La marcia verso la perfezione non deve avere sosta di sorta.
Mercoledì, 7 Dicembre 2022
28 Aprile 2010
La devozione di Don Orione per la Santa Sindone

 

 

 

 

La devozione di Don Orione per la Santa Sindone

“L’insigne reliquia”

 

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Don Orione quando diceva che “La Piccola Opera della Divina Provvidenza, nata da quel primo Oratorio festivo, e la primizia di quei ragazzi, già era stata offerta e, direi, consacrata al Signore, ai piedi del Crocifisso”, non pensava a un semplice valore devozionale o educativo del Crocifisso, ma a una profonda esperienza interiore della croce che egli aveva fatto nella sua vita, a partire proprio da quel Crocifisso a lui tanto caro.

Per questo egli ha voluto tenerlo con sé per sempre, nella sua camera, e sembrava non potersene staccare. E voleva che il Crocifisso, nelle Case dell'Opera, avesse ovunque il posto d'onore, un posto distinto e principale: negli studi, nei dormitori, nei refettori, nei parlatori, ovunque si svolgono gli atti della vita comune.
Queste esperienze interiori della croce hanno esercitato su Don Orione un influsso indelebile per tutta la vita. Di conseguenza anche con la Santa Sindone, “documento” della Passione di Gesù Cristo, ha avuto una particolare sintonia.

Don Orione per la prima volta si reca a visitare la Santa Sindone durante l’ostensione del 1898 (avvenuta tra il 25 maggio e il 2 giugno), e vi trascorre un’intera notte. In quell’occasione incontra anche Don Gioacchino Berto, segretario di Don Bosco, che conosceva personalmente dai tempi del suo soggiorno dai salesiani.
Passati 29 anni da quella ostensione, egli scrive una lettera (6.08.1927) a Don Biagio Marabotto, in arrivo in Italia con un gruppetto di chierici polacchi. Prepara personalmente per loro un itinerario spirituale formativo in cui propone di visitare a Torino anche “la cappella della S. Sindone che è a S. Giovanni, cioè al Duomo”.

Nel 1931 avviene un evento speciale: Casa Savoia, allora proprietaria della S. Sindone,  in occasione delle nozze del principe Umberto II di Savoia con la principessa Maria José del Belgio, decide di offrire la sua ostensione nei giorni dal 3 al 24 maggio. Don Orione, intuendo il valore del Sacro Lino per la formazione dei giovani religiosi, il 15 maggio scrive un telegramma al noviziato di Villa Moffa concedendo di andare a visitare la Sindone. Egli stesso la visita il giorno dopo (16 maggio) e prega per molte persone che gli stanno a cuore.

Ma i desideri di Don Orione erano più profondi di una semplice visita alla S. Sindone. Davanti a questo “testimone” della passione, morte e risurrezione del Signore, egli anelava anche celebrare una Santa Messa – il Sacrificio di Gesù Cristo che si realizza attualmente. Per cui programma subito una nuova visita con lo scopo di celebrare davanti ad essa la S. Messa. I giorni seguenti (17-18 maggio) scrive lettere a Don Castegnaro, Don M. De Carolis, Don Orlandi e Don V. Bormini condividendo con loro la gioia di poter celebrare “la Santa Messa all’una e mezza di Giovedì, davanti alla Santa Sindone” ( 21 maggio), assicura a tutti un ricordo. Arrivato a Torino però, prega davanti alla Sindone, ma non può celebrare la S. Messa. Il suo sogno non si realizza.

Ma Don Orione non si ferma. La sua devozione per il Sacro Lino diventa ormai una passione. Nel 1932 gli viene il desiderio di avere una copia della Sindone nel grandioso Santuario della Madonna della Guardia a Tortona (consacrato appena da un anno). Dal 13 aprile 1932 Don Orione fa stampare sui bollettini “La Madonna della Guardia” e “La Piccola Opera della Divina Provvidenza” avvisi che “Nel nuovo grandioso Santuario della Madonna della Guardia in Tortona sarà esposta, solamente per soli tre giorni, la copia, al tutto identica, della Santa Sindone, di Torino, la insigne Reliquia della Passione e Morte di Gesù Cristo. (...) L’Ostensione di detta Sindone si farà per le Feste Patronali di S. Croce, che saranno a Pentecoste (14-15-16, Maggio)”.

