La carità non vede confini, né differenze di popoli.
Venerdì, 19 Luglio 2019
29 Settembre 2010
Doc. Finale Convegno di Varsavia 2009 - Linee di azione (IT)

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Bisogna che su ogni nostro passo
si crei e fiorisca un'opera di fraternità,
di umanità, di carità purissima
e santissima, degna di figli della Chiesa,
nata e sgorgata dal Cuore di Gesù.
Opere di cuore e di carità cristiana ci vogliono.

E tutti vi crederanno!

(Don Orione)

 

LINEE DI AZIONE
PER LE OPERE DI CARITÀ
DELLA FAMIGLIA ORIONINA

 

Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione)

Roma, 2010

 

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PRESENTAZIONE

 

Carissimi Figli della Divina Provvidenza,
    Piccole Suore Missionarie della Carità,
    Laici collaboratori, amici e benefattori delle Opere di carità orionine
Con questo documento offriamo finalmente il risultato dell’itinerario iniziato a Genova nel 2008 e concluso con il Convegno orionino internazionale di pastorale della carità, a Varsavia nel 2009.
Il Convegno di Genova (20-22 giugno 2008) intese offrire ai partecipanti “un momento di riflessione sul tema cruciale del servizio alla persona, particolarmente a quella che si trova in situazione di maggior debolezza e fragilità”. Il Convegno di Varsavia, ha poi concentrato l’attenzione e la riflessione sull’impegno concreto e feriale del servizio ai più deboli e della grande missione delle nostre opere, da Don Orione volute come “fari di fede e di civiltà” per il mondo di oggi.
A Konstancin (Varsavia), dal 14 al 19 giugno 2009, sono convenuti da tutto il mondo i rappresentanti delle opere caritative orionine. E’ stato un momento importante di comunione, di riflessione e di partecipazione interculturale, nel quadro del Progetto orionino per le opere di Carità (FDP, 2004) e del Modello di opere e servizi socio-sanitari (PSMC, 2005). Come Famiglia Orionina abbiamo confrontato e approfondito le modalità di conduzione delle attività di questo settore, affinché siano realmente, oggi, "Opere di carità, fari di fede e di civiltà", secondo l’espressione di Don Orione e il titolo del Convegno.
Attraverso i lavori previi e le dinamiche svolte durante lo stesso Convegno si è arrivati a definire alcune Linee di azione per le opere di carità che aiuteranno ad avere una visione e uno sguardo comune nell’espressione concreta della carità orionina nella Chiesa affinché tutto sia instaurato in Cristo.
Come Superiori generali delle due Congregazioni religiose orionine, al termine di quel Convegno abbiamo inviato a tutta la Famiglia Orionina il Messaggio da Varsavia che intendeva essere un incoraggiamento a curare la qualità spirituale delle nostre opere di carità.
Ora con gioia e fiducia presentiamo e raccomandiamo la lettura attenta e la traduzione in pratica di questo breve e concreto documento, frutto dell’esperienza spirituale e gestionale delle Opere di carità maturata nella nostra tradizione di Famiglia, aperta alle nuove condizioni socio-assistenziali, fedele al carisma di Don Orione.
Confidiamo che l’attuazione di queste Linee di azione per le opere di carità contribuirà a quella “riappropriazione carismatica delle opere” che è una delle grandi sfide cui sono chiamate le nostre Congregazioni in questa precisa tappa di vita, perché, come ci ha ricordato di recente Papa Benedetto XVI, “Le opere di carità, sia come atti personali e sia come servizi alle persone deboli offerti in grandi istituzioni, non possono mai ridursi a gesto filantropico, ma devono restare sempre tangibile espressione dell’amore provvidente di Dio” (Discorso al Centro Don Orione di Roma, 24.6.2010).
Don Orione, che fece delle opere di carità “la nostra predica”, “la migliore apologia della fede cattolica”, certo benedirà dal Cielo ogni nostro impegno di attiva fedeltà.
In Cristo,

Suor Maria Irene Bizzotto PSMC
superiora generale

Don Flavio Peloso FDP
superiore generale

Roma, 5 ottobre 2010 - Memoria della Venerabile Suor Maria Plautilla Cavallo

 

 

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LINEE DI AZIONE PER LE OPERE DI CARITÀ

 

Opere di carità, “fari di fede e di civiltà”

MOTIVAZIONE
Tutte le nostre opere di carità hanno come scopo principale l’evangelizzazione della cultura, questo ci sfida a mettere l’accento non solo nella gestione delle opere ma nella significatività apostolica, nella trasmissione del carisma ereditato e nella missione dell’opera: ad intra ed ad extra.
Oggi è importante un lavoro di insieme, in collaborazione e complementarietà tra religiosi e laici.

