puri sono i padroni del cuore di Dio.
Mercoledì, 22 Maggio 2019
8 Aprile 2008
San Luigi Orione e il Papa

SAN LUIGI ORIONE E IL PAPA

di Alessandro Belano

L'articolo 5 delle Costituzioni dei Figli della Divina Provvidenza, l'Istituto fondato da san Luigi Orione, recita:

Fine speciale della Congregazione è diffondere la conoscenza e l'amore di Gesù Cristo, della Chiesa e del Papa, specialmente nel popolo; trarre ed unire con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore i figli del popolo e le classi lavoratrici alla Sede Apostolica, nella quale, secondo le parole del Crisologo, il beato Pietro vive, presiede e dona la verità della fede a chi la domanda. Ad omnia in Christo instauranda, ut fiat unum ovile et unus pastor .

Vivere e diffondere l'amore al Papa e alla Chiesa è, pertanto, il cuore dell'identità carismatica di san Luigi Orione, il quale si contraddistingue nella storia della Chiesa come uno dei più convinti e dinamici rappresentanti. Questo breve excursus intende descrivere il ritratto papalino di san Luigi Orione come viene testimoniato dal suo dire e dal suo fare.

I FATTI

Studente di teologia, all'età di vent'anni (1892), il chierico Luigi Orione scrive a un suo amico: Vivere e morire per Gesù, vivere e sacrificarci per la salvezza della nostra e delle altrui anime: vivere e procombere da eroi per le sante ragioni del Papa, che si identificano coi sacri diritti di Cristo: ecco il programma dei santi: facciamolo nostro... ( Scritti , 35,2).

Nello stesso anno 1892 egli prepara una pubblicazione, Il martire d'Italia, con la quale intende mostrare il valore del Sommo Pontefice Pio IX e smascherare i tanti travisamenti ideologici e politici sulla sua persona e sul suo operato.

Il primo numero del foglietto stampato da don Orione La Scintilla , il 25 settembre 1895, riporta la Preghiera per ottenere di essere sempre uniti e sottomessi al Papa , scritta da Ausonio Franchi, pseudonimo di don Cristoforo Sonavino, ritornato alla Chiesa dopo un lungo periodo di smarrimento e crisi interiore. Da questa preghiera don Orione - allora appena ordinato sacerdote - trae sentimenti, pensieri stimoli all'amore del Papa.

Il 18 giugno 1899 don Orione traccia, in un breve promemoria, il programma di una Compagnia del Papa con quarto voto che completa quanto ha già confidato a don Carlo Perosi in una lettera del 4 aprile 1897. In tale documento egli fissa in modo articolato e dettagliato il proprio pensiero che renderà più concreto nelle prime stesure delle Costituzioni.

Nel 1900 don Orione redige un vero e proprio "programma" carismatico e istituzionale di cui si conservano diverse stesure. In una di queste, datata 14 novembre 1900, egli scrive:

Gesù - Papa - Anime. Il fine di questa minima Compagnia del Papa è di compiere la volontà di Dio e di cercare la sua maggiore gloria coll'attendere, con la divina grazia, alla propria salute e perfezione e alla salute e santificazione del prossimo; adoperando ogni studio a crescere in sé e nei fedeli l'amore di Dio e del Papa, avendo per suo programma immediato l'attuazione completa del programma Papale, di aiutare, con ogni opera di cristiana carità, le anime a convertirsi alla nostra Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana - consacrandosi in speciale modo ad ottenere l'unione delle chiese separate, ut fiat unum ovile et unus Pastor! ( Scritti , 52,2).