Il 13 maggio 1932 Don Orione stesso inaugura l’ostensione nella cripta del Santuario. Accorre la gente, anche a piedi, da tutte le parti: dall’alessandrino e dell’oltre Voghera. Partecipano il Vescovo e i seminaristi. L’altare è illuminato dai riflettori e da 12 lampade dorate, donate dai Baroni Garofoli Cavalchini, per le quali gli abitanti di S. Bernardino e di Groppo offrono l’olio, e attorno all’altare c’è un vero tappeto di fiori. Davanti all’immagine si celebrano ininterrottamente le Sante Messe, si confessa e si fanno comunioni. La gente al vedere come “la voce dell’amore di Dio che vibrava nei cuori” a stento trattiene lacrime di commozione. Don Orione a conclusione dell’inaugurazione imparte ai presenti la benedizione con le reliquie della S. Croce e risuona il canto del Te Deum.

Il giorno successivo alla conclusione dell’ostensione, il 17 maggio, Don Orione raccoglie i suoi probandi del Paterno per raccontare loro quei “giorni pieni di gioie spirituali” dell’ostensione de “l’insigne reliquia” che ha permesso di “contemplare quanto Gesù ha sofferto per la salvezza delle anime nostre”. Alla fine chiede loro di pregare, “affinché quelle impronte impresse sul lino della sindone siano scolpite anche nel nostro cuore, e così possiamo amare sempre più quel Gesù, che molto ci amò e morì per noi!...

La grande devozione di Don Orione per la S. Sindone ha fatto sì che egli ottenesse dal Monastero delle Carmelitane Scalze di Moncalieri, che avevano concesso la copia, di lasciarla nella cripta del Santuario. La copia della “Reliquia” vi è quindi rimasta per oltre quarant’anni, fino al 29 agosto 1977 quando l’immagine è andata distrutta con la terribile alluvione del fiume Ossona.

Nei giorni dal 24 settembre al 15 ottobre 1933 viene allestita a Torino una nuova ostensione, in occasione dell’Anno Santo Straordinario (XIX centenario della Redenzione). Questa volta Don Orione ottiene il permesso di celebrare la S. Messa davanti alla S. Sindone dal Card. Fossati, suo grande amico. La sua visita viene programmata per le ore 8 del 30 settembre. Egli, già prima di questo evento, scrive molte lettere, assicurando preghiere a tutti i suoi collaboratori, religiosi, laici, e benefattori. In modo particolare porta nel suo cuore i giovani, tra i quali lo studente Giuseppe Zambarbieri, suo futuro successore, e i malati, specialmente quelli del Cottolengo di Genova. In questa occasione sono presenti anche i novizi Don Cremaschi e Don Zanatta. La sintonia mistica del cuore di Don Orione con la S. Sindone è talmente profonda che anche questa volta egli si ripropone di tornare quanto prima, possibilmente ancor prima della chiusura dell’ostensione.

Le espressioni più belle dei sentimenti di Don Orione nei confronti della Sindone sono proprio le parole pronunciate nella buonanotte del giorno dopo la sua ultima visita alla “Reliquia” (1 ottobre 1933): “Oh, quanto devo ringraziare il Signore della giornata di ieri! Ieri sera, mi sembrava di aver fatto un corso di Esercizi spirituali. Mi sentivo l’anima profumata per la dolcezza. E queste non sono che le briciole che cadono dalla tavola del padrone buono. Cosa sarà quando, non già vedremo un lenzuolo, un’immagine o un’ostia, ma vedremo una luce, e nella luce tutto ciò che ci è in questa vita velato."

 

“Don Orione e la Santa Sindone” (RTF - 110kB)

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Sylwester Sowizdrzal

 

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1933-09-30 D. Orione dopo la visita alla S.Siondone a Torino
1932 sett. - Fac-simile della S.Sindone voluto da D. Orione
1966 (forse) - Tarcisiani davanti a fac-simile Sindone
documento rtf Don Orione la croce e la sindone
documento pdf Don Orione la croce e la sindone
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