Dobbiamo volere che anche il lavoro e la scienza si facciano virtù, che la vita nostra si immoli e si faccia sacrificio.
Venerdì, 21 Settembre 2018
21 Settembre 2011
DON ORIONE FOR MARSABIT - informazione situazione a Marsabit

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INFORMAZIONE

sulla situazione nella diocesi di Marsabit

 

Informazione di P. Malcolm Dyer, Delegato, P. Paul Mboche Mwangi e Ch. Ian Kiprotich Katah che hanno incontrato S. E. Mons. Peter Kihara, vescovo di Marsabit, e i laici addetti all’ufficio di sviluppo diocesano e alla commissione giustizia e pace della diocesi, nei giorni 5 e 6 settembre 2011.

 

La Diocesi Marsabit prende il suo nome della città principale del nord di Kenya. La città si trova a circa 240 km al nord di Isiolo e a 300 da città di Meru, ove c’è una comunità delle Suore Orionine. Il nome derive da un uomo chiamato Marsa e “bit” voleva dire “casa” o “tenda” di quella persona nella lingua di Etiopia. Si può dire che tutta la zona di Kenya al nord di Isiolo faceva più parte dell’Etiopia culturalmente mentre il governo britannico fece il confine con l’Etiopia molto più al nord, dove ci sono adesso le città di Moyale (250 km nord da Marsabit), Mandera (nord-est 300 km) e Ileret (400 km nord-ovest da Marsabit). Non c’e’ nessuna strada asfaltata in tutta la diocesi e spesso sono piene di pietre che riducono molto la velocità del viaggio.

La città di Marsabit è situata su un monte con vari punti più alti. La popolazione è di circa 15.000 abitanti. Su un punto elevato, il vescovo precedente, Mons. Ambrogio Ravasi, ha costruito un santuario dedicato alla Madonna della Consolata, con aule per discorsi e riunioni e alloggio per circa 50 persone.

In città ci sono principalmente tre tribù: Gabra, Borana e Rendille. Queste tribù sono sparse sopratutto nella diocesi fuori della città; al nord, ci sono altre tribù che abitano sia in Etiopia sia in Kenya. Le tribù sono unicamente di pastori e quindi il bestiame è di somma importanza per loro. Ci sono frequenti “ruberie e assalti” nel territorio delle tribù rivali per prendere mucche, cammelli e capri. Gli uomini portano spesso fucili e ammazzano. Gli animali sono la risorsa degli uomini, delle famiglie e dei clan. Perdere gli animali è equivalente a perdere onore, dignità, sussistenza e potenza sociale. In questo momento, molti animali stanno morendo. Gli animali sono la principale sorgente di alimento con latte, sangue e carne. Molti bevono latte misto con sangue preso dall’arteria giugulare dell’animale.

A Marsabit, se non piove non c’è acqua. Non c’è stata pioggia praticamente da né a Marsabit Town né nelle zone rurali vastissime . Non c’è stato raccolto di grano turco o fagioli da 4 anni. I prezzi di cereali e di gasolio si sono altissimi. I pozzi non funzionano sulla montagna. Ci sono pozzi a distanze di 30, 40 o 50 km fuori Marsabit, nelle zone di pianura, ma anche sono quasi esauriti. L’acqua di Marsabit è portata da camions da questi pozzi (boreholes).

Le donne hanno il compito di cercare acqua per le loro famiglie e spesso nelle zone rurali devono camminare a piedi 20 o più kilometri per un bidone di acqua di 20 litri. I pozzi sono affollati, bisogna aspettare, le donne soffrono molto per questo lavoro duro che riduce la loro salute precaria. Devono pagare 80 shellini per bidone mentre il prezzo normale era di 2 shellini.

In questo momento c’e’ carestia, la peggiore negli ultimi 60 anni, e comporta morte di animali e morte di persone. I più vulnerabili sono i bambini sotto 3 anni, le donne incinte e lattanti, i vecchi e malati. Ma cresce la spirale discendente di povertà diffusa.

In questa zona del Kenya è la chiesa che funge da governo nel senso di provvedere allo spirito e al corpo umano, con chiese, scuole e ospedali. La Chiesa Cattolica provveda al 60% dei servizi sanitari. Il governo non riesce molto a raggiungere la vita del popolo. Ci sono 12 parrocchie o missioni cattoliche in tutto il territorio di 84.189 km quadrati. Fra le dodici parrocchie ci sono 10 piccoli dispensari medici. Il numero di scuole non è chiaro ma alla città di Marsabit si vedono dappertutto. La popolazione totale della diocesi è calcolata in circa 400.000 persone delle quali circa 25.000 sono cristiani cattolici.