In una lettera dell'11 febbraio 1903, documento di somma importanza, don Orione chiede al suo Vescovo, Mons. Igino Bandi, di emettere il decreto di approvazione dell'Istituto detto L'Opera della Divina Provvidenza. Nell'occasione egli presenta il piano programmatico della nascente istituzione. Si tratta della magna charta della famiglia orionina, nella quale il Fondatore, certamente per ispirazione divina, fissa in questi termine lo scopo della sua Opera:

Compiere, con la divina grazia, la volontà di Dio nella volontà del beato Pietro il romano pontefice e cercare la maggiore gloria di Dio con attendere alla perfezione dei suoi membri e impiegarsi, con ogni opera di misericordia, a spargere e crescere nel popolo cristiano, e specialmente nell'evangelizzare i poveri, i piccoli e gli affitti da ogni male e dolore, un amore dolcissimo al Vicario in terra di n. Signore Gesù Cristo che è il romano pontefice, successore del beato apostolo Pietro, coll'intento di concorrere a rafforzare, nell'interno della s. Chiesa, l'unità dei figli col padre e, nell'esterno, a ripristinare l'unità spezzata col padre ( Scritti , 45,21).

Nel 1904 don Orione interviene presso il neoeletto Pio X per incoraggiarlo ad aprire la causa di canonizzazione del suo predecessore: Mio Beatissimo Padre, prostrato ai Vostri piedi benedetti umilmente Vi supplico di degnarVi dare mano alla Causa del Santo Padre Pio IX e Vi conforto a volerlo glorificare ( Scritti , 48,21).

In tutta la sua vita don Orione resterà fedele ai suoi principi carismatici e cercherà di promuoverli anche tra i laici. Dalle rovine di Messina, il 24 gennaio 1911, egli scrive al Conte Zileri dal Verme:

Se Lei rivedrà il Papa [Pio X], Gli baci il Sacro piede per me; io intendo con questo atto fare atti di amore a N.S. Gesù Cristo, e di mettermi ai piedi del Suo Vicario in terra con tutta la mia mente, con tutto il mio cuore, con tutta la mia vita. Io sento un gran bisogno che in Italia si faccia qualche cosa di più per il Papa... È inutile farci delle illusioni: vi è una congiura di discredito e di alienamento degli animi contro la Santa Sede , e anche dai buoni si ha una specie di rispetto umano di mostrarsi schiettamente papali. È d'uopo fare i supremi sforzi per restaurare in Italia tra i cattolici l'attaccamento pieno e l'amore alla vera vita cristiana e a tutto ciò che vuole e desidera la Santa Sede... ( Scritti , 63,69).

Ad un sacerdote, il canonico Arturo Perduca, che ha chiesto di entrare nella Piccola Opera, il Fondatore scrive in data 20 maggio 1911:

Questo Istituto ha uno scopo santissimo, tanto caro al Santo Padre e alla Chiesa e adatto a consolare la Chiesa per i dolori che essa passa... Qui con noi sarete crocifisso fin che volete: anzi, non abbiamo altra gioia che di vivere e consumarci d'amore per la Chiesa con Nostro Signore ( Scritti , 31,5).

Nel gennaio 1912 don Orione avverte con queste parole un giovane che desidera essere accolto come novello aspirante:

Tu dovrai essere fedelissimo seguace in tutto - anche nei desideri - del Santo Padre, e figliuolo devoto a Lui e alla Santa Chiesa di Roma e ai veneratissimi Vescovi che sono col Papa, sino alla consumazione di te stesso, sino alla morte e sentire con Essi e amarli e difenderli come un figlio farebbe per difendere suo Padre e, se facessi diversamente, tradiresti al tutto lo spirito della nostra professione... ( Scritti , 32,1).

Il 26 giugno 1912 scrive al Card. Merry del Val, Segretario di Stato di Pio X:

Questo povero scritto vorrebbe essere come la voce d'amore filiale al Papa della piccola Congregazione nascente, la quale questo appunto ha fine: di unire un vincolo dolcissimo e strettissimo e saldissimo di affetto e di fedeltà tutta la mente e il cuore nostro e dei giovani e orfani a noi affidati dalla Divina Provvidenza alla sede Apostolica, nella Quale, secondo le parole del Crisologo, il Beato Pietro "vive, presiede e dona la verità della fede a chi la domanda" ( Scritti , 67,59).

