All'urlo degli insani, che mirano ad accendere l’odio nel cuore del popolo, opponiamo l'armonia e la carità delle nostre preghiere.
Martedì, 7 Luglio 2020
5 Gennaio 2009
Incontro formativo ISO: So a chi ho dato la mia fiducia

So a chi ho dato la mia fiducia

Dal 3 al 5 gennaio 2009 si è svolto a Roma l'incontro formativo dell'ISO. Due i momenti fondamentali: la fraternità tra le componenti del gruppo con una riflessione sui temi paolini guidata dall'assistente nazionale don Enrico Casolari e la partecipazione al Convegno Annuale del Centro Nazionale Vocazioni sul tema " So a chi ho dato la mia fiducia – scelte vocazionali tra paure e fiducia ". Sui temi paolini, don Enrico, dopo aver presentato un quadro sinottico riassuntivo delle principali fasi della vita di Paolo, i passi del Nuovo Testamento che li illustrano (in parallelo storico con alcuni eventi significativi della storia di Roma contemporanea a san Paolo) ha fatto riferimento ad alcuni articoli della Regola di Vita dell'ISO, in particolare all'articolo 27 in cui si sottolinea l'importanza della vita di intimità con Dio, la stessa intimità che portò Paolo ad affermare: - “ non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me ”. All'art. 28 poi si pone l'accento sull'importanza di una preghiera "ecclesiale e popolare", preghiera dallo stesso "respiro universale" che animò l'azione apostolica di san Paolo.

Il Convegno del CNV ha aperto i battenti con la relazione di S.E. Mons. Giancarlo Bregantini . In un mondo afflitto dalla non fiducia e dalla paura i cristiani sono invitati a rinnovare la loro fiducia in Colui che ci ha amato e ha dato se stesso "per me". Il relatore ha utilizzato alcune immagini per sottolineare il valore della fiducia. Prima immagine: il carbonio, a seguito di particolari processi, può dar vita sia al carbone sia al diamante. Ogni uomo ha dentro di sé elementi che possono rendere la persona carbone o diamante. Questa è la vocazione, il passaggio dall'uno all' altro, l'essere l'una o l'altra cosa, è questione di fiducia in un Nome, nel Nome di Gesù. L' incontro con questo Nome segna il passaggio dalla paura al desiderio. Solo se il Nome di Gesù è dolce "si riesce" a lasciare tutto. Non si lascia, infatti, il bello (tutto ciò che naturalmente fa parte della nostra storia) per il brutto ma… per il "più bello”.

La fiducia è toccare con le proprie mani il Dio che ci ha amato ed è anche la capacità di coniugare la libertà e la verità. È la fiducia in Dio che ci fa passare da una sicurezza presuntuosa (sono il migliore… me la cavo da solo…) a una fiducia generosa ed intelligente, così come ha fatto san Paolo. Quest'ultimo quando incontra Cristo conosce la disintegrazione di tutte le sue sicurezze.

Le certezze di Paolo crollano di fronte al perdono di Stefano che con la sua capacità di riconciliazione promuove la fiducia attraverso l'accettazione riconciliata delle proprie situazioni di vita. Le sicurezze di Paolo crollano nella polvere di Damasco nella quale l'"uomo sapiente e forte" è scaraventato dal Dio che lui perseguita e che poi culmina con la caduta delle scaglie dagli occhi privi della luce della vista. Fiducia è avere gli occhi liberi dalle scaglie delle innumerevoli paure che attanagliano ancora il cuore degli uomini!

Le certezze di Paolo, quasi per paradosso, nascono nella dura esperienza del carcere. La fiducia in Dio trasforma il momentaneo svantaggio in vantaggio e diventa forza che cambia la gente intorno a sé, che contagia, che dà slancio e cuore nuovo. La fiducia si consolida, poi, nella capacità di affidare a Dio ciò che noi non possiamo compiere o cambiare e nella capacità di intercessione generosa per i fratelli.

La Dott.ssa Paola Bignardi ha presentato il tema “ Colui che vi chiama è fedele (1 Ts 5, 24). La comunità cristiana, tra urgenze ecclesiali e fiducia in Dio ”. Dio è fedele, ma noi stiamo vivendo diverse crisi, tra cui: la solitudine della famiglia; il mutare dell'atteggiamento di fronte alla vita (il mistero della vita sembra essere nelle mani dell'uomo); le migrazioni dei popoli della povertà; la crisi ecologica; la crisi del dialogo tra le generazioni. Dall'altra parte si avvertono anche degli aspetti positivi, come ad es. c'è molto individualismo, ma c'è anche molta solidarietà, ecc.

Per una conversione ecclesiale, dobbiamo domandarci quale Chiesa vogliamo essere. La risposta è: la Chiesa dell'essenziale con lo sguardo al Signore, la Chiesa della radicalità (Dio è tutto o è niente), la Chiesa che ama il mondo con cuore materno. E per poterlo attuare, la Chiesa deve scegliere alcune priorità ed essere: una Chiesa disposta a convertirsi all'umanità, una Chiesa con i laici, una Chiesa del Vangelo nella vita quotidiana.

