La carità non vede confini, né differenze di popoli.
Venerdì, 19 Luglio 2019
3 Marzo 2009
Giornata Missionaria 2009: commenti omiletici

Commento omiletico

La Giornata Missionaria Orionina accade quest'anno nella II Domenica di Quaresima, detta della Trasfigurazione del Signore. Le letture sono: Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18; Rom 8,31b-34; Mc 9,2-10.

Per tale occasione a bbiamo chiesto a Don Achille Morabito e a Don Vincenzo Alesiani un commento omiletico collegando il tema della Giornata Missionaria (“Farsi tutto a tutti”) con la celebrazione del giorno.

  A) “Tante volte Don Orione ha salito il Monte Tabor”

Don Achile Morabito

  Celebriamo la nostra «giornata missionaria» nel giorno in cui la liturgia ci presenta il brano evangelico della trasfigurazione, nella redazione di Marco. Esso è strutturato sul modello delle teofanie dell'Antico Testamento (la voce, la nube, lo splendore, i personaggi celesti, simboli della legge e della profezia) ed è una vera e propria proclamazione anticipata della glorificazione pasquale. Da notare che questa «cristofania» è preparata dal primo annuncio della passione e della morte (8,31). Questo vuol dire che morte e risurrezione costituiscono un mistero unitario da non scindere, pena la riduzione del Cristo alla sola umanità sia pure eroica (la morte) o alla sola divinità (la gloria pasquale). È solo attraverso quell'annuncio di morte che può fiorire la risurrezione, è solo attraverso la croce che si giunge alla proclamazione della fede pasquale: “Questi è il mio Figlio prediletto; ascoltatelo” (9,7). La trasfigurazione è, quindi, un'apparizione pasquale anticipata, destinata come quelle post-pasquali ad illuminare e a svelare ai discepoli il mistero della morte e risurrezione di Gesù (Ravasi).

Gesù sceglie un monte alto, simbolo della vicinanza con Dio; sceglie un luogo isolato, perché solo nella solitudine si comprende meglio il mistero della sua persona. Sono i tre discepoli – Pietro, Giacomo e Giovanni – che devono avanzare nella conoscenza di Gesù. La trasfigurazione rappresenta un punto culminante della rivelazione di Gesù. Qui egli si manifesta ai discepoli nella sua realtà ultraterrena (il bianco luminoso delle vesti simboleggia il mondo divino), nella sua relazione con la storia d'Israele (Elia e Mosè), nel suo rapporto con Dio (“Figlio prediletto”). I discepoli apprendono tutto questo nella trasfigurazione, ma viene imposto loro il silenzio: essi hanno ancora bisogno di tempo e devono partecipare al mistero della passione-morte-risurrezione del Maestro. Dopo non dovranno più tacere, ma rendere aperta testimonianza, anche col dono della propria vita.

Nella prima lettura è di scena il «sacrifico di Isacco», riletto nella tradizione cristiana, come pagina cristologica. “La riduzione a simbolo del sacrificio della croce è già operata sinteticamente da una frase della lettera ai Romani che è racchiusa nella seconda lettura odierna: «Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (8,32). Il riferimento a Genesi 22,16 è esplicito. La narrazione del sacrifico di Isacco, oltre alla dimensione appunto «sacrificale» e quindi salvifica, liberatrice e di dono, allude nel suo sbocco finale inatteso alla stessa conclusione della vicenda del Cristo che non si esaurisce in un sacrificio eroico fine a se stesso ma sfocia nel sigillo glorioso divino della risurrezione” (Ravasi).

Come leggere tutto ciò in chiave missionaria? Come Abramo, anche il missionario è un chiamato a fare i conti, prima o poi, con la propria fede. La passione e lo zelo per l'evangelizzazione non eliminano quegli interrogativi che sono comuni a tutti i credenti. Anzi, proprio perché spesso si fanno i conti con sconfitte, delusioni e amarezze apostoliche, lo scotto è maggiore. L' agonia - nel senso etimologico di lotta - di Abramo, Isacco, Gesù, di ogni credente è un «piatto» che presto o tardi viene presentato. La crisi, la solitudine, l'incomprensione, lo scandalo della croce, sono dati costanti della nostra vita di credenti. Il grande poeta francese Charles Péguy scriveva: “È lo sperare la cosa difficile, facile è invece disperare ed è la grande tentazione”.

