Non voglio dei presuntuosi, ma non voglio neanche dei conigli.
Venerdì, 2 Dicembre 2022
7 Febbraio 2008
Benedetto XVI risponde alle domande di don G. Bonfitto

All’inizio della quaresima (7 febbraio 2008) il Papa si è incontrato tradizionalmente, in Aula delle Benedizioni, con il clero della Diocesi di Roma, vale a dire, con il “suo clero”. Durante l’incontro un sacerdote orionino, don Graziano Bonfitto, ha rivolto un saluto al Papa e gli ha fatto una domanda, dopo la quale il Papa gli dà la sua risposta. Leggiamo la domanda:

(Padre Graziano Bonfitto, vicario parrocchiale della parrocchia di Ognissanti)

“Padre Santo, sono originario di un paese della provincia di Foggia, San Marco in Lamis. Sono un religioso di Don Orione e sacerdote da un anno e mezzo circa, attualmente vice parroco nella parrocchia di Ognissanti, nel quartiere Appio. Non le nascondo la mia emozione, ma anche la incredibile gioia che provo in questo momento, per me così privilegiato. Lei è il vescovo e il pastore della nostra Chiesa diocesana, ma è pur sempre il Papa, e quindi il Pastore della Chiesa universale. Per cui l'emozione è irrimediabilmente raddoppiata. Volevo prima di ogni cosa esprimerle la mia gratitudine per tutto ciò che, giorno dopo giorno, fa non solo per la nostra diocesi di Roma ma per la Chiesa intera. Le Sue parole e i Suoi gesti, le Sue attenzioni verso di noi, popolo di Dio, sono segno dell'amore e della vicinanza che Lei nutre per tutti e per ciascuno. Il mio apostolato sacerdotale si svolge in particolare tra i giovani. È proprio a nome loro che voglio oggi dirLe grazie. Il mio santo fondatore, san Luigi Orione, diceva che i giovani sono il sole o la tempesta del domani. Credo che in questo momento storico che ci troviamo a vivere i giovani sono tanto il sole quanto la tempesta, non del domani ma di ora, di adesso. Noi giovani oggi più che mai sentiamo forte il bisogno di avere delle certezze. Desideriamo sincerità, libertà, giustizia, pace. Vogliamo a fianco persone che camminano con noi, che si fanno nostri ascoltatori. Esattamente come Gesù con i discepoli di Emmaus. La gioventù desidera persone capaci di indicare la via della libertà, della responsabilità, dell'amore, della verità. Cioè, i giovani oggi hanno una sete inesauribile di Cristo. Una sete di testimoni gioiosi che hanno incontrato Gesù e hanno scommesso su di Lui tutta l'esistenza. I giovani vogliono una Chiesa sempre in campo e sempre più vicina alle loro esigenze. La vogliono presente nelle loro scelte di vita, anche se in loro permane un certo senso di distacco nei confronti della Chiesa stessa. Il giovane cerca una speranza affidabile — come Lei ha scritto nell'ultima lettera indirizzata a noi fedeli di Roma — per evitare di vivere senza Dio. Santo Padre — mi permetta di chiamarla «papà» — quanto è difficile vivere in Dio, con Dio e per Dio. La gioventù si sente insidiata da molte parti. Sono molti i falsi profeti, molti i venditori di illusioni. Sono troppi gli insinuatori di false verità e di ignobili ideali. Tuttavia la gioventù che crede oggi, pur sentendosi accerchiata, è convinta che Dio sia la speranza che resiste a tutte le delusioni, che solo il suo amore non può essere distrutto dalla morte, anche se il più delle volte non è facile trovare lo spazio e il coraggio per essere testimoni. Che fare allora? Come comportarsi? Vale effettivamente la pena continuare a scommettere la propria vita su Cristo? La vita, la famiglia, l'amore, la gioia, la giustizia, il rispetto delle opinioni altrui, la libertà, la preghiera e la carità sono valori ancora da difendere? La vita da beati, cioè misurata sulle beatitudini, è vita adatta all'uomo, al giovane del terzo millennio? Grazie infinite della Sua attenzione, del Suo affetto e della Sua premura per i giovani. La gioventù è con Lei: La stima, La ama e L'attende. Ci sia sempre vicino, ci indichi con sempre più forza il cammino che porta a Cristo, via, verità e vita. Ci stimoli a volare alto. Sempre più in alto. E preghi sempre per noi. Grazie.”

“Grazie per questa bella testimonianza di un giovane sacerdote che va con i giovani, li accompagna, come Lei ha detto, e aiuta ad andare con Cristo, con Gesù. Cosa dire? Noi sappiamo tutti come è difficile per un giovane di oggi vivere da cristiano. Il contesto culturale, il contesto mediatico, offre tutt'altro che la strada verso Cristo. Sembra proprio rendere impossibile vedere Cristo come centro della vita e vivere la vita come Gesù ce la mostra. Tuttavia, mi sembra anche che molti sentano sempre di più l'insufficienza di tutte queste offerte, di questo stile di vita che alla fine lascia vuoti.