Facilmente i ragazzi non vanno e non perseverano a scuola a causa di mancanza di soldi e anche a causa dello stile di vita pastorale familiare. Una chiave di soluzione della situazione attuale sarebbe dare borse di studio ai giovani allievi, non con soldi, ma con cibo portato direttamente alle scuole. Così le famiglie saranno esonerate dalle rette e la loro povertà ridotta e gli allievi andranno a scuola, nutriti beni.

Stanno arrivando in grande numero profughi dall’Etiopia e dalla Somalia nel territorio della diocesi di Marsabit.

A Marsabit città ci sono molti Musulmani e non molti cristiani. C’è però anche la chiesa anglicana che ha rapporti molto buoni con la chiesa cattolica. I cristiani cattolici stanno maggiormente fuori città. La città è divisa in zone secondo le tribù principali di Gabra, Borana e Rendille. Ci sono altre organizzazioni che stanno lavorando per alleviare gli effetti disastrosi della carestia.

Se poi noi possiamo dare cibo e nutrimento alle donne incinte e ai bambini di meno di 3 anni e anche a quelli che non vanno a scuola materna e anche ai malati e anziani, tramite dispensari e ospedali, assicureremo che il loro cibo non sarà preso da altri familiari perché nella loro cultura qualsiasi cibo dato a una persona è distribuito a tutti i membri della famiglia secondo una loro gerarchia.

Per superare questa crisi servono anche interventi di donazioni di bestiame alle famiglie e programmi di medicina preventiva, quali vaccinazioni e cibi molto nutrienti di alto valore nutritivo. Questi servizi dovranno raggiungere le zone rurale mediante gli 8 dispensari e 2 piccoli ospedali.

Tristemente, sono pochi gli aiuti che vengo in questa zona dallo Stato e da cittadini kenioti situati in zone meno toccate dalla carestia

 

Fr Malcolm Dyer FDP, Delegato

Langata, 10 settembre 2012

 

 

 

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INFORMATION

on the situation in the diocese of Marsabit

 

The diocese of Marsabit takes its name from the principal town in the north of Kenya. The town is about 240km to the north of Isiolo, and 300km north of Meru town where there is a community of Don Orione Sisters. The name of Marsabit come from a man called Marsa and “bit” meant “house” or “tent” of that person in the Ethiopian language. One can say that all the area to the north of Isiolo was culturally part of Ethiopia yet the British Government made the border with Ethiopia much farther north, where are the towns Moyale (250km north of Marsabit), Mandera (300km to the north-east) and Ileret (400km to the north-west). There is no tarmac road in the whole diocese and often the roads are full of rocks which reduces the speed of journeys very much.

The town of Marsabit is situated on a mountain with various peaks. The population is about 15,000. On one peak a shrine in honour of Our Lady of Consolata has been built by the former bishop of Marsabit, the Right Reverend Ambrose Ravasi. It has halls for talks and can accommodate perhaps 50 people for retreats.

In the town there are three main tribes: Gabra, Borana and Rendille. These tribes are spread above all in the diocese outside of the town, except that in the north, there are other tribes which live on both sides of the Kenya-Ethiopia border. The tribes are pastoralists and so their animals are of the greatest importance to them. There are frequent raids into the territory of rival tribes to rustle cows, camels and goats. The men often carry rifles and kill. The animals are power for the men, their families and the clan. To lose animals is equivalent to losing honour, dignity and social power. In this moment, many animals are dying. They are also the source of sustenance, in terms of milk, blood and meat. Many drink milk mixed with blood from the jugular artery of the animal.

On mount Marsabit, if there is no rain there is no water. There has not been rain, except for a few drops, for about three years, either in Marsabit Town or in the vast rural areas. There has been no harvest of maize or beans, for those who do agriculture for four years. The prices of cereals and diesel have risen greatly. Wells do no work on the mountain. There are wells at a distance of 30-40-50 km from Marsabit Town in the plains and even these are beginning to dry up. Water is brought to Marsabit Town by trucks from these well or boreholes.