Questo vale per chi è missionario ad gentes , in prima linea, nel senso classico del termine, e vale anche per chi rimane nella cella del proprio convento (non dimentichiamo che la patrona delle missioni è santa Teresa di Lisieux, suora di clausura!) o nelle strade del proprie quartiere. Per riuscire a comunicare e a testimoniare la bellezza dell'annuncio cristiano dobbiamo ritirarci sovente sul monte; dobbiamo recuperare un'intimità profonda col Maestro, altrimenti si costruisce sulla sabbia; peggio ancora, si costruisce tutto attorno alla nostra persona… e crederemo anche di essere stati bravi!

Certo, poi bisogna «scendere» dal monte per condividere con i fratelli di viaggio “ gaudium et spes, luctus et angor hominum huius temporis” (le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi). Ci sono fratelli e sorelle da animare e illuminare; ci sono lontani da avvicinare col tatto di Gesù; ci sono i vacillanti da sostenere. Ci sono le sfide immani legate alla giustizia e alla pace. Il missionario – ad intra o ad extra – sa di poter contare su quella veste sempre candida, che è la veste del Risorto, presente nella storia di ogni uomo e di ogni donna.

Il «missionario orionino» – ad intra o ad extra – ha nel suo Fodantore un modello mirabile da imitare. Appassionato come pochi del Cristo Crocifisso, è stato consumato dalla sete delle anime: “Ogni nostra parola dev'essere un soffio di cieli aperti: tutti vi devono sentire la fiamma che arde il nostro cuore e la luce del nostro incendio interiore; trovarvi Dio e Cristo.[…] Servire negli uomini il Figlio dell'Uomo…Noi siamo gli inebriati della carità e i pazzi della Croce di Cristo Crocifisso.[…] Anime! Anime! Avere un gran cuore e la divina follia delle anime!” . Quante volte Don Orione si è abbassato e steso “le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull'altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio” ! Tante volte ha salito il Tabor, perché sapeva che solo da quella esperienza poteva ricevere rinnovata forza, carità eroica e «un cuore senza confini».

 

B) Facendosi tutto a tutti: come padri affettuosi ed esigenti

Don Vincenzo Alesiani

Mi è stato chiesto “un piccolo commento omiletico collegando Giornata Missionaria (Farsi tutto a tutti) con la celebrazione del giorno”. Apparentemente il collegamento non sembra essere di immediata evidenza… Ad uno sguardo un poco più attento però appaiono interessanti nuclei tematici che potremmo condividere tra noi e attualizzare con sapienza pastorale nei differenti contesti liturgici. Solo qualche spunto appena accennato.

  1. Elia e Mosè conversavano con Gesù

All'interno dell'austero cammino quaresimale la Trasfigurazione rappresenta una sosta contemplativa. Siamo introdotti nella misteriosa realtà di Gesù che pur “apparso in forma umana e nella condizione di servo”, per un attimo risplende di Luce divina. La scena evangelica della Trasfigurazione si presta a esser letta come sintesi di tutta la storia della salvezza nelle sue varie fasi: la preparazione attraverso la legge e i Profeti (Mose ed Elia che parlano con Gesù), il compimento in Gesù che si appresta a compiere il suo “esodo” di morte e risurrezione. E infine la prospettiva escatologica riguardante la Chiesa e noi tutti chiamati alla medesima sorte di passione e trasfigurazione nella gloria che ci attende.

2. Pietro, Giacomo e Giovanni

Il Prefazio della Messa odierna mette ben in risalto questo nesso inscindibile tra passione e Gloria. Nella vita di Gesù e della Chiesa: “solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione” . Nello stesso tempo la presenza dei tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni ( gli stessi che saranno spettatori della sua agonia nell'orto del Getsemani: “ Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia” Mc 14,33) sottolinea la delicatezza di Gesù che prepara i suoi amici ad affrontare la grande prova con un momento di celeste beatitudine.

3. E' bello per noi…

Momento estatico per Pietro e compagni. Non sanno che dire. Non hanno bisogno di altro. Stanno bene. E sentono che è bello. La bellezza della fede vissuta. Della pace raggiunta come dono di Dio. Al pensiero, come sottolinea S. Paolo nella seconda lettura, che “s e Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? (Rm 8,31s)

4. «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!».