In questo senso, mi sembra proprio che le letture della liturgia di oggi, quella del Deuteronomio (30, 15-20) e il brano evangelico di Luca (9, 22-25), rispondano a quanto, in sostanza, dovremmo dire ai giovani e sempre di nuovo a noi stessi. Come Lei hai detto, la sincerità è fondamentale. I giovani devono sentire che non diciamo parole non vissute da noi stessi, ma parliamo perché abbiamo trovato e cerchiamo di trovare ogni giorno di nuovo la verità come verità per la mia vita. Solo se siamo in questo cammino, se cerchiamo di assimilare noi stessi a questa vita e di assimilare la nostra vita a quella del Signore, allora anche le parole possono essere credibili e avere una logica visibile e convincente. Ritorno: oggi questa è la grande regola fondamentale non solo per la Quaresima, ma per tutta la vita cristiana: scegli la vita. Hai davanti a te morte e vita: scegli la vita. E mi sembra che la risposta sia naturale. Sono solo pochi a nutrire nel profondo una volontà di distruzione, di morte, a non volere più l'essere, la vita, perché è tutto contraddittorio per loro. Purtroppo, però, si tratta di un fenomeno che si allarga. Con tutte le contraddizioni, le false promesse, alla fine la vita appare contraddittoria, non è più un dono ma una condanna e così c'è chi vuole più la morte che la vita. Ma normalmente l'uomo risponde: sì, voglio la vita.

La questione resta però quella di come trovare la vita, di che cosa scegliere, di come scegliere la vita. E le offerte che normalmente vengono fatte le conosciamo: andare in discoteca, prendere tutto quanto è possibile, considerare la libertà come il fare tutto quel che si vuole, tutto quel che viene in mente in un determinato momento. Ma sappiamo invece — e possiamo mostrarlo — che questa strada è una strada di menzogna, perché alla fine non si trova la vita ma si trova realmente l'abisso del niente. Scegli la vita. La stessa lettura dice: Dio è la tua vita, tu hai scelto la vita e tu hai fatto la scelta: Dio. Questo mi sembra fondamentale. Solo così il nostro orizzonte è sufficientemente largo e solo così siamo alla fonte della vita, che è più forte della morte, di tutte le minacce della morte. Quindi, la scelta fondamentale è questa qui indicata: scegli Dio. Bisogna capire che chi va sulla strada senza Dio, si trova alla fine nell'oscurità, anche se possono esserci momenti in cui sembra di aver trovato la vita.

Poi un ulteriore passo è come trovare Dio, come scegliere Dio. Qui arriviamo al Vangelo: Dio non è un ignoto, un'ipotesi forse del primo inizio del cosmo. Dio ha carne e ossa. È uno di noi. Lo conosciamo con il suo volto, con il suo nome. È Gesù Cristo che ci parla nel Vangelo. È uomo e Dio. Ed essendo Dio, ha scelto l'uomo per rendere possibile a noi la scelta di Dio. Quindi bisogna entrare nella conoscenza e poi nell'amicizia di Gesù per camminare con Lui.

Mi sembra che questo sia il punto fondamentale nella nostra cura pastorale per i giovani, per tutti ma soprattutto per i giovani: attirare l'attenzione sulla scelta di Dio, che è la vita. Sul fatto che Dio c'è. E c'è in modo molto concreto. E insegnare l'amicizia con Gesù Cristo.

C'è anche un terzo passo. Questa amicizia con Gesù non è un'amicizia con una persona irreale, con qualcuno che appartiene al passato o che sta lontano dagli uomini, alla destra di Dio. Egli è presente nel suo corpo, che è ancora un corpo in carne e ossa: è la Chiesa, la comunione della Chiesa. Dobbiamo costruire e rendere più accessibili comunità che riflettono, che sono lo specchio della grande comunità della Chiesa vitale. È un insieme: l'esperienza vitale della comunità, con tutte le debolezze umane, ma tuttavia reale, con una strada chiara, e una solida vita sacramentale, nella quale possiamo toccare anche ciò che a noi può sembrare così lontano, la presenza del Signore. In questo modo possiamo anche imparare i comandamenti – per ritornare al Deuteronomio, da cui sono partito. Perché la lettura dice: scegliere Dio vuol dire scegliere secondo la sua Parola, vivere secondo la Parola. Per un momento questo appare un po' positivista quasi: sono imperativi. Ma la prima cosa è il dono: la sua amicizia. Poi possiamo capire che gli indicatori di strada sono esplicazioni della realtà di questa nostra amicizia.

Questa, possiamo dire, è una visione generale, quale scaturisce dal contatto con la Sacra Scrittura e la vita della Chiesa di ogni giorno. Poi si traduce passo per passo negli incontri concreti con i giovani: guidarli al dialogo con Gesù nella preghiera, nella lettura della Sacra Scrittura — la lettura comune soprattutto, ma anche personale — e nella vita sacramentale. Sono tutti passi per rendere presenti queste esperienze nella vita professionale, anche se il contesto spesso è segnato dalla piena assenza di Dio e dalla apparente impossibilità di vederlo presente. Ma proprio allora, attraverso la nostra vita e la nostra esperienza di Dio, dobbiamo cercare di far entrare anche in questo mondo lontano da Dio la presenza di Cristo.

La sete di Dio c'è. Ho avuto poco tempo fa la vista ad limina di Vescovi di un paese dove più del cinquanta per cento si dichiara ateo o agnostico. Ma mi hanno detto: in realtà tutti hanno sete di Dio. Nascostamente esiste questa sete. Perciò prima cominciamo noi, con i giovani che possiamo trovare. Formiamo comunità nelle quali si riflette la Chiesa, impariamo l'amicizia con Gesù. E così, pieni di questa gioia e di questa esperienza, possiamo anche oggi rendere presente Dio in questo nostro mondo.”



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