LINEE DI AZIONE

  1. Curare l’identità carismatica dell’opera con fedeltà creativa, attraverso la testimonianza e la trasmissione dei valori e dello stile carismatico in tutti gli ambiti.
  2. Valorizzare e sviluppare i doni e i talenti che ogni persona porta in sé finalizzandoli allo scopo dell’opera.
  3. Curare in modo particolare la sensibilità ecumenica del carisma nell’attuare il servizio delle attività caritative

 

Opere di carità, “fari per il mondo d’oggi”

MOTIVAZIONE
Partendo dal principio che la famiglia è il nucleo da dove ha inizio la futura società, vediamo la famiglia al giorno d’oggi in grave difficoltà e a rischio di disgregazione. La Chiesa ci richiama alla salvaguardia della famiglia. Si propone, all’interno delle nostre opere e servizi, di favorire una maggiore conoscenza delle persone: dipendenti, ospiti e loro familiari.
Nei nostri ambienti vi sono tante nuove povertà che, come orionini, ci interpellano ad essere sensibili e ad aprire le porte a chi soffre. È necessario fare un’analisi delle necessità locali e rispondere secondo le nostre possibilità.

LINEE DI AZIONE

  1. Promuovere l’evangelizzazione ed il sostegno della famiglia all’interno delle nostre opere. Per es. organizzare la festa della famiglia, conferenze e altre forme di coinvolgimento.
  2. Sviluppare servizi meno istituzionalizzati affiancati alle opere.
  3. Aprire le opere alle nuove situazione di povertà e di emarginazioni, per es. al fenomeno migratorio, ai senza fissa dimora, ai ragazzi che hanno abbandonato la scuola, i tossicodependenti. ecc; contattare la pastorale diocesana, offrire spazi per incontri, per centri di ascolto, ecc.

 

Opere di carità, “fari con stile orionino”

MOTIVAZIONE
Lo stile orionino delle nostre opere di carità costituisce una delle nostre caratteristiche fondamentali dato che rende visibile la nostra identità carismatica, senza la quale non ci distinguiremo dagli altri enti.
Nella realtà quotidiana ci troviamo di fronte a delle difficoltà per l’imposizione di leggi e regolamenti che potrebbero soffocare la carità, il carisma, limitando notevolmente le attività caritative.
Perciò è molto importante tener sempre presente questa dimensione dell’opera, particolarmente nel momento di prendere decisioni di qualificazione del servizio, affinché sia sempre salvaguardata la profezia e la missione carismatica.

LINEE DI AZIONE

  1. Diffondere fra i laici la consapevolezza di essere profeti e missionari della carità di Cristo e della Chiesa
  2. Testimoniare (o rendere visibile o concreto) lo stile orionino attraverso lo spirito di famiglia, l’abbandono filiale alla Divina Provvidenza, il privelegiare i più bisognosi, manifestare con il servizio la maternità della Chiesa.
  3. Discernere accuratamente le scelte che ci impegnano con altri Enti affinchè non venga compromessa la scelta dei poveri e l’identità carismatica dell’opera.

 

MODALITÀ DI GESTIONE DELLE OPERE – “FARI”

 

Relazione comunità religiosa-opere-consiglio d’opera,
équipes di gestione

MOTIVAZIONE
Anche se è importante lo stile carismatico che assumono le persone all’interno dell’opera è ugualmente importante lo stile di organizzazione e di gestione.
Oggi la gestione non può non essere comunitaria e progettuale, questo implica un’organizzazione partecipativa con ruoli e funzioni ben definiti, la funzionalità del consiglio di opera e delle équipes di gestione, assicurando così la continuità ed efficacia del servizio e il raggiungimento degli obiettivi evangelizzatori, propri delle nostre opere di carità.
Sono da riprendere le indicazioni che al riguardo ci sono pervenute dai Capitoli generali e dai progetti apostolici (FDP / PSMC).

LINEE DI AZIONE

  1. La comunità religiosa assume la sua irrinnunciabile responsabilità di essere garante dell’apostolicità ed identità orionina dell’opera.
  2. Rendere operante il consiglio d’opera (religiosi e laici responsabili) per garantire la proffesionalità e l’apostolicità del servizio.
  3. Accompagnare ed orientare i laici all’approfondimento e all’assunzione del progetto pastorale dell’opera.

DINAMICHE DI GESTIONE

  1. Costruire un mansionario in modo che ognuno sappia ciò che gli compete
  2. Formazione dei religiosi in vista di una gestione più professionale e specializzata delle opere
  3. In occazione dei cambi, curare l’affiancamento esperienziale nel ruolo in vista a garantire continuità per la gestione delle opere.

