Consacriamo il riposo, il silenzio della sera alla conoscenza di noi, all’amore di Dio e delle anime con la preghiera.
Venerdì, 19 Aprile 2019
24 Febbraio 2008
È difficile educare oggi?


È difficile educare oggi?

Torna e ritorna il tema dell'educazione dei ragazzi, sollecitato dalle pagine dei giornali, che narrano quotidianamente di episodi di bullismo e prepotenza tra giovani coetanei; dai dibattiti televisivi che amplificano, a ragione o a torto, il fenomeno. E dal nostro quotidiano che spesso, in tema di educazione, ci porta a concludere con rassegnazione che i tempi sono cambiati.

Oggi educare è diventato un “compito urgente”: così è stato definito da Benedetto XVI, nella sua lettera firmata il 21 gennaio scorso, ed indirizzata alla diocesi di Roma. Un documento mirabile, sotto più aspetti, stillato soprattutto per “rispondere a quella domanda educativa che oggi avvertono dentro di sé i genitori, preoccupati per il futuro dei propri figli, gli insegnanti, che vivono dal di dentro la crisi della scuola, i sacerdoti e i catechisti che sanno per esperienza quanto sia difficile educare alla fede, gli stessi ragazzi, adolescenti e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide di vita” (Benedetto XVI, Lettera sul compito urgente dell'educazione , 21 gennaio 2008).

E' difficile educare oggi? Certamente sì, come lo è stato per don Orione, e per chi, come don Bosco, don Rua, Filippo Neri e tanti altri, avvertendo a loro volta, il compito urgente dell'educazione, hanno scelto di offrire sé stessi e la loro coerente testimonianza di vita per la salvezza della gioventù. Il compito urgente dell'educazione parte dalla famiglia, si inserisce nella scuola, si sparge in tutte quelle Istituzioni che, occupandosi di educazione, inevitabilmente sanno di quella responsabilità per l'altro che si fa' amore del prossimo e, per chi crede, tenerezza di Dio nel quotidiano.

Rilevo con compiacenza che Sua Santità ha utilizzato, per la sua lettera, il termine “compito”. E, invero, educare non dev'essere un problema , ma, più propriamente, un compito. Così pensava don Orione che il 21 febbraio 1922 inviava da Victoria – Buenos Aires, a don Camillo ed ai chierici in una mirabile lettera, ancora manifesto di uno stile educativo “tutto nostro”, “indicazioni, semplici e concrete, sugli aspetti fondamentali e comuni dell'opera educativa” (Benedetto XVI, cit.), le stesse che oggi il Santo Padre consegna a ciascuno di noi. Profonde sono le assonanze tra le parole usate da Benedetto XVI e quelle del nostro don Orione. La lettera del Santo Padre è indirizzata a genitori (chiamati ad essere saldi nel loro amore, primo dono di cui hanno bisogno i propri figli), insegnanti, educatori, religiosi e formatori, e ai giovani.

In particolare, agli insegnanti, il Santo Padre domanda di avere “un concetto alto e grande del loro impegnativo lavoro”, perché “insegnare significa andare incontro a quel desiderio di conoscere e di capire che è insito nell'uomo e che nel bambino, nell'adolescente, nel giovane si manifesta in tutta la sua forza e spontaneità”. Don Orione, nel rilevare che “la scuola dev'essere come una famiglia ben disciplinata” , auspicava che l'insegnante, per far amare la scuola, conducesse “avanti i suoi scolari, come fa' la mamma, che conduce a mano i suoi bambini” , guardandosi “dal far prediche tutti i giorni” (Don Orione, Lettere, Vol. I, p. 361 - 363). Il nostro fondatore cita poi, nella stessa lettera, Emilio De Marchi che sul frontespizio del libro “L'età preziosa”, riporta un detto di Giuseppe Baretti, che dice: “Oh se sapeste, Pino, quante cose si possono apprendere dai quattordici sino ai venti! Più assai che non in tutto il restante della vita, e sia lungo quanto può esserlo” . Resta vero, infatti, che “i giovani quando sanno unire il loro ardore giovanile, si impongono allo spontaneo omaggio di tutti, e trascinano!” .

