Non scordiamoci un solo momento della presenza di Dio.
Mercoledì, 24 Aprile 2019
5 Gennaio 2009
Il risparmio è ancora virtù (IT-ES-PT)

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Roma 5 Gennaio 2008

Rev.mi Direttori Provinciali e
Religiosi e Comunità orionine
Loro Sedi

Prot. EG 09/01

Oggetto: Il risparmio è ancora virtù, in modo speciale in momenti di crisi

Carissimi confratelli tutti:

Deo gratias!

Con l'augurio che il Natale abbia portato serenità e tanti frutti di santità, Vi saluto fraternamente.

Due sono le motivazioni che mi spingono a scriverVi in questa circostanza:

La prima è che abbiamo ancora il ricordo del recente Natale e di Gesù Cristo il Figlio di Dio il Salvatore nato a Betlemme in una stalla sulla paglia. Qui, noi tutti siamo nati e mi viene da dirmi e da proporvi: Torniamo a Betlemme e riprendiamo la nostra identità, la semplicità, l'incarnazione, la povertà assunta con gioia nel giorno in cui ci siamo consacrati al Signore per vivere con la radicalità da Lui vissuta!

Don Orione l'espresse con la sua solita forza: “ Q uante cose vanno a posto, quando Dio ci mette sulla paglia. Bisognerà che ritorniamo sulla paglia se vogliamo fare del bene! Ora vi sembreranno strane queste parole e assurde, ma poi, più avanti, capirete! Preghiamo che il Signore, per destra o per sinistra, ci faccia ritornare sulla paglia ; non per noi, ma per la salvezza delle anime !”.

La seconda è che abbiamo incominciato da qualche giorno l'anno 2009. Un anno tutto particolare dal punto finanziario ed economico.

Un anno che si apre dentro a una profonda crisi mondiale, insolita, imprevedibile, un vero tsunami economico e finanziario come non si conosceva dopo il crac del 1929. È frutto della globalizzazione e dell'egoismo umano. Gravi problemi affliggono grande parte del umanità; 923 milioni di persone soffrono la fame, in costante e grave stato di povertà. Questa situazione drammatica si fa sentire in tutti i paesi.

Anche nei paesi più sviluppati, arrivare alla fine del mese ha incominciato ad essere difficile. Nuovi poveri sono quelli che poco tempo fa vivevano in una forma semplice, senza eccessi, ma ora la crisi li trascina pericolosamente verso la povertà.

Se la crisi colpisce tutti, molto più investe i più fragili, i più poveri che saranno sempre più bisognosi.

La soluzione del problema non è facile. Nessuno ha ricette. Davanti alla crisi economica attuale è molto difficile fare una diagnosi ed una previsione. Le “soluzioni” che si trovano sono solo per tamponare il problema e sono in favore di alcuni interessi molto concreti.

In questa situazione possiamo prevedere che le difficoltà economiche aumenteranno per i nostri Istituti e missioni. Si daranno tagli nei preventivi dei vari Ministeri e così il finanziamento degli Organismi pubblici, dal quale dipende in gran parte il bilancio delle nostre case, diminuirà. Sarà difficile ottenere nuove convenzioni e sovvenzioni per i progetti nuovi. E' facile pensare che anche le entrate di beneficienza diminuiranno, mentre nuovi poveri busseranno alle nostre porte e noi dovremmo pensare a dare nuove risposte.

Davanti a questa problematica la nostra reazione, come religiosi, deve essere quella abituale, ma rinnovata e rinforzata. Ecco a modo di esempio:

