la gioventù.
Domenica, 20 Settembre 2020
13 Dicembre 2014
2014 Natale - Riconoscere il Signore presente nel mondo.

Natale 2014

Carissimi Fratelli e Sorelle del
Gruppo di Preghiera per le Vocazioni

 

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò (...): «Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo».” (Lc 1,39-45)

 

Si può dire che praticamente tutto l'Antico Testamento sia la manifestazione di una nostalgia della salvezza da parte del mondo che sentiva e soffriva sempre di più il peso dei propri peccati, cosciente di non poter migliorare le sorti dell’umanità con le proprie forze. Ma Dio non rimase indifferente di fronte a queste sofferenze del suo popolo e promise il Messia.

E l'incontro dell’anziana Elisabetta con la giovane Maria è un'immagine dell'intreccio tra l'Antico e il Nuovo Testamento. San Giovanni Battista che è nel grembo di Elisabetta è il simbolo dell’attesa dell'umanità di oltre 2.000 anni e Gesù che è nel grembo di Maria è l'Atteso dall'umanità. Qui si incontrano l’attesa con l’Atteso, il desiderio con il Desiderato; come dice P. Silvano Fausti nei suoi commenti al Vangelo, qualcuno porta la fame, altri il cibo e c'è l'incontro.

È un incontro di riconoscimento, in primo luogo, tra i bimbi che le due donne portano nel loro grembo, di cui uno rappresenta la promessa e l'altro è il Promesso, in cui si incontrano l’Antico e il Nuovo Testamento, il vecchio Israele con la nuova Chiesa.

Quando Maria decide di andare a visitare Elisabetta, sua cugina, va a questo speciale incontro non per curiosità, ma va guidata dallo Spirito Santo, per vedere il segno di cui le ha parlato l'Angelo. Ed Elisabetta che era sterile e ora è già incinta in sesto mese svela a Maria il significato del segno e dice che “nulla è impossibile a Dio”, e il piccolo Giovanni “ha esultato di gioia nel mio grembo”, perché ha riconosciuto il Bimbo che porta Maria ed esclama: ecco “la madre del mio Signore”, Maria porta nel suo grembo il Signore. Giovanni Battista ed Elisabetta riconoscono il Signore-Messia. Questo riconoscimento da parte di Giovanni e di Elisabetta ci mostrano chi è colui che è portato nel grembo di Maria: è il Messia. L'attesa dell'Antico Testamento finalmente s’incontra con il suo compimento, cioè con l'Atteso.

La visita del Signore avviene sempre da chi lo ascolta. Maria è colei che ascolta la Parola di Dio, l’accoglie e in lei la Parola di Dio si fa presente e diventa carne. Chi dunque ascolta la Parola di Dio e l’accoglie, la concepisce nella sua anima e la rende presente nel mondo. Nella misura in cui ascoltiamo la Parola, diamo spazio allo Spirito di Dio, diamo carne al suo Verbo, e diveniamo arca di alleanza, santuario di Dio, presenza di Dio nel mondo.

Dio cerca l’uomo, perché sa che la sua Parola ha il potere di realizzare e rendere presente ogni realtà; crea il mondo con la sua Parola, dice e tutto esiste. Quando crea e plasma l’uomo, gli dice anche come lo vuole e ha il potere di farlo, perché solo Lui può portarlo a tutta la verità su di lui.

E Dio ha permesso di esprimere la sua Parola eterna nelle povere parole umane. Noi, per arrivare tramite queste parole umane alla Parola di Dio, abbiamo bisogno del suo Spirito che è l’unico che conosce Dio. Quando ci mettiamo ad ascoltare docilmente la Parola di Dio ed entriamo nella sua lettura, non siamo più noi a leggerla, ma è la Parola di Dio che legge la nostra vita. È Dio stesso che ci legge, interpreta la sua Parola dentro di noi e ha il potere di trasformarci, di trasformare ogni persona che legge ed accoglie la sua Parola.

In questo contesto comprendiamo cosa significhi la frase della lettera ai romani: «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10,17). La fede prende la forma dell’incontro con la Persona di Cristo, alla quale si affida la propria vita, dando ascolto alla predicazione della sua Parola. Quando ci apriamo alla Parola di Dio, essa trasforma la nostra vita, aprendoci anche all’ascolto e all’accoglienza di altri uomini.

Le due figure, quella di Elisabetta e di Maria, come pure tutto l’Antico Testamento, ci insegnano ad attendere e a riconoscere il Signore. Il Signore è venuto, ma non è atteso, si è offerto come cibo, ma l’uomo non ne sente la fame e l’incontro non c’è. Io penso che le difficoltà di fede che sta vivendo l’umanità siano dovute soprattutto al fatto che l’uomo di oggi non sa attendere, né riconoscere il Signore presente nella storia da sempre. Il Signore si dona e si comunica, consegnandosi completamente nelle mani dell’uomo e dipendendo da lui; viene nella verità, la mitezza e la giustizia. Nella verità, perché vuole servire, e non con la menzogna per dominare; con la mitezza e non l’orgoglio o l’arroganza; con la giustizia, non l’ingiustizia.

Come dunque riconoscere il Signore oggi? L’anno 2015 è stato voluto da Papa Francesco, come l’Anno della Vita Consacrata. E il Papa, nel suo messaggio di inaugurazione dell’Anno, si è rivolto ai religiosi, affidando proprio loro questo speciale compito, convinto che essi siano in grado di farlo, ha detto: “svegliate il mondo, illuminatelo con la vostra testimonianza profetica e controcorrente!”. A vedere fin dove è arrivata l’indifferenza umana, occorre che tutti collaboriamo in quest’opera di risveglio del mondo, in particolare noi che preghiamo per le vocazioni, perché occorre risvegliare il desiderio, l'attesa e la ricerca di Dio. Senza questo non si desidera, non si trova e non si riconosce il Signore.

La chiamata al sacerdozio richiede di essere consacrati «nella verità». Gesù stesso prega Dio Padre per i suoi discepoli: «Consacrali nella verità. La tua Parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo» (Gv 17,17-18). In questo modo discepoli quando si immergono nella Parola di Dio, vengono in un certo senso inseriti nell’intimo di Dio e trasformati nell’essere di Dio. Con questa preghiera Cristo vuole che i suoi discepoli siano una cosa sola con Lui. «E di fatto esiste un unico sacerdote della Nuova Alleanza, lo stesso Gesù Cristo» (Benedetto XVI, Omelia nella Messa del Crisma (9 aprile 2009): AAS 101 (2009), 356). Preghiamo, fratelli e sorelle, perché il Signore ci mandi vocazioni consapevoli di questa realtà.

Buon Natale a tutti!

Don Silvestro Sowizdrzał FDP

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