Dio solo conosce le ore e i momenti delle sue opere e ha tutto e tutti nelle sue mani.
Martedì, 28 Gennaio 2020
7 Febbraio 2009
Incontro “Under 15”

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Incontro “Under 15”

Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te ” (2 Tm 1,6)

Dal 3 al 6 febbraio, presso la comunità di Palermo, si è tenuto l'incontro annuale di Formazione permanente riservato ai “preti giovani”. Al raduno, coordinato dal Vicario generale, don Achille Morabito, hanno partecipato una ventina di confratelli, provenienti da tutta Italia e dall'Albania.

Riscattare il tempo!

Il primo incontro formativo si è svolto in episcopio. Mons. Carmelo Cuttitta , vescovo ausiliare di Palermo, che ci ha accolto con grande semplicità e cordialità, ha condiviso alcuni «appunti» sulla Formazione Permanente (FP). In particolare ha sottolineato: il bisogno di entrare nella «logica del coltivarsi» e nella «cultura della FP». I testi biblici di riferimento sono stati tre: Mc 3,14 (“ Ne costituì Dodici che stessero con lui ”: intimità, conoscenza, primato della vita spirituale); Gv 15,4-5 (“ Rimanete in me e io in voi… ”: fedeltà – [dire di non avere tempo, è dichiarare che il rapporto con Cristo si sta perdendo! È un campanello d'allarme. Ecco perché urge riscattare il tempo!]); Lc 10,1 (“ Li inviò a due a due ”: reciproca cura, in una dinamica relazionale; un fatto che riguarda anche l' altro). La FP è, in definitiva, la conformazione a Cristo Buon Pastore. Pertanto, non è importante quello che faccio, ma come lo faccio; il perché lo faccio; il per chi lo faccio! Occorre andare in profondità, alle grandi motivazioni e sentimenti, che generano determinati comportamenti. Per questa ragione, siamo chiamati a rinnovarci continuamente. E il Maestro della FP è il Signore, perché non è in gioco un progetto umano, ma la grazia: il Padre educa, il Figlio forma e lo Spirito trasforma. Tutto questo avviene nell'ordinarietà della vita, nel quotidiano; ma per leggere l'opera della grazia c'è bisogno di docilità ; occorre imparare ad imparare , lasciarsi formare alla vita per tutta la vita.

Al termine della riflessione, vi è stato un fecondo e fraterno dialogo con il giovane vescovo ausiliare, che, prima di salutarci, ci ha dato l'opportunità di ossequiare e salutare l'arcivescovo della città, mons. Paolo Romeo.

“Oggi per me la Chiesa è tutto”

L'accento è proprio su «oggi», perché il «prima» di Biagio Conte , laico, fondatore di “Missione di speranza e carità”, che provvede a 800 poveri della città di Palermo, era simile a quello di tanti giovani: vestire bene, divertirsi…, “fino al giorno in cui i poveri mi hanno cambiato la vita. Crisi intorno ai 23 anni; ricerca di senso, interrogativi (scienza, filosofia, religioni); un travaglio interiore fino ai 26. La risposta era nella mia stanza: il Crocifisso! L'avevo da sempre, ma non avevo compreso che aveva dato la vita per gli altri. Andai via di casa, in montagna; ho fatto l'eremita, ho vissuto di elemosina. Il Signore mi ha forgiato; per fame ho mangiato di tutto. Poi a piedi fino ad Assisi; non volevo tornare in Sicilia, ma il Signore mi rimanda nella Stazione di Palermo, per vivere con loro, non con i barboni, ma con i miei FRATELLI”. Da quel piccolo seme sono germogliate e cresciute tante realtà (due comunità di accoglienza per gli uomini e una per le donne), ma soprattutto il miracolo della Provvidenza. Sembrava di ascoltare Don Orione: “Chi si affida alla Provvidenza non deve mai dubitare”. «Oggi» Biagio è riconoscente al Cardinale Pappalardo, che celebrò la S. Messa con i FRATELLI, sotto i portici della Stazione, e sposò in pieno questo segno provocatorio della carità cristiana; stessi sentimenti per il Cardinale De Giorgi, che ha provveduto alla casa per l' accoglienza delle donne; stesso affetto all'Arcivescovo Paolo Romeo, che Biagio ha definito “prezioso dono del Signore”. Ed è proprio in questo contesto che Biagio ha esclamato: “Oggi per me la Chiesa è tutto”. Seduto in carrozzina, per motivi di salute, ma con occhi che esprimevano serenità, emozione, gratitudine, ha voluto ricordare anche il suo rapporto con Don Orione. La prima occasione sono stati i volontari della nostra parrocchia, che andavano alla Stazione; la seconda circostanza è legata al Santuario di S. Rosalia. Qui ha conosciuto don Antonio Carboni, che lo ha accolto a più riprese, soprattutto nei primi momenti. Grazie a Biagio, grazie a don Pino (sacerdote salesiano, che condivide l'opera e che ci ha accolto appena arrivati), grazie a questi FRATELLI abbiamo assaporato e contemplato un altro miracolo della Divina Provvidenza. La giornata si è conclusa nella frazione di Villagrazia, dove le nostre Consorelle sono impegnate in un prezioso lavoro a favore dei minori, in stretta collaborazione col tribunale.