Women, in particular, have the duty of looking for water for their families and often in the rural areas they have to walk on foot for 20 km for a 20 litre jerry-can of water. The wells are very crowded and women suffer very much for this hard work which reduces their precarious health. They have to pay 80 shillings for a jerry-can when the normal price is 2 shillings.

This time of famine, the worst for 60 years, brings with it death of animals and of persons. The most vulnerable are children under 3 years, pregnant and breast-feeding mothers, the old and the sick. There is a growing downward spiral of increasing poverty in general.

In this area of Kenya it is the Church which does the work of the government in the sense of providing for the spirit and the body, with churches, schools and hospitals. The Catholic Church provides 60% of health services. The Government does not touch the life of the people very much. There are 12 parishes or Catholic missions in the whole territory of 84,189 square km. Within these 12 parishes there are 10 dispensaries or hospitals. The number of schools is not clear but in Marsabit Town they can be seen everywhere. The total population of the diocese is about 400,000 people of which about 25,000 are Catholic Christians.

It easily happens that children do not persevere at school because of the lack of money and also because of their nomadic pastoral family life. A key to the solution of the present situation would be to give scholarships to the young students, non in money, but in food brought directly to the schools. In this way, families would be relieved of paying school fees and their poverty would be reduced and the students would remain at school and be well fed.

Great numbers of refugees are arriving from Ethiopia and Somalia in the territory of the diocese of Marsabit.

In Marsabit Town there are many Muslims and not many Christians. There is also the Anglican Church which has very good relations with the Catholic Church. Catholic Christians are mostly living outside of the town. The town is divided into zones according to the principal tribes of Gabra, Borana and Rendille. There are other organisations which are working to alleviate the effects of the disastrous famine.

So if we can give food and nutrition to pregnant mothers and to children under the age of 3 and also to those who do not attend nursery schools as well as to the sick and elderly, through dispensaries and hospitals, we shall avoid their food being taken and given to other members of the family because in their culture any food given a person is distributed to all the members of the hierarchical family.

In order overcome this crisis in the long term, interventions by donations of animals to families and programmes of preventive medicine such as vaccinations and promoting welfare by very nutritious food would be very helpful. These services must reach the rural areas through the 8 dispensaries and 2 small hospitals.

Sadly, help from fellow Kenyan citizens in areas less affected by the famine is scarce.

 

Fr Malcolm Dyer FDP

Delegate

 

 

 

 

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INFORMACION

de la situación en la diócesis de Marsabit

Información del P. Malcolm Dyer, Delegado, P. Paul Mboche Mwangi y Cl. Ian Kiprotich Katah que se encontraron con S.E. Mons Peter Kihara, obispo en Marsabit, y los laicos responsables de la oficina de desarrollo diocesano y la comisión de justicia y paz de la diócesis, durante los días 5 y 6 de septiembre de 2011.

 La diócesis de Marsabit toma su nombre de la ciudad principal del norte de Kenia. La ciudad se encuentra a cerca de 240 km al norte de Isiolo y a 300 km de la ciudad de Meru, donde hay una comunidad de las hermanas orionitas. El nombre deriva de un hombre llamado Marsa, y “bit” significaba “casa” o “carpa” de aquella persona en la lengua de Etiopía. Se puede decir que toda la zona de Kenia al norte de Isiolo formaba parte culturalmente de Etiopía mientras el gobierno británico trasladó la frontera con Etiopía  mucho más al norte, donde están ahora las ciudades de Moyale (250 km al norte de Marsabit), Mandera (300 km al noreste) y Ileret (400 km al noroeste de Marsabit). No existe ningún camino asfaltado en toda la diócesis y comúnmente están lleno de piedras que reducen mucho la velocidad del viaje.

La ciudad de Marsabit está situada sobre un monte con varios puntos más altos. La población es de aproximadamente 15.000 habitantes. En un punto elevado, el obispo anterior, Mons. Ambrogio Ravasi, construyó un santuario dedicado a la Virgen de la Consolata, con salones para reuniones y alojamiento, con capacidad para alrededor de 50 personas.