 

Relazione dell’opera
con l’ambiente umano del territorio e nuove risposte

MOTIVAZIONE
Il Piccolo Cottolengo – scriveva Don Orione - sarà un faro gigantesco che spanderà la sua luce e il suo calore di carità spirituale e corporale”.
Ogni opera di carità è per sua natura ecclesiale ed evangelizzatrice. Perciò l’ecclesialità, l’inserimento nel territorio e la testimonianza carismatica sono elementi indispensabili per verificare la fecondità dell’opera. Il servizio caritativo che offriamo non può ridursi ad una dinamica interna di servizio settoriale ma deve fondamentalmente “parlare” a tutta la realtà circostante del valore della vita, della dignità di ogni essere umano, specialmente il più povero e sofferente, e della responsabilità sociale che tutti abbiamo nell’edificazione di una società più solidale e più giusta.
Le nostre opere, come “fari di civiltà” ci mettono in ottime condizioni di stabilire questo dialogo con il territorio e con le altre istituzioni civili.

LINEE DI AZIONE

  1. Dialogare constantemente con le autorità locali (civile ed ecclesiastici) per identificare le vere realtà di povertà sociale alle quali rivolgere il nostro servizio.
  2. Valorizzare i volontari coinvolgendoli in progetti di solidarietà anche in collaborazione con la chiesa locale e con altri gruppi e associazioni.
  3. Affidare compiti-funzioni anche pastorali ai laici formati adeguatamente.
  4. Dialogare con le istituzioni ecclesiali, civili e altri gruppi o associazioni di servizio affine, per essere parte propositiva nella rete dei servizi e influenzare le politiche sociali.
  5. Curare la comunicazione e le pubbliche relazioni per far conoscere il carisma e la vita di Don Orione: iniziative per i giovani nell’ambiente cittadino, nelle scuole e nelle nostre opere, accoglienza di gruppi all’interno delle case, siti Internet.

 

Formazione

MOTIVAZIONE
Per conservare l’identità carismatica dell’opera è indispensabile il coinvolgimento-partecipazione interiore di tutti i laici che vi operano. Occorre sensibilizzare i laici alla missione dell’opera e alla vita della Congregazione.
È importante una formazione del cuore, per costruire una coalizione luminosa tra religiosi e laici e per testimoniare insieme una nuova cultura della vita.

LINEE DI AZIONE

  1. Promuovere la formazione ai valori e allo stile del carisma per il personale operante, da inserire nei vari momenti di formazione istituzionale.
  2. Programmare l’azione formativa capillare dei religiosi e laici: permanente, diversificata per categorie, organica negli aspetti, sistematica nel metodo e da inserire anche nei contrati di lavoro.

 

Forme di finanziamento

MOTIVAZIONE
I tempi odierni con le loro difficili ed ineluttabili situazioni problematiche nel campo dell’economia, esigono di mettere in azione tutta la creatività disponibilerispetto al mantenimento e al finanziamento delle opere, senza dimenticare il senso della Provvidenza, lo scopo evangelizzatore e la promozione della cultura della solidarietà, che devono caratterizzaci come figli e figlie di Don Orione.
L’adozione mirata ed intelligente di forme e di dinamiche nuove per la ricerca di risorse che favoriscano una maggior indipendenza dalle strutture pubbliche, è parte della saggezza e della prudenza evangelica alla quale il Signore ci invita nel Vangelo. Inoltre è importante accompagnare e curare i rapporti con i benefattori, che sono il volto concreto della Divina Provvidenza per noi, sull’esempio di Don Orione.

LINEE DI AZIONE

  1. Attivare un “fund raising” (ENRis) dove non c’è per poter usufruire di fondi legati ai bandi internazionali, statali, regionali e locali, publici e privati, civili ed eclesiastici
  2. Nelle Case e nelle Province, il superiore/a personalmente, coaiutato da altri religiosi/e, curi i rapporti con i benefattori, favorendo il legame del benefattore stesso con l’opera.
  3. Far sì che anche a livello locale si attivi la ricerca delle risorse e non sia demandata alla sola Provincia.
  4. Tutti i progetti portati avanti dagli ENRis dei vari livelli devono essere previamente sottoposti all’approvazione dei Consigli: locale, provinciale e generale.