  • Fiducia nella Divina Provvidenza, che non significa aspettare che arrivi tutto dal cielo, viene dai benefattori, ma si manifesta anche dalla previdenza pubblica, dalle convenzioni, dall'intelligenza e dall'intraprendenza.
  • Vicinanza a quanti possono avere bisogno della nostra cura spirituale e della nostra compagnia. Ricordiamo quanto fece il nostro Don Orione, specialmente a Genova, Milano e Buenos Aires. Da quelle ore spese da sacerdote per la gente vennero amicizie, collaborazione a nche consistenti beneficienze.
  • Incoraggiare i benefattori con la nostra vita a continuare collaborando con le nostre Opere di carità e con le nostre missioni. Sappiamo che alcuni di loro hanno scelto di vivere risparmiando e privandosi del superfluo per poter condividere con i poveri i propri risparmi, come la povera vedova del Vangelo.
  • Curare i rapporti con gli Organismi pubblici, invitandoli a visitare e conoscere l'Istituto e la Congregazione , così da suscitare in loro stima ed interesse per le nostre Opere.
  • Vivere personalmente e come comunità religiose con austerità e sobrietà come vivono tante persone e famiglie, cercando di risparmiare anche nelle piccole cose: energia, viaggi, chiamate telefoniche, fotografie, carta della fotocopiatrice, abbigliamento di marca, dolci, bibite… Tutto quello che non è necessario per una vita modesta e per la missione da svolgere.
  • Abbiamo pensato qualche volta, se Don Orione non ci avesse proibito il fumo, quanto avremmo speso contro la nostra salute ed a carico dei poveri? Quanti soldi risparmiati in un anno per destinare ai poveri! E così possiamo dire di quelle chiamate telefoniche, o di quelle luci che rimangono accese con inutile spreco.
  • Avere un'amministrazione oculata nelle Opere, cercando di diminuire le spese ed i costi al minimo, pur assicurando che non manchi mai il necessario agli ospiti.
  • Fare nuovi progetti e nuovi lavori solo se sono strettamente necessari. E realizzarli senza lusso ed esibizionismo di eleganza, come voleva Don Orione.
  • Fare il preventivo de spese della comunità e dell'Istituto, verificandolo periodicamente per essere fedeli ad esso e se fosse possibile riaggiustarlo per non superare quanto previsto, anzi risparmiare.

Tra i tanti problemi che ci porta questa crisi finanziaria ed economica, ci viene anche l'opportunità di riflettere su alcuni argomenti che possono essere di rinnovamento per la nostra vita religiosa. Dobbiamo e vogliamo camminare insieme agli uomini e donne che devono lottare per affrontare le difficoltà del momento e vogliamo essere di un modo speciale vicini a quanti sono più colpiti da questa crisi.

Il Signore, per intercessione del nostro Padre Fondatore, ci benedica e ci dia la sua luce perché possiamo trovare la strada del rinnovamento di una vita religiosa più autentica e più donata agli altri, con un stile di vita umile, povero, mortificato e di ardente carità.

P. Fermín Fernández FDP
Economo generale

 

 

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Roma 5 de Enero 2009

 

Rvdos. Superiores provinciales y
Religiosos y Comunidades orionistas

Prot. EG 09/01

Objeto: El ahorro aún es virtud, de forma especial en los momentos de crisis.

Estimados Hermanos:

Deo gratias!

Con el deseo que esta Navidad os haya traído serenidad y muchos frutos de santidad, os saludo fraternalmente.

Dos son los motivos que me mueven a escribiros en esta circunstancia:

El primero es el recuerdo de la reciente fiesta de Navidad y de Jesucristo el Hijo de Dios Salvador, nacido en Belén sobre la paja de un establo que todavía permanece en nuestra mente y en nuestro corazón. Aquí, es donde todos hemos nacido y se me ocurre de proponerme y proponeros: Volvamos a Belén y recobremos nuestra identidad, la sencillez, la encarnación, la pobreza asumida con alegría el día que nos consagramos al Señor para vivir con la radicalidad con la que El vivió!

Don Orione lo expresó con la fuerza que era habitual en él: “Cuántas cosas se ponen en su sitio cuando Dios nos pone en la paja. Será necesario que volvamos a la paja si queremos hacer el bien! Ahora os parecerán extrañas y absurdas estas palabras, pero después, más adelante, entenderéis! Recemos para que el Señor, por activa o por pasiva, nos haga volver a la paja; no para nosotros, sino para la salvación de las almas!”.