“La fede è la mia marcia in più”

Nella mattinata del 5 febbraio abbiamo visitato lo stupendo duomo di Monreale, dedicato a Santa Maria Nuova , costruito nel 1174 per volere di Guglielmo II d'Altavilla. Terminata la visita, un'altra breve tappa al Santuario di Santa Rosalia, affidato alla nostra Congregazione, sul Monte Pellegrino. Nel pomeriggio abbiamo visitato un altro «santuario», ma non costruito da mani d'uomo, per parafrasare Ebrei 9,24. Rita Borsellino, sorella di Paolo , giudice, ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992, ci ha fatto dono di una testimonianza commovente, preziosa, indimenticabile. Come i poveri hanno cambiato la vita di Biagio Conte; così «quel 19 luglio» ha cambiato la vita di Rita e di tante altre persone. Quel luogo – via D'Amelio – non è più un posto qualsiasi: “Questo luogo è sacro”; sono state le parole del figlio Claudio. E su quel luogo non c'è un monumento freddo, ma – per volere della mamma di Paolo – un albero di ulivo, fatto arrivare da Gerusalemme. Un albero che dà frutto – non solo olive insperate! – soprattutto nelle coscienze. La signora Rita non ha solo analizzato il fenomeno mafioso (aspetti storici, sociali, culturali, etici, economici), dando criteri di lettura per quanto accade oggi (trasformazioni, globalizzazione), ma ha aperto una finestra nel «santuario» della fede di Paolo, che amava dire: “La fede è la mia marcia in più”. Paolo , ha confidato Rita, aveva l'abitudine di aprire la Bibbia tutte le mattine, specie il libro dei Salmi … E, spesso, un “Aspettate qui” - alla scorta – “vado a trovare in chiesa il Fratello Maggiore (Gesù)”. Il colloquio con i sacerdoti giovani è durato circa due ore; i temi trattati sono stati diversi (ruolo della donna, delle Istituzioni, della politica, della Chiesa). In questo contesto, la signora Rita ha richiamato il famoso discorso di Giovanni Paolo II ad Agrigento e l'esempio di don Pino Puglisi (ucciso dalla mafia un anno dopo di Paolo, il 15 settembre 1993), esortando i giovani sacerdoti a lavorare con dedizione, coerenza e libertà.

La giornata, dopo la celebrazione eucaristica in parrocchia, si è conclusa con un breve incontro con don Domenico Gallizzi, parroco per circa 30 anni allo ZEN (Zona Espansione Nord), quartiere simbolo di emarginazione, ricco solo di tanti problemi. Don Domenico, in Congregazione fino al 1973, ha sintetizzato così la sua opera a favore dei più poveri: “Ho capito da Don Orione che bisognava buttarsi dentro; bisognava farsi mangiare! Vi erano necessità di ogni genere, dalla luce alle fogne”. Classe 1927, a Don Domenico non difettano certo entusiasmo giovanile e passione apostolica per i più poveri, appresa alla scuola del Fondatore.

Ringraziamo il Signore e la comunità di Palermo per quanto abbiamo vissuto e condiviso, in laetitia . Ringraziamo lo Spirito Santo per il dono di tanti fratelli e sorelle nella fede, che rendono vivo il Vangelo, testimoniandolo con gioia e radicalità.

don Achille Morabito

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