Dio è fedele! Dunque, chi ci separerà dal Signore? Chi separerà la Chiesa dall'amore del Risorto che per la sua sposa ha dato la vita? Chi ci separerà dall'amore?

Alla fine la Dott.ssa Paola ha dato qualche risposta flash ad alcune domande. Oggi alla catechesi si arriva, non si parte dalla catechesi. I formalismi nella liturgia, privi di animazione, di approfondimento e di spiritualità, non contribuiscono a vivere bene l'Eucaristia, ma fanno impressione di ridondanza. Spesso i seminaristi appaiono tristi. Ma succede così, perché la vera gioia cristiana è quella interiore, ben diversa da un'allegria vuota senza contenuti. Certo che sarebbe ottimo poter vedere anche fuori quella gioia cristiana profonda, ma a questo si arriva per un cammino spesso lungo e noi non possiamo aspettare di mandare i figli ai seminari finché i seminaristi non cominceranno a sorridere, o meglio, non possiamo aspettare di mandare i figli a scuola, finché la scuola non formerà bene.

Numerosi spunti di riflessione sono stati offerti, inoltre, in occasione della tavola rotonda nella quale si è sottolineata l'importanza dell'educazione dei giovani all'interiorità profonda, ossia dell'educazione alla fame di cose vere, dell'educazione alla preghiera quotidiana, alle mete alte. La riflessione si è incentrata poi sugli stili di vita familiari che possono e devono assumere una connotazione pedagogica alla scoperta della fedeltà di Dio, quali l'esperienza del perdono, dell'accoglienza. Ci si è interrogati, altresì sul come tradurre la fiducia in uno stile educativo. A tal proposito è fondamentale portare nel cuore e trasmettere che c'è una Provvidenza di Dio che ci porta nel palmo della mano (voi valete molto più dei passeri…). Avere sempre uno sguardo capace di cogliere il positivo (la zizzania cresce è vero ma… in mezzo al grano). Avere il coraggio di avere ideali alti, di non vivere la vita come obbligo ma di seguire Quello che si ama.

L‘ultimo giorno è intervenuto P. Amedeo Cencini in una conferenza intitolata: “ Amorevoli come una madre… incoraggiandovi come un padre (1 Ts 2, 7.12). Come educare i giovani alla « fiducia » nelle scelte vocazionali ”. Dio è mistero, anche l'uomo dovrebbe essere mistero per gli altri, non enigma. Il credente dinanzi al mistero scopre la tenerezza dell'Eterno. Questa dovrebbe riflettersi nell'uomo spirituale e diventare la tenerezza vocazionale (dell'animatore vocazionale).

Rimane sempre il mistero della scelta. Oggi stiamo vivendo una cultura dell'indecisione (o paura di scegliere). Incontriamo spesso le situazioni di non scelta, di scelta delegata e del “così fan tutti”, di scelta contraddittoria e …infedele, di scelta ripetitiva e sterile, di scelta egoista e cieca, di scelta imbecille e odiosa.

Ogni decisione ha i suoi elementi costitutivi: desiderio (elemento preferenziale), rinuncia (elemento mortificante), legame col passato (elemento temporale), orientamento verso il futuro (elemento prospettico) e zona scoperta e a rischio (elemento misterioso). Per un tipo di persone decise, la decisione porta un prezzo da pagare, ma il prezzo pagato dà un'altra qualità alla vita.

Un argomento importante su cui si è anche concentrato p. Cencini è stata la pedagogia della decisione. Ha riportato l'esempio di due personaggi mitologici, Ulisse e Orfeo, che affrontavano le sfide e le tentazioni in due modi essenzialmente distinti. Il primo, solcando il mare, per sentire il canto delle Sirene e non lasciarsi stregare dalla loro voce, si è fatto legare, ma ai rematori ha fatto turare le orecchie, affinché non ascoltassero né canto delle Sirene e né la sua voce quando gridava implorando di scioglierlo. Orfeo, invece, cosciente del suo talento e dell'abilità di suonare, in cui confidava, ha affascinato i rematori, i quali, attratti dalla bellezza del suo suono hanno continuato a navigare tranquilli. Il primo di loro ha superato la prova, ma non è cresciuto interiormente, mentre il secondo ha superato la prova ed è anche cresciuto nell'aspetto personale.

Nel far maturare la decisione è importante favorire la circolarità dei processi (spirituale e psicologico) donando fiducia (dal problema religioso al problema psicologico), leggere il mistero e convertire paure e resistenze (dal problema psicologico al problema religioso).

Alla fine, P. Amedeo ha sottolineato l'importanza dell'annuncio, se esso vuole essere efficace, deve essere "personale", concentrandosi più sulla parresia.

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