Ai sacerdoti, religiosi, catechisti e formatori, il Santo Padre chiede di essere per i giovani “quegli amici affidabili nei quali essi possano toccare con mano l'amicizia di Gesù per loro”, e per fare questo, don Orione suggeriva di “avere noi il cuore pieno di Dio, per trasfondere questo carattere e saper educare a Dio il cuore dei giovani, perché è il cuore che governa la vita, è il cuore che fa' l'uomo, che fa' la grandezza morale dell'uomo; ma quando il cuore è, quale dev'essere, un altare sacro a Dio” (Don Orione, Lettere, Vol. 1, p. 359).

Famiglia, scuola, centri di aggregazione, istituzioni sorte, come diceva don Orione, “per elevare l'edificio dell'amore sulle rovine dell'egoismo”, per accogliere il prossimo, specie se solo e abbandonato, devono aiutare i ragazzi ad essere “protagonisti della loro crescita”, e devono temprare “il carattere delle nuove generazioni, aiutandole a distinguere con chiarezza il bene dal male, ed a costruirsi a loro volta delle regole di vita, che le sostengano nelle prove future” (Benedetto XVI, cit.).

E' difficile educare oggi? “Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile … troppe incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale … siamo qui oggi, però, anche e soprattutto perché ci sentiamo sostenuti da una grande speranza e da una forte fiducia: dalla certezza, cioè, che quel “sì”, chiaro e definitivo, che Dio in Gesù Cristo ha detto alla famiglia umana (cfr. Cor. 1,19 – 20), vale anche per i nostri ragazzi e giovani, vale per i bambini che oggi si affacciano alla vita”, rileva il Papa. Don Orione, che già nel 1922, avvertiva come si vivesse in un mondo che andava “ridiventando pagano in fatto di Fede, ed è la Fede , soprattutto, e la Carità di Gesù Cristo che devono ricostituire il mondo. Chi voglia veramente educare ed edificare Gesù Cristo nell'anima dei giovani e della società, deve viverle, la fede e la carità di Gesù Cristo; deve farle risplendere nella sua vita; si devono vedere risplendere fin sul suo volto, nelle sue parole, in tutto il suo insegnamento!” (Don Orione, Lettere, Vol. I, p. 360), perché “ fondamento del sistema non solo deve essere la ragione e l'amorevolezza, ma la fede e la religione cattolica – praticata – e il soffio di un'anima e di un cuore di educatore che ami veramente Dio e lo faccia amare, dolcemente, insegnando ai giovani le vie del Signore” (Don Orione, Lettere, vol. I, p. 360).

E' difficile educare oggi? Certamente sì, ma “anche nel nostro tempo educare al bene è possibile, è una passione che dobbiamo portare nel cuore, è un'impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a portare il proprio contributo”, perché sono “gli stessi ragazzi, adolescenti e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide di vita” (Benedetto XVI, cit.).

 

Giulia Provinciali

19 Aprile 2011
Argentina – Realidad Educativa
19 Aprile 2011
Brasil Norte - Área da Educação
21 Gennaio 2011
Educare alla vita buona del Vangelo
MENU RAPIDO Credits
Help & Feedback
Help
Frequently Asked Questions
Invia una richiesta
Informativa Privacy
Cookies
Altre lingue
Contenuti più visitati
Contattaci
Link della Congregazione
Figli della Divina Provvidenza
Don Orione oggi
Don Flavio Peloso
VATICANO: In visita alla Casa di Santa Marta, sede
La vita
Siti amici
Piccole Suore Missionarie
Istituto Secolare Orionino
Movimento Laicale Orionino
Servizio Esperti Volontari
ENDO-FAP
Il Papa e la Santa Sede
Contatti
Come contattare la Piccola Opera nel mondo
© 2011-2016 Piccola Opera della Divina Provvidenza - Diritti Riservati Termini di utilizzo Privacy Policy