In data 2 marzo 1920 don Orione scrive la propria epigrafe e la affida al suo collaboratore e successore. Il testo recita: Qui riposa nella pace di Cristo il Sacerdote Luigi Orione dei Figli della Divina Provvidenza che fu tutto e sempre della Chiesa e del Papa. Pregate per lui ( Scritti , 57,88).

Il 5 gennaio del 1928 scrive una lunga e preziosa lettera ai sacerdoti, chierici e probandi della Casa di Zdunska Wola in Polonia. Puntualizza con questi termini lo scopo della sua Istituzione:

Scopo precipuo della nostra Congregazione è vivere di amore al Papa e diffondere, specialmente nei piccoli, negli umili, nel popolo, il più dolce amore al Papa e l'obbedienza piena e filiale alla Sua parola, ai Suoi desideri. Sopra tutte le nostre fronti dev'essere scritto e portato alto il nome del Papa; su tutti i nostri cuori dev'essere inciso il nome benedetto del Papa; la nostra vita deve essere consacrata al Papa e alla Chiesa Santa di Gesù Cristo ( Scritti , 52,66).

A don Carlo Pensa, che diventerà suo secondo successore, egli scrive nel 1930:

Per divina misericordia noi siamo, cari miei figli, e dobbiamo, vivi e morti, sempre essere servi e figli della S. Chiesa e dei Vescovi: quello che essi vogliono, e noi lo vogliamo: quello che essi desiderano, e noi lo desideriamo. Il Papa e i Vescovi, e anche i sacerdoti secolari, sono i nostri padroni ed io voglio essere e sempre mi onorerò di essere per divina grazia, il loro straccio, felice d'essere uno straccio nelle loro mani e ai loro piedi ( Scritti , 20,222).

La fede e l'amore di don Orione alla Chiesa, al Papa e ai Vescovi erano ispirati e fondati sulle ragioni rivelate dal Vangelo, non su motivi o calcoli umani. Nel 1930 egli preferì rinunciare a una munifica donazione da parte di un senatore brasiliano perché si rese conto che l'Istituzione non aveva l'esplicito benestare del Vescovo: È nostro stile - sottolineava - operare sempre da umili e fedeli figli della Santa Chiesa di Gesù Cristo, mettendoci nelle mani e ai piedi dei Vescovi... ( Scritti , 51,119).

Don Orione non era un esaltato papalino: amava il Papa, chiunque fosse, senza distinzione di nomi, come riconosceva di avere imparato da don Bosco. Nel 1933, conversando con un suo chierico, giunse a dire: Anche se fosse stato fatto Papa Garibaldi, sarebbe Papa, sarebbe Papa! Ricordatevi di queste parole. Il figlio della Divina Provvidenza deve essere una grande forza di amore alla Santa Chiesa e al Papa, qualunque nome porti.... E aggiungeva: Vi lascio dei debiti, ma vi lascio anche - ed è quel che più preme - il buon nome di figli devoti alla Santa Chiesa....

In più di una occasione amava ripetere ai suoi chierici e sacerdoti qual era lo scopo della sua istituzione:

Fine della nostra Congregazione è istruire nella fede i poveri e gli ignoranti nelle cose di Dio, e farli rivolgere alla Chiesa Madre di Roma... Niente sta più a cuore ai Congregati che di rendersi ogni giorno e ad ogni istante quasi olocausti viventi di riverenza, di obbedienza cieca e di amore tenerissimo alla Chiesa e al dolce Cristo in terra che è il Papa. Per quanto siamo pochi e piccoli nessuno ci dovrà vincere nel lavorare e sacrificarci a diffondere e radicare nei cuori l'amore al Romano Pontefice quanto più accanita è la guerra che contro di lui si combatte... Tutta la nostra vita e tutte le nostre operazioni debbono attestare che siamo i veri figli della Chiesa... ( Scritti , 110,97).

Don Orione non poteva tollerare chi parlasse male o chi non parlasse con sufficiente rispetto e amore della Chiesa, dell'autorità ecclesiastica, dei dicasteri romani. Giunse a rimproverare un Vescovo perché, davanti a insinuazioni irriguardose verso la Chiesa e il Papa, durante un ricevimento, aveva taciuto senza reagire.

