Noi dobbiamo mirare agli orfanelli e ai ciechi, ai vecchi cadenti, etc.: opere di carità ci vogliono: esse sono l'apologia migliore della Fede Cattolica.
Lunedì, 27 Giugno 2022
23 Gennaio 2013
Invito alla lettura della Lettera Apostolica “Intima Ecclesiae natura”

BENEDETTO XVI

La diaconìa della carità è costitutiva della missione della Chiesa

 

Roma, 3 dicembre 2012

Carissimi Confratelli, Suore e Laici della Famiglia Orionina

Deo gratias!

Vengo a invitarvi alla lettura della Lettera Apostolica sul servizio della carità nella Chiesa, pubblicata sabato 1° dicembre, ma datata 11 novembre. Ha per titolo le sue parole iniziali in latino: Intima Ecclesiae natura” . Per noi Orionini è un documento di somma importanza ecclesiale e carismatica.

Questa Lettera Apostolica, in forma di Motu proprio, porta alle logiche conseguenze pastorali e istituzionali il fatto che «L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyrìa), celebrazione dei Sacramenti (leiturgìa), servizio della carità (diakonìa). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza» (Deus caritas est, 25).

Con la Lettera apostolica “Intima Ecclesiae natura” , il Papa richiama indicazioni dottrinali (prima parte) e dà disposizioni pratiche (seconda parte, in 14 articoli) affinché il servizio della carità (diakonia) non sia lasciato al solo buon cuore personale o anche collettivo, ma divenga impegno e struttura ecclesiale come lo sono l'annuncio della Parola di Dio e la celebrazione dei Sacramenti.

All’esercizio della diakonia della carità – afferma il Papa - la Chiesa è chiamata anche a livello comunitario, dalle piccole comunità locali alle Chiese particolari, fino alla Chiesa universale; per questo c’è bisogno anche di un’organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato, organizzazione articolata pure mediante espressioni istituzionali”.

 

Si era perso un poco l’equilibrio del trìpode ecclesiale “vangelo, liturgia, diaconìa” nella vita Chiesa. Benedetto XVI aveva già notato nella Deus Caritas est n.32 che «il Codice di Diritto Canonico, nei canoni riguardanti il ministero episcopale, non tratta espressamente della carità come di uno specifico ambito dell'attività episcopale».

Per meglio inserire il servizio della carità nella vita ecclesiale (opus proprium della Chiesa), il Papa nel suo  documento fornisce “un quadro normativo organico che serva meglio ad ordinare, nei loro tratti generali, le diverse forme ecclesiali organizzate del servizio della carità, che è strettamente collegata alla natura diaconale della Chiesa e del ministero episcopale”. Era da tempo che Benedetto XVI ritornava sull'importanza del servizio della carità nella missione Chiesa.

La Lettera apostolica, con i suoi enunciati dottrinali e con le disposizioni pratiche, raggiunge contemporaneamente due obiettivi: 

1) che la diaconìa della carità sia concepita come parte viva e integrante della vita della Chiesa, ad ogni livello, assieme ad annuncio e liturgia; 

2) che la diaconia della carità sia bene caratterizzata e distinta da altre forme di solidarietà che, pur ammirevoli, non sono espressioni della carità della Chiesa e che, qualche volta, anzi sono in contrasto con sue importanti verità dottrinali e morali.

Nel mio intervento nella Plenaria del Pontificio Consiglio “Cor Unum” del 2009,  dissi: “Oggi, assistiamo a un secolarismo della carità, ridotta a solidarietà filantropica, che è da temere non meno del secolarismo della fede, ridotta a ideologia di valori. In entrambi i movimenti secolaristici a venir meno è la relazione con Dio, con Deus qui caritas est. Le nostre opere cattoliche devono essere segno della carità di Dio e della Chiesa (DCE n.29,3 e 33) essendoci un “felice legame tra evangelizzazione e opere di carità” (DCE n.30b)”.

Ebbene, il Motu Proprio Intima Ecclesiae natura, citando Deus Caritas est n.34, afferma esplicitamente che «l’azione pratica resta insufficiente se in essa non si rende percepibile l’amore per l’uomo, un amore che si nutre dell’incontro con Cristo». Pertanto, nell’attività caritativa, le tante organizzazioni cattoliche non devono limitarsi ad una mera raccolta o distribuzione di fondi, ma devono sempre avere una speciale attenzione per la persona che è nel bisogno e svolgere, altresì, una preziosa funzione pedagogica nella comunità cristiana, favorendo l’educazione alla condivisione, al rispetto e all’amore secondo la logica del Vangelo di Cristo. L’attività caritativa della Chiesa, infatti, a tutti i livelli, deve evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante”.

Per queste ragioni il documento è molto importante per la vita della Chiesa nel contesto attuale, perché viene a dare e ad esigere consistenza teologica ed ecclesiale al servizio della carità.

A noi religiosi e orionini, che abbiamo per fine carismatico l’Instaurare omnia in Christo et in Ecclesia mediante le opere della carità verso i piccoli, i poveri, il popolo umile, questo documento ricorda che non siamo in una nicchia laterale della Chiesa ma siamo nella sua architettura organica. Questo richiede forte identità carismatica - come ci ha ricordato Benedetto XVI durante la sua visita alla Madonnina di Monte Mario (24.6.2010) - e nuova collaborazione con i Vescovi e con le strutture parrocchiali per vivificare ed essere vivificati nel servizio della carità.

Nel cammino del sessennio 2010-2016, posto sotto la prospettiva del “Solo la carità salverà il mondo”, questo documento ci illumina e conforta. “Noi dobbiamo dunque chiedere a Dio non una scintilla di carità, ma una fornace di carità da infiammare noi e da rinnovellare il freddo e gelido mondo, con l’aiuto e per la grazia che ci darà il Signore. Avremo un grande rinnovamento cattolico, se avremo una grande carità. Solo la Carità potrà ancora condurre a Dio i cuori e le popolazioni, e salvarle” (Don Orione).

Con cordiale saluto e preghiera,

Don Flavio Peloso

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