II silenzio è riposo morale (...) e silenzio religioso è, per lo spirito, preghiera, adorazione e unione con Dio.
Domenica, 21 Aprile 2019
8 Settembre 2008
Omelia durante la prima professione - Bonoua Costa d'Avorio

Première Profession Religieuse
Bonoua, le 8 Septembre 2008

Carissimi,

Vi saluto tutti nel Signore, anche a nome del nostro Superiore Generale Don Flavio Peloso, e vi ringrazio di cuore per l'accoglienza che mi avete offerto. Sono lieto di partecipare a questa celebrazione nella quale i nostri fratelli – Gabriel, Paul Moise, Morris, Gabin, Justin, Gaston, Richard, Constant, Emmanuel, Olivier, Adam, Julien e Jean – si consacrano al Signore con la professione pubblica dei consigli evangelici. Mi sento particolarmente onorato dal fatto che, nel mio primo viaggio in Africa, la mia prima visita alla Vice-Provincia “ Notre Dame d'Afrique ”, sia coronata da un evento che dimostra la sua vitalità e la sua forza, suscitando tanta speranza per la Congregazione e per la Chiesa.

Per questo dono generoso, per questa grazia immensa, vogliamo ringraziare il Signore e lo facciamo nel Sacrificio Eucaristico, celebrando l'odierna festa liturgica della Natività della Beata Vergine Maria. È una bellissima coincidenza, un avvenimento senza pari: festeggiare il “sorgere” della vita di Maria Santissima, nel cui grembo si farà carne per noi il Figlio di Dio, e offrire qui, al Signore, il “sorgere” alla vita consacrata, nella Congregazione di Don Orione, di tredici giovani africani.

La vita che nasce e che muove i suoi primi passi è sempre motivo di gioia e di festa. “Celebriamo con gioia la nascita della Beata Vergine Maria”: è quanto dice la liturgia odierna nell' antifona di ingresso, non solo come un invito alla partecipazione a questa festa, ma anche come annuncio di quello che accade in seno alla famiglia di Maria. La nascita, l'apparire misterioso e sublime di ogni esistenza umana, il respiro iniziale di una persona, illumina la vita di un nucleo familiare, infonde nuove speranze, suscita buoni sentimenti, provoca entusiasmo e la voglia di fare di più di quello che si fa ogni giorno, perché quella vita, nella sua fragilità e innocenza, possa svilupparsi in modo eccezionale, con radiosa luminosità. Una nascita, per i genitori e per la famiglia, soprattutto nel vostro contesto africano, è sempre una benedizione, un dono divino, è un segno di fertilità e di fecondità. Ha detto Giovanni Paolo II che “L'africano ama i figli, accolti gioiosamente come un dono di Dio (…) rispetta la vita che viene concepita e nasce. Gioisce di questa vita.” (Ecclesia in Africa, 43).

Anche per la famiglia di Don Orione il “sorgere” alla vita consacrata – e perché non dirlo - la “nascita” di questi tredici giovani nella famiglia orionina, è una copiosa benedizione dal Cielo, un dono divino, un segno visibile della fecondità e della fertilità della Congregazione e del suo carisma. È questo un evento che illumina la nostra vita di Congregazione, che allontana da noi la tentazione di cedere al pessimismo e infonde nuove speranze per il presente e per il futuro della nostra presenza in terra africana, e oso dire, non solo in Africa. Questi giovani che arrivano ci incoraggiano a spingere il nostro sguardo avanti, verso il futuro, ci liberano dall'immobilità e sfidano la nostra capacità di programmare e di progettare, di offrire una formazione accurata e una testimonianza credibile, confermano – infine – la validità del generoso impegno nell'operare il discernimento e la promozione delle vocazioni di speciale consacrazione.

A voi, cari giovani novizi, tocca accogliere il dono di questa nuova vita come una predilezione di Dio. Egli vi chiede di accoglierlo e non solo, ma anche di svilupparlo nella pratica dei consigli evangelici, in un nuovo stile di vita, dando testimonianza della santità della Chiesa. Sarà vostro dovere impegnarvi nel vivere in maniera radicale il S. Vangelo, con i vincoli dei voti di castità, di povertà, di obbedienza e di speciale fedeltà al Santo Padre, in fraterna comunione, nell'esercizio dell'apostolato della carità.

La festa della Natività di Nostra Signora ci porta, col messaggio della gioia, il senso della famiglia, o meglio, della storia di ogni famiglia: si nasce inseriti in una famiglia, legati ad una tradizione. Ogni bimbo che nasce è carico di storia, di una storia fatta di luci e di ombre ma che diventa anche lezione per la vita quotidiana e per il cammino di fede.

Il brano del Vangelo di Matteo appena ascoltato che racconta l'annunciazione, sotto la prospettiva di Giuseppe, è preceduto dalla “genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo”. Si tratta in sintesi di un elenco dei nomi degli antenati di Gesù. Dietro ogni nome, una storia: “Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe…” e così via. La nascita di Cristo ci viene presentata carica di storia, dimostrando anche che Dio è fedele alle sue promesse e riesce, pur nell'infedeltà e nella poca corrispondenza degli uomini, a sviluppare i suoi progetti, e a guidare la storia dei suoi figli, verso Cristo Suo Figlio.