Don Carlo Pensa ricorda: Un giorno a Venezia io ero con lui che lo accompagnavo dal Patriarca. Sul ponte, dinanzi alla Chiesa di San Moisè, ci incontrammo con l'Arcivescovo di Messina, Mons. Paino. Don Orione, dopo averlo ossequiato e complimentato, volle da lui la benedizione che ricevette inginocchiato là sul ponte dinanzi a tutto l'andare e venire della gente, con le mani giunte come se fosse in chiesa dinanzi all'altare. E anch'io dovetti inginocchiarmi....

Quando giungeva a Roma, don Orione era solito fare visita alla basilica di san Pietro e prostrarsi sulla tomba del primo Papa, con fede vivissima. In una di queste occasioni, baciando il piede della statua bronzea di san Pietro, dichiarò: Voglio mettere la mia dura cervice sotto i piedi di San Pietro perché mi tenga a posto i sentimenti... e piegò il capo sotto di esso.

Don Orione seppe stare a fianco del Papa e "in ginocchio", spesso anche fisicamente. Il 28 ottobre del 1939 l 'auto di Pio XII, di ritorno da Castelgandolfo, sostò sulla via Appia la Patagonia romana che Pio X aveva affidato agli orionini. Don Orione, a pochi mesi dalla morte, si avvicinò e si inginocchiò davanti la porta dell'automobile, circondato dai confratelli e da 1200 allievi dell'Istituto San Filippo. Il Papa si sporse. Don Orione gli prese la mano, la baciò e se la calcò sul capo chinato con gesto umile, riconoscente, credente. Pio XII lo lasciò fare e lo benedisse.

GLI INSEGNAMENTI

Si può dire che ogni pagina dell'immenso epistolario di san Luigi Orione (circa 12.000 lettere) è contrassegnata dal sigillo della fedeltà e dell'amore per la Chiesa e il Papa. Eccone alcune attestazioni tra le più significative:

Nessuno ci vinca nella sincerità dell'amore, nella devozione, nella generosità verso la Madre Chiesa e il Papa; nessuno ci vinca nel lavorare, perché si seguano i desideri della Chiesa e del Papa, perché si conoscano e si amino di più la Chiesa e il Papa... (Lettera del 3 luglio 1912; Scritti, 52,155).

Parliamo volentieri di chi tanto amiamo, del Papa: parliamo della Sua autorità, dell'obbedienza che gli dobbiamo, della sapienza delle Sue disposizioni, della devozione che si deve al Papa. Il nostro Credo è il Papa, la nostra morale è il Papa; il nostro amore, il nostro cuore, la ragione della nostra vita è il Papa. Per noi il Papa è Gesù Cristo: amare il Papa e amare Gesù è la stessa cosa; ascoltare e seguire il Papa è ascoltare e seguire Gesù Cristo; servire il Papa è servire Gesù Cristo; dare la vita per il Papa è dare la vita per Gesù Cristo! (Lettera del 5 gennaio 1928; Scritti , 52,66).

Detestiamo e teniamo lontani dalle nostre case ogni scritto dove si dicesse male del Papa, dove se ne scemasse l'autorità e le prerogative, dove se ne censurassero le disposizioni o si contenessero dottrine o sentimenti meno che conformi ai suoi insegnamenti (Lettera del 5 gennaio 1928; Scritti , 52,66).

La nostra sottomissione al Papa non si restringe alle definizioni ex cathedra : non si restringe ad una sottomissione sincera ai suoi insegnamenti sotto qualunque forma impartiti, o per Sé o pel tramite delle Sacre Congregazioni, dei Nunzi o Delegati Apostolici, dei Vescovi o d'altri inviati da Lui; non si restringe a seguirne prontamente e con ilare animo o a farne eseguire gli ordini; ma i Figli della Divina Provvidenza devono avere per legge di vivere solo e far vivere le anime di una vita di unione strettissima e dolcissima e filiale col Vicario in terra di Gesù Cristo: onde ogni avviso, ogni consiglio, ogni desiderio del Papa deve essere un comando, e il più dolce comando, per noi (Lettera del 5 gennaio 1928; Scritti , 52,66).