Infine la presentazione di Gesù da parte di Dio Padre: è il Figlio, l'Amato per eccellenza. E per noi la necessità della sequela attraverso quel imperativo categorico: ascoltatelo. Per avere luce e conforto nel cammino. E la pienezza della gioia nell'annunciarlo ai fratelli con la forza convincente del testimone che ha visto e ascoltato: “ quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi...perché la nostra gioia sia piena” (1Gv 1,3)

Giornata Missionaria Orionina

Sulla falsariga delle sottolineature liturgiche e alla luce dell' ANNO PAOLINO possiamo ora far risaltare alcune note caratteristiche dell'esperienza umana, spirituale e apostolica del nostro Fondatore. Che “E bbe la tempra e il cuore dell'Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all'ardimento, tenace e dinamico fino all'eroismo” (Giovanni Paolo II)

1. L'esperienza di Dio, presupposto di un' autentica passione apostolica

S.Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20)

S. L. Orione: Era una sera, quando sono entrato nella chiesuola del mio paese e posi la testa ai piedi di quel vecchio Crocifisso, che è là, entrando, quando: Gesù è con te! mormorò vicino al mio cuore il Signore: sono qui ad amarti per tutti.! (Scr. 69,211)

2. Interdipendenza tra rapporto con Cristo e Zelo apostolico

S.Paolo: Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo (1Cor.9,22s).

S. L. Orione: “ Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della fede. (Let.II,463)

3. Instaurare omnia in Christo! A servizio del Grande Progetto

S.Paolo: Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose (Ef 1,10)

S. L. Orione: Instaurare omnia in Christo! Da oltre dieci anni, l'«Opera della Divina Provvidenza», prese, come suo motto l'«Instaurare omnia in Christo» dell'Apostolo …Fu per noi sempre quasi una invocazione, l'idea che assomma la missione dell'Opera e i suoi sacrificî: con esso intendo rivolgere a Dio un voto, un'aspirazione, una preghiera, un desiderio che in Gesù Cristo Signor nostro tutto l'uomo si rinnovi e si rinnovi tutta l'umanità” (Scr. 45,42)

4. Una scelta preferenziale per i poveri, i peccatori, gli ultimi

S.Paolo: Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. (1Cor 1,26s)

S. L. Orione: Fine del sacerdozio è di salvare le anime e di correre dietro, specialmente, a quelle che, allontanandosi da Dio si vanno perdendo. Ad esse devo una preferenza. Gesù non venne per i giusti, ma per i peccatori. Preservatemi, dunque, o mio Dio, dalla funesta illusione, dal diabolico inganno che io prete debba occuparmi solo di chi viene in chiesa e ai sacramenti, delle anime fedeli e delle pie donne. Solo quando sarò spossato e tre volte morto nel correre dietro ai peccatori, solo allora potrò cercare qualche po' di riposo presso i giusti. (08PG)

5. Facendosi tutto a tutti: come padri affettuosi ed esigenti

S. Paolo: “E siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Voi sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.” (1Ts 2,2ss)

S. L. Orione : “ Caro mio Baldassarre! Sentirai tu la voce di un amico che ti ha dato prove non dubbie di volere il tuo vero bene, e di pensare in modo serio e con amore di padre al tuo avvenire? Guardati attorno, o caro Baldassarre: non vedi che non hai più nessuno? Ma la Divina Provvidenza e Don Orione ci sono ancora per te, e ci saranno sempre, se tu lo vuoi. Tu dovrai lottare per diventare buono, ma io ti aiuterò come se fossi tua madre, e Dio ti aiuterà! Tuo aff. mo come padre Don Orione” (Scr. 42,138 )  

Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo

(1Cor. 11,1s)

Per riaccendere il fuoco (cfr 2Tim 1,6) - Pagine su cui specchiarci

- E vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli che hanno fame e sete di verità e di Dio;vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti. Amare sempre e dare la vita cantando l'Amore! Seminare la carità lungo ogni sentiero; seminare Dio in tutti i modi, in tutti i solchi. Stendere sempre le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull'altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio. (037PG)

- Bisogna andare al popolo e sacrificarsi e farsi ammazzare, ma rifarlo cristiano. Che abbiamo fatto noi per il popolo? Siamo noi sempre il sale della terra e la luce del mondo? Sentiamo, o fratelli, la grave responsabilità che ci sta sulla testa.Con la mitragliatrice all'imbocco delle strade si trattiene un popolo per qualche ora, ma non si ricostruisce la società. Domani verrà un'ondata, e con le anime spazzerà via anche i nostri altari… E noi dormiamo?" ( Cfr. Papasogli, 281)

- Fare da ponte tra la Chiesa e la gente. Per poter tirare e portare i popoli e la gioventù alla Chiesa e a Cristo bisogna camminare alla testa. Allora toglieremo l'abisso che si va facendo tra il popolo e Dio, tra il popolo e la Chiesa (L.21)