La segunda es que hemos estrenado hace algunos días el año 2009. Un año muy especial desde el punto de vista financiero y económico.

Un año que empieza dentro de una crisis profunda mundial, insólita, imprevisible, un verdadero tsunami económico y financiero como no se conocía desde el crac de 1929. Es fruto de la globalización y del egoísmo humano. Graves son los problemas que afligen a una parte grande de la humanidad; 923 millones de personas sufren el hambre, en un constante y grave estado de pobreza. Esta situación dramática se hace sentir en todas las naciones.

También en los pueblos más desarrollados, llegar al final de mes se ha puesto más complicado y difícil para muchos que hace unos meses podían vivir con desahogo, sin sobresaltos. Aparecen los nuevos pobres, aquellos que hace poco tiempo vivían de una forma sencilla, sin grandes excesos, pero a los que ahora la crisis arrastra peligrosamente a los umbrales de la pobreza.

Si la crisis afecta a todos, mucho más concierne a los más frágiles, a los más necesitados que cada vez serán más pobres.

La solución del problema no es fácil. Nadie tiene recetas. Ante la crisis económica actual es muy difícil dar un diagnóstico y un pronóstico. Las “soluciones” que apuntan no van más allá de parchear el problema y a favor de unos intereses muy concretos.

En esta situación podemos prever que las dificultades económicas aumentarán en nuestras Obras y en nuestras misiones. Habrá recortes en los presupuestos ministeriales y en consecuencia la financiación de los Organismos públicos, de la que depende en gran parte el balance de nuestras casas, diminuirá. Será difícil obtener nuevas convenciones y subvenciones para proyectos nuevos. Seguramente diminuirán también las ayudas de beneficencia y de bienhechores, mientras que nuevos pobres llamarán a nuestras puertas y nosotros tendremos que pensar en dar nuevas respuestas a las nuevas necesidades.

Ante esta problemática nuestra reacción, como religiosos, no puede ser otra que la ya habitual, pero renovada y reforzada. He aquí algún ejemplo:

  • Confianza en la Divina Providencia , que no significa esperar que todo llueva del cielo. Esta nos llega a través de los bienhechores, pero también a través de la previdencia pública, de los convenciones, de la inteligencia y audacia de los religiosos.
  • Cercanía a cuantos pueden tener necesidad de nuestra ayuda espiritual y de nuestro acompañamiento. Recordemos lo que hizo nuestro Fundador, Don Orione, especialmente en Génova, Milán y Buenos Aires. De aquellas horas dadas como sacerdote a la gente llegaron las amistades, las colaboraciones y también la consistente beneficencia de bienhechores.
  • Animar con nuestra vida a los bienhechores a seguir colaborando con nuestras Obras de caridad y con nuestras misiones. Sabemos que alguno de ellos han elegido vivir ahorrando y privándose del superfluo para poder compartir con nuestros pobres sus ahorros, como la pobre viuda del Evangelio.
  • Favorecer las relaciones con los Organismos públicos, invitándoles a visitar y conocer la Obra y la Congregación , de tal forma de suscitar en ellos estima e interés por nuestras Casas.
  • Vivir personalmente y como comunidades religiosas con austeridad y sobriedad como viven muchas personas y familias, intentando ahorrar incluso en las pequeñas cosas: energía, viajes, llamadas telefónicas, fotografías, papel para la fotocopiadora, ropa de marca, dulces, bebidas…Todo aquello que no es necesario para una vida modesta y para la misión que hay que desempeñar.
  • Hemos pensado alguna vez, si Don Orione no nos hubiera prohibido fumar, cuánto dinero habríamos gastado contra nuestra propia salud y a cargo de los pobres? Cuánto dinero ahorrado en un año para destinarlo a los pobres! Y así podemos decir de las llamadas telefónicas o de las luces que permanecen encendidas con inútil derroche.
  • Tener una administración prudente en las Obras, procurando disminuir los gastos y los costos al mínimo, pero asegurando que no falte nunca lo necesario a los acogidos.
  • Hacer proyectos nuevos o nuevos trabajos solamente si son estrictamente necesarios. Y realizarlos sin lujo y sin exhibicionismo de elegancia, como quería Don Orione.
  • Preparar el presupuesto de los gastos de la comunidad y de la Obra , verificándolos periódicamente y si fuera posible reajustarlos para no superar lo presupuestado y poder obtener un ahorro mayor.