Vivere, operare e morire d'amore per il Papa: ecco, questa, e solo questa, è la Piccola Opera della Divina Provvidenza. Non vogliamo, non conosciamo altro maestro né altra luce... non conosciamo, non vogliamo altro Pastore; non conosciamo né vogliamo altro Padre, né altro Cristo pubblico e visibile in terra. Nelle conversazioni non tolleriamo parola - e non dico parole, ma parola - men che rispettosa verso la persona o l'autorità del Papa, delle Sacre Romane Congregazioni, dei Nunzi Pontifici o Legati Papali, o meno deferente alle disposizioni della Santa Sede (Lettera del 5 gennaio 1928; Scritti, 52,66).

Facciamoci un grande e dolce obbligo di praticare anche le minime raccomandazioni del Papa. In una parola, siate sempre e ovunque figli devotissimi del Papa; date energie, cuore, mente e vita a sostegno della Chiesa di Roma, Madre e Capo di ogni e di tutte le Chiese del mondo; a sostegno del Papa, della Sua autorità e libertà, e a diffusione del Suo amore (Lettera del 5 gennaio 1928; Scritti , 52,66).

Amiamo il Papa! e amiamolo come lo amarono i Santi. Non troverete un Santo che non sia stato col Papa in tutto. Vi sono però oggi taluni che credono la Religione una ispirazione della propria coscienza: essi vogliono stare nella Chiesa, ma vogliono poi pensare ed agire contro il Papa. Se nella fede e nella morale non sono in tutto col Papa, essi sono fuori della diritta via del Signore... (Appunti senza data; Scritti , 108,37).

Oggi taluni credono che la religione sia un concetto o un'ispirazione della propria coscienza o della propria opinione o della propria ragione... Essi si dicono cattolici, ma lo sono sino ad un certo punto: vogliono essere cattolici, ma a modo loro. Vogliono stare nella Chiesa, ma pensano e agiscono contro il Papa; in verità essi non sono cattolici e sono tra i nemici più pericolosi della santa Chiesa di Gesù Cristo (Appunti senza data; Scritti , 108,37).

Questa è l'eredità che vi lascio: che nessuno ci dovrà mai superare nell'amore e obbedienza, la più piena, la più filiale, la più dolce al Papa e ai Vescovi (Lettera del 27 maggio 1930; Scritti , 20,222).

Il Papa è la sintesi vivente di tutto il Cristianesimo, è il capo e il cuore della Chiesa, è luce di verità indefettibile, è la fiamma perenne che arde e splende sul monte santo (Lettera del 29 giugno 1937; Scritti , 52,39).

Il Papa è Pietro: parla il Papa, parla Pietro; parla Pietro, parla Cristo; amare il Papa, è amare Pietro, è amare Cristo: in Pietro si celebra il Papa, si celebra Cristo (Lettera del 29 giugno 1937; Scritti , 52,39).

Questo breve excursus sulla devozione e dedizione di don Orione nei riguardi del Papa e della Chiesa ci aiuti a rinnovare la nostra fedeltà al Papa, incarnando le parole del nostro Fondatore:

Noi dobbiamo palpitare e far palpitare migliaia e migliaia di cuori attorno al cuore del Papa. Dobbiamo portare specialmente a lui i piccoli e le classi degli umili lavoratori, tanto insidiate, portare al Papa i poveri, gli afflitti, i reietti, che sono i più cari a Cristo e i veri tesori della Chiesa di Gesù Cristo. Dal labbro del Papa il popolo ascolterà, non le parole che eccitano all'odio di classe, alla distruzione e allo sterminio, ma le parole di vita eterna, le parole di verità, di giustizia, di carità: parole di pace, di bontà, di concordia, che invitano ad amarci gli uni con gli altri, e a darci la mano per camminare insieme, verso un migliore, più cristiano e più civile avvenire (Lettera del 29 giugno 1937; Scritti , 52,39).

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