- Consumarmi e vivere da vero Missionario

Eccellenza rev.ma,

Se sapessi di star qui, le chiederei di andar io al Chaco per morirci, cioè per consumarmi e vivere da vero Missionario, affidato al Signore. Ed ora finirò, e mi scusi la lungaggine Eccellenza, mi permetta di pregarla di lasciarmi qui più che può, e, se Dio la ispirasse di lasciarmi qui sempre - mi lascî qui sempre, o mi interni e mi getti dove meglio crederà in Domino, ché sarò sempre felicissimo in Domino. Ho un desiderio: di amare il Signore e di amare la s. chiesa, le anime, i poveri, i fanciulli poveri, gli abbandonati, la classe povera, gli operai, i comunisti: vorrei morire per questi miei fratelli, e vorrei essere dimenticato da tutti, vivere e morire dimenticato da tutti, sotto i piedi di tutti, e solo amore Gesù, la S. Chiesa e tutti, e perdermi nel Signore: - io, indegnissimo, che ho tanto peccato, che sono stato tanto cattivo col Signore e con la Madonna, e non ho tesoreggiato i doni del Signore! Mi aiuti, caro padre Visitatore, mi aiuti! Mi faccia amare il Signore, mi faccia riparare! Sac. G. Luigi Orione (V050P024)

Spunti dalla “Redemptoris Missio”

  • Con la testimonianza della vita: La prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario, della famiglia cristiana e della comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi. Tutti nella chiesa, sforzandosi di imitare il divino Maestro, possono e debbono dare tale testimonianza, che in molti casi è l'unico modo possibile di essere missionari.
  • Con la carità verso i poveri - La testimonianza evangelica, a cui il mondo è più sensibile, è quella dell'attenzione per le persone e della carità verso i poveri e i piccoli, verso chi soffre.
  • Con il coraggio della denuncia profetica... La chiesa è chiamata a dare la sua testimonianza a Cristo assumendo posizioni coraggiose e profetiche fronte alla corruzione del potere politico o economico; non cercando essa stessa gloria e beni materiali; usando dei suoi beni per il servizio dei più poveri e imitando la semplicità di vita del Cristo.
  • Con la condivisione della fede... Occorre un radicale cambiamento di mentalità per diventare missionari...Il Signore chiama sempre a uscire da se stessi, a condividere con gli altri i beni che abbiamo, cominciando da quello più prezioso che è la fede.
  • Ma anche dei beni materiali Fedele allo spirito delle beatitudini, la chiesa è chiamata alla condivisione con i poveri e gli oppressi di ogni genere. Esorto, perciò, tutti i discepoli di Cristo e le comunità cristiane, dalle famiglie alle diocesi, dalle parrocchie agli istituti religiosi, a fare una sincera revisione della propria vita nel senso della solidarietà con i poveri

COME SI AIUTANO LE MISSIONI?

* con la preghiera: tra le forme di partecipazione il primo posto spetta alla cooperazione spirituale: preghiera,sacrificio, testimonianza di vita cristiana;

* con la sofferenza: a coloro che svolgono il loro ministero pastorale tra i malati raccomando di istruirli circa il valore della sofferenza, incoraggiandoli ad offrirla a Dio per i missionari

* Con le offerte : sono molte le necessità materiali ed economiche delle missioni: per questo occorre rivedere il proprio stile di vita; le missioni non chiedono solo un aiuto, ma una condivisione con l'annunzio e la carità verso i poveri.

* Con l'animazione missionaria: i poveri hanno fame di Dio, e non solo di pane e di libertà, e l'attività missionaria prima di tutto deve testimoniare e annunziare la salvezza in Cristo, fondando le chiese locali che sono poi strumenti di liberazione in tutti i sensi

* Diventando missionario: ”Eccomi, Signore, sono pronto! Manda me” Dobbiamo tutti domandarci perché in varie nazioni, mentre crescono le offerte, minacciano di scomparire le vocazioni missionarie , che danno la vera misura della donazione ai fratelli. Le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono un segno sicuro della vitalità di una chiesa.

* Non possiamo restarcene tranquilli ...pensando a milioni di nostri fratelli e sorelle, anch'essi redenti dal sangue di Cristo, che vivono ignari dell'amore di Dio. Per il singolo credente come per l'intera chiesa , la causa missionaria deve essere la prima, perché riguarda il destino eterno degli uomini e risponde al disegno misterioso e misericordioso di Dio.

 

 

 

15 Gennaio 2018
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