 

 

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APPENDICE

 

MESSAGGIO DA VARSAVIA

 

Cari Confratelli, Consorelle e Laici collaboratori
delle Opere di carità della Piccola Opera della Divina Provvidenza

Gesù sia il cuore delle nostre opere di carità!
Al termine del bel convegno “Opere di carità, fari di fede e di civiltà”, vi invitiamo a curare, frequentare e far frequentare la Cappella nelle nostre case e nei reparti destinati ai malati. Evidentemente nelle forme possibili.
Vi invitiamo a celebrare la Messa con i malati e inservienti, spesso.
Vi invitiamo a organizzare e favorire la preghiera quotidiana, la comunione e la confessione dei nostri malati, vivendo la convinzione di Don Orione che l’Eucaristia “è il fulcro su cui si aggirano tutte le opere della giornata” (Parola III, 35). 
Don Orione avvertì fortemente lo stretto legame tra l’Eucaristia e l’apostolato della carità cui egli e la sua Famiglia religiosa si dedicano. “Tutto deve essere basato sulla Santissima Eucaristia: non vi è altra base, non vi è altra vita, sia per noi che per i nostri cari poveri. La migliore carità che si può fare ad un’anima è di darle Gesù! E la più dolce consolazione che possiamo dare a Gesù è di dargli un’anima. Questo è il suo regno” (Nel nome della Divina Provvidenza, p. 69-70).
I nostri ambienti e opere di carità non diventino “profani”.
Benedetto XVI ci sollecita: “Le Cappelle nei Centri sanitari diventino il cuore pulsante in cui Gesù si offre incessantemente al Padre per la vita dell’umanità. Anche la distribuzione ai malati dell’Eucaristia, fatta con decoro e spirito di preghiera, è vero conforto per chi soffre afflitto da ogni forma di infermità”. Ed è evangelizzazione e testimonianza per il personale laico e per quanti conoscono e frequentano le “opere di carità”.

        Sappiamo che Don Orione trasportò lo spirito benedettino dell’ “ora et labora” nella vita movimentata, ma a suo modo serena e contemplativa, del Piccolo Cottolengo. Spesso ripeté che in questo tipo di Case deve regnare la “laus perennis” lungo le ore del giorno mediante preghiere, celebrazione e comunione eucaristica, atteggiamento di fede.
  “Cosa si fa al Piccolo Cottolengo? Si fanno Comunioni. Si prega e si prega! Laus perennis! Orate sine intermissione! La preghiera è il primo lavoro del Piccolo Cottolengo. Gli scemi, i cretini, gli idioti… voci che non sono parola, fanno pietà: Iddio le sa distinguere!” (Scritti, 83, 188).

Cari Confratelli e Consorelle, non rassegniamoci troppo facilmente concludendo che “oggi è diverso” e “non si può più fare”. Qualche bella esperienza c’è ancora oggi nelle nostre opere di carità. Avanti con convinzione e creatività! E’ il nostro servizio specifico di religiosi nelle istituzioni di carità. Altri beni per la vita quotidiana dei malati sono dati mediante dipendenti. Nostro compito personale è dare questi beni: “con il pane del corpo il divino balsamo della fede”.
Papa Benedetto XVI ci ricorda: “Appare pertanto chiaro che proprio dall’Eucaristia la pastorale della salute deve attingere la forza spirituale necessaria a soccorrere efficacemente l’uomo e ad aiutarlo a comprendere il valore salvifico della propria sofferenza. Come ebbe a scrivere il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Salvifici doloris, la Chiesa vede nei fratelli e nelle sorelle sofferenti quasi molteplici soggetti della forza soprannaturale di Cristo (cfr n. 27)”.
Non c’è crisi di identità o di insignificanza apostolica delle nostre istituzioni caritative se noi religiosi saremo occupati nel nostro compito specifico di curarvi la presenza di Gesù, “la sola cosa necessaria”. Il resto – evidentemente è importante - lo “faremo con i laici” o lo “faremo fare ai laici”.

 

Curiamo il clima mariano nelle nostre istituzioni sanitarie.
Esso  deve dare ossigeno al clima dei nostri Piccolo Cottolengo e delle altre istituzioni di cura per malati e disabili.
Curiamo – noi religiosi per primi - in queste nostre opere la recita del rosario, anche pubblica, con le forme possibili e più adeguate; offriamo allo sguardo e al cuore dei malati, ma anche dei dipendenti e visitatori, la presenza visibile e toccabile della Madonna con immagini, statue, angoli di preghiera con Gesù e Maria.
Certo ci vuole delicatezza, fede umile e gioiosa, ma in casa nostra abbiano posto di onore e di familiarità Gesù e la Madonna, Madre di Dio e nostra, che rendono meno desolate e solitarie le pene e un poco più dolci le lunghe ore trascorse in un letto, nel Piccolo Cottolengo o in una Residenza sanitaria.

        Tutti cordialmente salutiamo nel nome di Don Orione e per tutti affettuosamente preghiamo.

 

Varsavia, 19 giugno 2009

Suor Maria Irene Bizzotto PSMC
superiora generale

Don Flavio Peloso FDP
superiore generale

 

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