Entre los muchos problemas que nos acarrea esta crisis financiera y económica, nos ofrece también la oportunidad de reflexionar algunos argumentos que pueden ser de renovación para la vida religiosa. Queremos y debemos caminar junto a los hombres y mujeres que tienen que luchar para afrontar las dificultades del momento y queremos estar cerca especialmente de los más afectados por esta crisis.

El Señor, por intercesión de nuestro Padre Fundador, nos bendiga y nos conceda su luz para que podamos encontrar el camino de renovación de una vida religiosa más entregada a los demás, con un estilo de vida humilde, pobre, mortificado y de ardiente caridad.

P. Fermín Fernández FDP
Ecónomo general

 

 

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Roma, 5 de Janeiro de 2009

 

Rev.mos Diretores Provinciais,
Religiosos e Comunidades orionitas
suas Sedes

 

Prot. EG 09/01

assunto: Economia é ainda virtude, de modo especial, em momentos de crise.

Caríssimos Confrades:

Deo gratias!

Com votos que o Natal tenha trazido muita paz e muitos frutos de santidade, a todos vos saúdo fraternamente.

Dois são os motivos que me levam a vos escrever nesta circunstância:

O primeiro é que vivemos ainda na recordação da recente celebração do Natal e de Jesus Cristo, o Filho de Deus, nosso Salvador, nascido em Belém numa humilde manjedoura de palha. Foi aí, em Belém, que nós todos nascemos; espontaneamente vem-me o impulso de dizer a mim mesmo e de vos convidar: Voltemos a Belém; retomemos a nossa identidade, a simplicidade, a encarnação, a pobreza assumida com alegria no dia em que nos consagramos ao Senhor, para viver com radicalidade como Ele viveu!

Ah! Dom Orione, sim, ele bem soube expressar esse anseio com aquela sua costumeira força: “ Q uantas coisas se recompõem, quando Deus nos faz voltar para a palha. Temos que retornar à palha, se queremos fazer o bem! Sei que agora vos hão de parecer estranhas estas minhas palavras e até absurdas, mas algum dia, mais à frente, havereis de compreender! Peçamos ao Senhor, que por um modo ou por outro, nos faça retornar à manjedoura de palha ; não por nós, mas para a salvação das almas !”.

O segundo motivo é que estamos iniciando o ano de 2009. Um ano todo especial do ponto de vista das finanças e da economia.

Um ano que se abre dentro de uma profunda crise mundial, inesperada, imprevisível, mais parecendo um verdadeiro tsunami econômico e financeiro, como não se recordava desde o malsinado crac das bolsas em 1929. Um fruto da discutida globalização e do egoísmo humano. Graves problemas afligem grande parte da humanidade; 923 milhões de pessoas sofrem fome, vivem em constante e grave estado de pobreza. E essa situação dramática vai se alastrando por vários países.

Até em países mais desenvolvidos, chegar ao fim do mês vai ficando cada vez mais difícil. Falar de Novos Pobres, até bem pouco tempo, era referir-se a grupos de pessoas que viviam de uma forma simples, sem muitos recursos, mas agora a crise os vai arrastando perigosamente para os vórtices da verdadeira pobreza.

Se a crise afeta a todos, muito mais cruelmente investe contra os mais fragilizados, os mais necessitados e mais carentes.

A solução do problema não será fácil. Ninguém tem pronta a receita. Diante da crise econômica atual é muito difícil fazer um diagnóstico e alguma previsão aceitável. As “soluções” até agora apontadas servem apenas para adiar o problema e se dirigem de alguma forma para a proteção de alguns interesses muito particulares.