Con la professione dei consigli evangelici, carissimi giovani, entrate a far parte della storia della famiglia orionina e i vostri nomi saranno scritti nell'elenco generale dei Figli della Divina Provvidenza e nell'elenco, già espressivo e rilevante, dei figli di Don Orione in Africa.

Ricordando la genealogia di Gesù nella festa della Natività della Sua Madre, come non pensare all'albero genealogico dei missionari orionini che hanno lavorato per la crescita della Congregazione qui, in Costa d'Avorio e in Africa, lasciando un patrimonio di buone opere, di testimonianza di fede e di carità? Era la missione che Don Orione aveva nel cuore, come si sa da una lettera che scrisse nel 1922, ma che hanno realizzato i suoi figli, arrivati qui agli inizi degli anni '70.

Penso, con una buona ragione, che è nato in voi il desiderio di far parte della famiglia orionina, e di avere operato questa scelta, specialmente nel contesto della società odierna, spinti, ciascuno a suo modo, dagli esempi e dallo spirito che ha animato i vostri sacerdoti orionini. Vi ha colpito, – in modo discreto e misterioso o forse in un modo chiaro e pubblico – la sensibilità che i figli di Don Orione hanno dimostrato verso i vostri connazionali, specialmente verso quelli più poveri e bisognosi. Ha colpito il vostro cuore il modo in cui questi religiosi – fino a qualche tempo fa solo stranieri, ma oggi anche africani – si sono chinati davanti ai vostri fratelli e sorelle e li hanno serviti con amore e con incondizionata dedizione.

Quante testimonianze abbiamo sentito relative alle condizioni di adulti, e specialmente di bambini, che spesso arrivavano alla Missione in uno stato miserevole e di infermità grave, talvolta morale oltre che fisica, e tramite l'impegno dei missionari e dei volontari, nelle strutture orionine, hanno ritrovato la vita. Ho letto una di queste testimonianze fatta da Don Angelo Mugnai, in occasione della festa di inaugurazione del Blocco Operatorio: un ragazzino, aiutato nella sua infermità alle gambe aveva esclamato: “Strisciavamo come serpenti, ora siamo eretti e possiamo guardare le persone negli occhi. Siamo finalmente esseri umani”.

Quanto sacrificio veramente eroico per “parlare” del Vangelo tramite l'apostolato della carità verso il più piccolo, il più debole, verso chi non aveva nessuno che si occupasse del suo caso pietoso! Quante risposte concrete al mandato di Cristo di annunziare il Vangelo, occupandosi della catechesi, della celebrazione dei sacramenti e della costituzione delle comunità ecclesiali.

Ma questi uomini, religiosi e figli di Don Orione, custodiscono un segreto che sicuramente vi è stato rivelato durante il tempo di noviziato. La dedizione totale, il servizio al prossimo, nel più totale disinteresse affettivo ed economico, nella libertà totale e senza esclusivismo egoistico, con un amore indicibile, è possibile solo attraverso una consacrazione religiosa, attraverso i voti di castità, di povertà e di obbedienza, attraverso la comunione totale con il Signore, attraverso il “contatto personale dialogico quotidiano con la Parola di Dio” (Don Flavio) e le dinamiche proprie della vita di comunità.

In una lettera di molti anni fa, Don Angelo Mugnai informava che la missione era posta sulla collina quasi a vigilare, benevola, sui quartieri di Bonoua. Ecco una immagine espressiva di quel segreto di vita consacrata orionina: stare con Cristo sulla collina e andare verso la pianura, nei quartieri dove vive la gente per promuovere la cultura della vita, della vita di fede.

Le parole del Santo Padre Benedetto XVI sono ancora più chiare: “La descrizione più concisa della missione del religioso ci è data dall'evangelista Marco che, nel racconto della chiamata dei Dodici dice: ‘Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli' ( Mc 3, 14). Stare con Lui e, come inviati, essere in cammino verso la gente – queste due cose vanno insieme e, costituiscono l'essenza della vocazione del religioso: stare con Lui ed essere a servizio dei fratelli – . Solo chi sta “con Lui” impara a conoscerlo e può annunciarlo veramente.”

Convivendo con i religiosi orionini, specialmente durante il noviziato, siete stati avvicinati e formati nello stile di Don Orione, avete conosciuto il nostro modo di fare apostolato e di servire il Signore, avete respirato aria di famiglia, di una nuova famiglia, della vostra famiglia. Questa famiglia vi accoglie in questo giorno! Ben arrivati.

Che la benedizione e la protezione del Signore, che invochiamo per l'intercessione del nostro Santo Fondatore e di Maria Santissima, nel giorno liturgico della sua nascita, vi accompagni sempre. Amen!

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