En la ciudad existen principalmente tres tribus: Gabra, Borana y Rendille. Estas tribus están esparcidas especialmente en la diócesis fuera de la ciudad.; al norte, existen tribus que habitan tanto en Etiopía como en Kenia. Las tribus son únicamente de pastores y por lo tanto los animales constituyen una necesidad muy importante para ellos. Hay frecuentes “robos y asaltos” en el territorio de las tribus rivales para obtener vacas, camellos y cabras. Los hombres habitualmente llevan consigo armas de fuego y llegan a cometer asesinatos. Los animales son el recurso más importante de los hombres, de las familias y de los clanes. Perder los animales equivale a perder el honor, la dignidad, la subsistencia y poder social. En este momento, muchos animales están muriendo. Los animales son la principal fuente de alimentación que provee leche, sangre y carne. Muchos beben leche mezclada con sangre que obtienen de la arteria yugular de los animales.

En Marsabit, si no llueve, no hay agua. Hace tiempo que no llueve en Marsabit y en las grandes zonas rurales adjuntas.  No hay cosecha de maíz y porotos desde hace casi 4 años. Los precios de los cereales y del gasoil son altísimos. Los pozos no funcionan en la montaña. Existen pozos de agua sólo a una distancia de 30, 40 o 50 km fuera de Marsabit, en las zonas llanas, pero también están casi agotados. El agua es llevada a Marsabit por camiones desde aquellos pozos (boreholes).

Las mujeres tienen la función de buscar agua para sus familias y a menudo en las zonas rurales deben caminar a pie 20 o más km para conseguir un bidón de 20 litros de agua. Hay mucha gente que va a buscar agua a los pozos y hay que esperar mucho; las mujeres sufren mucho por este trabajo duro, lo cual reduce mucho su precaria salud. Deben pagar 80 shellines por bidón mientras el precio normal era de 2 shellines.

En este momento existe la peor escasez de los últimos 60 años, lo que significa muchas muertes de animales y personas. Los más vulnerables son los niños menores de 3 años, las mujeres embarazadas, los ancianos y enfermos. Pero esta espiral de pobreza crece notablemente.

En esta zona de Kenia es la Iglesia la que hace las veces del gobierno en el sentido de proveer al espíritu y al cuerpo humano, a través de las parroquias, escuelas y hospitales. La Iglesia Católica provee el 60 % de los servicios sanitarios. El gobierno no logra mucho llegar a la vida concreta del pueblo. Existen 12 parroquias o misiones católicas en todo el territorio de 84.189 km2. Entre las 12 parroquias hay 10 pequeños dispensarios médicos. El número de escuelas no es muy claro, pero en la ciudad de Marsabit se ven varias. La población total de la diócesis se calcula que llega a  400.000 personas de las cuales cerca de 25.000 son cristianos católicos.

Fácilmente los niños no van o no perseveran en la escuela a casua de la falta de dinero y también por el estilo pastoril de la vida familiar. Una clave de solución a la situación actual sería dar becas de estudio a los alumnos, no con dinero, sino con alimento llevado directamente a las escuelas. Así las familias estarían exentas de pagar la cuota escolar y su pobreza se reduciría, y los chicos irían a la escuela, bien alimentados.

Está llegando un gran número de prófugos desde Etiopía y Somalía en el territorio de la diócesis de Marsabit.

En la ciudad de Marsabit hay muchos musulmanes y pocos cristianos. Hay también una iglesia anglicana que tiene muy buena relación con la iglesia católica. Los cristianos católicos están fundamentalmente fuera de la ciudad. La ciudad está dividida en zonas según las tribus principales de Gabra, Borana y Rendille. Existen otras organizaciones que están trabajando para disminuir los efectos desastrozos de la carestía.

Si nosotros podemos dar alimento a las mujeres embarazadas, a los niños menores de 3 años y también a aquellos que no van a la escuela materna, a los enfermos y ancianos, a través de los dispensarios y hospitales, aseguraremos que su alimento no será tomado por otros familiares, porque en su cultura, cualquier alimento dado a una persona, es distribuido a todos los miembros de la familia según su jerarquía.

Para superar esta crisis se necesitan donaciones de animales a las familias y programas de medicina preventiva, como vacunaciones y alimentos de alto valor nutritivo. Estos servicios deberían llegar a las zonas rurales mediante los 8 dispensarios y los dos pequeños hospitales.

Tristemente, son pocas las ayudas que vienen en esta zona de parte del Estado y de los ciudadanos kenianos que viven en zonas menos afectadas por la escasez.

 P. Malcolm Dyer fdp., Delegado

Langata, 10 de septiembre de 2011

 

 

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