Sono nelle mani di Dio, non potrei essere in mani più sicure.
Venerdì, 24 Gennaio 2020
9 Gennaio 2008
Aspetti vocazionali nella formazione ISO

ROMA: Si è svolto dal 3 al 5 gennaio 2008 il Convegno Nazionale organizzato dal CNV (Centro Nazionale Vocazioni), dal titolo “L'annuncio e la proposta vocazionale nella Chiesa missione. Come?

Da alcuni anni, ormai, tale appuntamento è divenuto un momento formativo importante per i membri dell'Istituto Secolare Orionino, che anche quest'anno sono arrivati da diverse regioni italiane.

I relatori, S.E Mons. Domenico Segalini, Sr Elena Bosetti, Don Franco Marton e padre Amedeo Cencini , hanno condotto i partecipanti a riflettere sul volto missionario che le nostre comunità di fede devono assumere, nonché sulle sfide che si vanno delineando per le stesse.

Essere missionari è “avere a cuore” l'altro, la sua vita e la sua Salvezza. Icona di riferimento ne potrebbe divenire Giuseppe che nel suo amore per Maria e per Gesù scelse le categorie della protezione e dell'accompagnamento, nonché quelle della gratuità e della contemplazione nella preghiera.

Essere missionari è anche essere testimoni, annunciatori…. ma noi abbiamo la fede che annunciamo?

Torniamo, come i discepoli, a chiedere a Gesù :- Maestro dove abiti? Riscopriamo i tratti salienti di quel Volto attraente perché l'incontro con Gesù è contagioso e genera comunicazione (bisogno di dire) e missione.

Dopo l'incontro con il Cristo…. tutti corrono! Andrea corre da Pietro, Maria di Magdala corre dai discepoli….il messaggio è sempre lo stesso, pur se espresso con parole differenti: - Ho visto il Signore e te lo annuncio!

“Chi ama corre ” scrive S. Agostino e “ la corsa è tanto più veloce quanto più profondo è l'amore “.

Bisogna “stare” con il Signore per “imparare” la missione!

Solo il Signore Gesù, infatti, può fare da collante tra dimensioni che sembrano contrapposte: “ li chiamò perché stessero con Lui ” e “ li inviò ”.

Ora, in forza del Battesimo, siamo tutti dei chiamati e la nostra vita si gioca su due versanti: l'Io attuale e l'Io ideale e sulla giusta distanza che deve esserci tra gli stessi. Infatti, se sono troppo vicini vuol dire che ci si sente già a posto con se stessi, ci si considera degli arrivati. Se sono troppo distanti si soccombe, miseramente, sotto il peso della propria inadeguatezza. Solo la Persona di Gesù può tenere insieme questi due aspetti in modo equilibrato. Anche perché l'Io attuale non è in primo luogo fragilità e inadeguatezza ma “bene ricevuto”, coscienza di essere amato da sempre. Questo è motivo di gioia e spinge ad essere dono per l'altro, rende responsabili di ogni altro.

Dio non chiede solo :- Caino cosa ne hai fatto di Abele? Ma anche: - Abele cosa ne hai fatto di Caino?

Che bella batosta per tutti i benpensanti e per quanti si credono buoni e giusti! La domanda è terribile: Dio chiede: - Bene cosa hai fatto per bloccare il Male? Uomo buono cosa hai fatto per bloccare i progetti di distruzione?

Siamo tutti chiamati a farci carico della Salvezza dell'altro, a completare nella nostra carne ciò che manca alla passione di Cristo. Dobbiamo, pertanto, tutti chiedere perdono per il male del mondo.

Cristo e il suo messaggio non sono uno scherzo, ma “grazia a caro prezzo”. Quando la “grazia è a caro prezzo” (e ci sono mille modi per essere “a caro prezzo”) la Chiesa cresce e crescono le vocazioni. Lo stile con il quale dobbiamo porgere la Buona Novella deve trasudare tale “grazia”, impedirci di fuggire dalla nostra responsabilità missionaria e far nascere nella Chiesa una “cultura della vocazione”. Ossia aiutare, soprattutto i giovani, a scegliere la vita, a scorgere i seguenti lineamenti del volto di Dio:

•  Dio chi-ama perché ti ama

•  Il Dio che chiama crea l'uomo respons-abile ( capace di risposta)

•  Il Dio che chiama invia agli altri

•  Il Dio che chiama affida una missione

Il chiamante di cui Dio si serve, per far giungere la sua voce all'uomo, deve ripetere, poi, nel suo stile lo stesso stile di Dio. La chiamata vocazionale che è propria di ogni tipo di pastorale deve poter essere scoperta all'interno di esperienze significative da proporre, accompagnare, valutare e meditare insieme.

Inoltre, dobbiamo smetterla di parlare di crisi vocazionale perché si moltiplicano modi nuovi di vivere la vocazione (c'è un netto aumento di vocazioni laicali). Questi nuovi fermenti, però, bisogna saperli cogliere piuttosto che ostinarsi a confrontare la realtà attuale con una presunta religiosità del passato: deve cambiare il modo di fare animazione vocazionale.

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