Sono nelle mani di Dio, non potrei essere in mani più sicure.
Venerdì, 24 Gennaio 2020
19 Settembre 2002
Criteri e norme per la riammissione dei religiosi

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CRITERI E NORME

PER LA RIAMMISSIONE DI RELIGIOSI

CHE HANNO LASCIATO LA CONGREGAZIONE

 

Pubblicato in ATTI E COMUNICAZIONI, 2002, n.209, p.270-273

 

 

            Il Canone 690 §1 stabilisce che “Chi al termine del noviziato, oppure dopo la professione, è uscito legittimamente dall'Istituto può esservi riammesso dal Moderatore supremo col consenso del suo consiglio, senza l'onere di ripetere il noviziato; spetterà tuttavia al Moderatore stesso stabilire un conveniente periodo di prova prima della professione temporanea e la durata dei voti temporanei prima della professione perpetua, a norma dei cann. 655 e 657”.

 

            Sulla base del canone 690 §1, la nostra Norma 91 stabilisce che “Chi ha lasciato legittimamente la Congregazione al termine del noviziato o allo scadere dei voti o con dispensa dai medesimi, e chieda di esservi riammesso, dal Direttore generale, col consenso del suo Consiglio, può essere riammesso, senza che venga obbligato a rifare il noviziato. Il Direttore generale tuttavia gli imporrà un periodo di prova specificandone le modalità”.

 

 

          Per uscita legittima dalla Congregazione s'intende chi è uscito volontariamente terminato il noviziato (can. 690 §1) o allo scadere della professione temporanea (can. 688 §1); chi durante la professione temporanea ha ottenuto la dispensa dai voti dal Direttore Generale (can. 688 §2).

                   Con l’uscita legittima dalla Congregazione vengono interrotti i vincoli dei voti religiosi e l’appartenenza alla Congregazione; pertanto chi chiede di essere riammesso deve iniziare di nuovo il cammino religioso, secondo le modalità stabilite.

                   La riammissione secondo il can. 690 §1 si ha quando uno, che è uscito legittimamente dalla Congregazione al termine del noviziato oppure dopo la professione, viene riammesso dal Superiore generale con il consenso del suo Consiglio. In tale riammissione il Superiore generale può dispensare dall’obbligo di ripetere il Noviziato.

 

 

CRITERI E NORME PER LA RIAMMISSIONE

 

            Il Superiore Generale, dopo avere considerato attentamente il tema, avuto il consenso del Consiglio durante la riunione del 18 settembre 2002, ha stabilito alcuni criteri e norme per la riammissione alla Professione dei voti nella nostra Congregazione di religiosi che l’abbiano lasciata legittimamente.

            I seguenti criteri e norme devono essere tenuti in considerazione da parte di tutti i Superiori provinciali e loro Consigli che condividono con il Superiore generale e suo Consiglio la responsabilità nel valutare e nel decidere tali riammissioni.

 

  1.         Quando un religioso (o anche novizio) abbandona o è dimesso dalla nostra Congregazione, esca veramente e del tutto; non sia ospitato o addetto a lavori in nostre case religiose.

Anche se possono essere utili contatti umani e spirituali, è necessario che segua un periodo di autentico distacco dalla comunità per sperimentare la vita laicale quotidiana. Solo a queste condizioni sarà possibile una autentica eventuale nuova opzione della vita religiosa. Questo orientamento pratico si impone tanto più oggi dal momento che – come si è più volte segnalato da superiori e formatori – i giovani appaiono indecisi, facili a passare da una decisione all’altra, da uno stato all’altro.

 

  2. Quando un professo temporaneo (o anche novizio) lascia la congregazione, normalmente, devono passare almeno tre anni prima di riconsiderare la riammissione e stabilire il periodo di prova previsto.

 

3. In vista della ammissione al periodo di prova in Congregazione, precedente la riammissione ai voti, si richiedono i seguenti documenti:

      1. richiesta di riammissione dell’interessato con le motivazioni che determinarono l’abbandono della vita religiosa e quelle per la riassunzione dei voti e la riammissione in Congregazione;
      2. curriculum di vita, scritto dal richiedente stesso, soprattutto riguardante il tempo trascorso fuori di Congregazione;
      3. relazione del parroco ove ha risieduto e testimonianze di persone che l’abbiano frequentato durante il periodo fuori di Congregazione;
      4. analogamente a quanto richiesto per la prima ammissione, si dovranno presentare i seguenti altri documenti: stato civile, certificato di salute con esplicita esclusione di malattie gravi, dichiarazione di non avere contratto obblighi economici, civili o morali verso altre persone;
      5. relazione del Provinciale circa la riammissione contenente

- informazione sul periodo di juniorato trascorso dal richiedente in congregazione,

-  informazione sul tempo trascorso fuori congregazione,

-  esito della votazione del Consiglio provinciale,

-  il proprio motivato parere.

 

  4. Sulla base di tale documentazione, il Direttore generale ammette il richiedente a un conveniente periodo di prova in comunità prima della riammissione alla professione temporanea.

 

  5. Al termine del periodo di prova, di fronte a nuova richiesta dell’interessato e a relazione favorevole del Superiore provinciale, il Superiore generale, con consenso del suo Consiglio, può riammettere il richiedente alla professione dei voti.

 

  6. Dopo la riammissione, il professo temporaneo deve rinnovare i voti per almeno tre anni prima di poter essere ammesso alla Professione perpetua.

Dell'Indulto di riammissione dovrà esser fatta menzione sull'attestato della professione.

 

            Il presente documento è stato approvato dal Superiore generale, con il consenso del suo Consiglio, in data 18 settembre 2002 e diventa normativo per tutta la Congregazione.

 

Don Roberto Simionato, FDP, superiore generale

 

Don Flavio Peloso, FDP, segretario generale

 

14 Dicembre 2013
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