Nessa situação podemos prever que as dificuldades econômicas aumentarão para os nossos Institutos e missões. Haverá cortes nos orçamentos de vários Ministérios e consequentemente o financiamento dos Organismos públicos, de que depende em grande parte o balanço de nossas casas, diminuirá. Será difícil obter novos convênios e subvenções para projetos novos. E é fácil pensar que também as entradas beneficentes diminuirão, ao passo que novos pobres baterão às nossas portas e nós deveremos preparar-nos para dar novas respostas.

Diante desta problemática a nossa reação, como religiosos, deve ser a habitual, mas renovada e reforçada. Exemplos:

  • Confiança na Divina Providência, que não significa esperar que caia tudo do céu, podendo vir através de benfeitores, mas também da previdência pública, de convênios, e da inteligência e do espírito empreendedor.
  • Aproximação a quantos possam ter necessidade de nossos cuidados espirituais e a nossa companhia. Recordemos quanto fez o nosso Dom Orione, especialmente em Genova, Milão e Buenos Aires. Daquelas horas despendidas na missão sacerdotal, no atendimento de pessoas que venham em busca de conforto e se tornavam depois amizades, colaboração e fontes de consistentes beneficências..
  • Encorajar os benfeitores com a nossa vida a continuar colaborando com nossas Obras de caridade e com as nossas missões. Saibamos que alguns deles optaram por viver de forma econômica e privando-se do supérfluo para poder partilhar com os pobres o fruto de suas próprias economias, imitando a pobre viúva do Evangelho.
  • Cultivar relacionamentos respeitosos com Organismos públicos, convidando-os a visitar e conhecer o Instituto e a Congregação, de modo a suscitar neles estima e interesse por nossas Obras.
  • Viver pessoalmente e como comunidade religiosa em austeridade e sobriedade como vivem tantas pessoas e famílias, buscando evitar desperdícios mesmo em pequenas coisas: energia, viagens, chamadas telefônicas, fotografias, folhas de fotocopiadoras, roupas de “griffes”, guloseimas, bebidas… Tudo que não cabe numa vida modesta nem condiz com a missão que nos cabe desenvolver.
  • Já pensamos alguma vez, se Dom Orione não nos tivesse proibido o fumo, quanto teríamos gasto, com dano de nossa saúde e com prejuízo dos pobres? Quanto dinheiro poupado por ano, podendo se destinar aos pobres! E o mesmo podemos dizer das chamadas telefônicas, ou de lâmpadas deixadas acesas com inúteis desperdícios.
  • Criar uma administração sadia nas Obras, procurando diminuir despesas e custos despropositados, assegurando ao mesmo tempo que não falte o necessário aos nossos hóspedes.
  • Fazer novos projetos e novos trabalhos somente quando estritamente necessários. E realizá-los sem luxo ou exibicionismo de elegância, era como queria Dom Orione.
  • Fazer o orçamento das despesas da comunidade e do Instituto, revisá-los periodicamente para ser fiéis aos mesmos e, sendo possível, ajustá-los para que não se torne desatualizado o que se previu, e se evitem gastos desnecessários.

Entre os problemas que podem vir no bojo desta crise financeira e econômica, aparece-nos também a oportunidade de refletir sobre alguns temas que podem nos ajudar a uma renovação da nossa vida religiosa. Nós devemos e queremos caminhar juntos aos homens e mulheres que lutam para fazer frente às dificuldades do momento atual e nos propomos, de modo especial, estar próximos dos que são mais cruelmente atingidos na hora presente.

O Senhor, por intercessão de nosso Pai Fundador, nos abençoe e nos dê a sua luz para que possamos encontrar a estrada da renovação rumo a uma vida religiosa mais autêntica e mais oferecida aos irmãos necessitados, em um estilo de vida humilde, pobre, mortificado e de ardorosa caridade.

P. Fermín Fernández FDP
Ecônomo geral

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