II silenzio è riposo morale (...) e silenzio religioso è, per lo spirito, preghiera, adorazione e unione con Dio.
Domenica, 21 Aprile 2019
18 Luglio 2007
Linee per un'educazione etico-religiosa nei CFP

Linee per un’educazione etico-religiosa nel CFP “Don Orione”

1. L’etica come “obiettivo di apprendimento” e “obiettivo formativo”

Un CFP, scuola di formazione per il lavoro, è, come una scuola, “luogo educativo di apprendimento”. Ciò comporta che i processi e le attività didattici ivi posti in atto devono avere una declinazione educativa, conformandosi, così, come “attività educative di apprendimento”. Ne consegue che queste - secondo una concezione ologrammatica, per la quale le parti e il tutto di un insieme (nel nostro caso le discipline e il curricolo, le “discipline” e le “educazioni”, la dimensione didattica e quella educativa, ecc.) si richiamano reciprocamente e sistemicamente rinviano l’una all’altra -, devono integrarsi reciprocamente, contribuendo, ciascuna per la sua parte, alla formazione integrale dell’allievo.

La visione pedagogica che ispira la Riforma “Moratti” e la sperimentazione in atto nel nostro CFP, articola gli obiettivi dell’attività scolastica in “obiettivi specifici di apprendimento” e “obiettivi formativi”, considerati non come elementi in successione di una serie, ma come dimensioni interattive di un unico processo. La stessa tripartizione degli esiti dei percorsi didattici in “conoscenze”, “abilità” e “competenze”, non si risolve in un’elencazione seriale, ma disegna unitariamente il profilo della persona in formazione (PECUP: Profilo Educativo Culturale e Professionale). Introducendo le singole “attività didattiche ed educative” (le discipline), le Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati attribuiscono ad esse lo scopo di aiutare lo studente a “trasformare in competenze personali le conoscenze e abilità disciplinari”, così da renderlo “competente” nelle diverse dimensioni personali e sociali, che si esplicano nei diversi contesti di vita e di azione.

Il Rapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale sull’Educazione per il ventunesimo secolo, presieduta da Jacques Delors, Nell’educazione un tesoro (1996) , definisce gli esiti dell’educazione e della formazione - anche di quella formale, che ha il suo strumento nel curricolo, articolato nelle diverse discipline che lo compongono -, secondo i quattro “pilastri” del “imparare a conoscere” (conoscenze), del “imparare a fare” (abilità), del “imparare a essere” (competenze), aggiungendovi un significativo “imparare a vivere insieme, imparare a vivere con gli altri” (cfr. pp. 79-89). Questo declina l’essere della persona in termini di relazioni con-portamentali, che rinviano alla costitutiva dimensione etica della persona umana, la quale deve imparare, nell’esercizio della sua libertà, a mostrarsi consapevole e responsabile del proprio agire e interagire con gli altri in vista del bene comune.

Anche in riferimento alla dimensione etica vale la logica ologrammatica: essa non è da considerare una dimensione della persona accanto ad altre, ma tutte le pervade, da tutte ricevendo apporti e condizionamenti. Tradotto questo presupposto in termini didattici, l’educazione all’esercizio della libertà consapevole e responsabile non può essere compito di una disciplina, ma deve risultare dall’apporto delle singole discipline, delle quali è necessario esplicitare e valorizzare la valenza di educazione etica.

In tal senso si esprimono le Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati quando affermano che i due ambiti che costituiscono l’oggetto delle attività educative di apprendimento, le “discipline” e le “educazioni”, “trovano la loro sintesi nell’unitaria educazione alla Convivenza civile”, che è altra cosa dalla “educazione civica”. Questa tesi è rinforzata da una precisazione: “gli obiettivi specifici di apprendimento indicati per le diverse discipline e per l’educazione alla Convivenza civile, se pure sono presentati in maniera analitica, obbediscono, in realtà, ciascuno, al principio della sintesi e dell’ologramma: gli uni rimandano agli altri; non sono mai, per quanto possano essere autoreferenziali, richiusi su se stessi, ma sono sempre un complesso e continuo rimando al tutto. Un obiettivo specifico di apprendimento di una delle dimensioni della Convivenza civile, quindi, è e deve essere sempre anche disciplinare e viceversa; analogamente, un obiettivo specifico di apprendimento di matematica è e deve essere sempre, allo stesso tempo, non solo ricco di risonanze di natura linguistica, storica, geografica, espressiva, estetica, motoria, sociale, morale, religiosa, ma anche lievitare comportamenti personali adeguati. E così per qualsiasi altro obiettivo specifico d’apprendimento. Dentro la disciplinarità anche più spinta, in sostanza, va sempre rintracciata l’apertura inter e transdisciplinare: la parte che si lega al tutto e il tutto che non si dà se non come parte. E dentro, o dietro, le educazioni, che scandiscono l’educazione alla Convivenza civile vanno sempre riconosciute le discipline, così come attraverso le discipline non si fa altro che promuovere l’educazione alla Convivenza civile e, attraverso questa, nient’altro che l’unica educazione integrale di ciascuno a cui tutta l’attività scolastica è indirizzata”.

2. Una proposta progettuale di educazione religiosa ed etica

Questa premessa didattica ispira l’impegno dell’Ente di porre particolare enfasi, nella programmazione delle “attività educative di apprendimento”, sulla valenza educativa delle “discipline” e delle “educazioni” che compongono i curricoli dei vari corsi. Ciò a partire anche da un’altra premessa.

L’ENDO-FAP Lazio, per i valori fondativi che lo ispirano e per l’attività svolta in convenzione con un Ente pubblico, si qualifica, da una parte, come Scuola di formazione per il lavoro “cattolica” e, dall’altra, essendo aperta alla frequenza di tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (Cost., art. 3), come Scuola di formazione per il lavoro “laica”.

Nella visione di Don Orione i due termini – “cattolico” e “laico” – non si contrappongono, ma si compenetrano. Ad un signore che, volendo fondare un Ospizio “cattolico”, gli chiedeva di inviargli i suoi preti, Don Orione rispose: “Se per cattolico intende universale, cioè dove si possono accettare tutti, sì che accetto di mandare il personale; ma se vuole fondare un Ospedale esclusivamente per i cattolici, no che non accetto. Raccontando a pranzo ai suoi chierici questo episodio (era l’11 marzo 1938), Don Orione evocava lo spirito del Cottolengo di Torino, dove, venivano accettati, sottolineava, “poveri infermi di qualunque nazione e di qualunque lingua, col Credo e anche senza Credo, senza Dio e senza religione”.

Anche del termine “laico” Don Orione aveva una concezione forte e impegnativa, fuori dagli schemi allora e, pure oggi, vigenti. Etimologicamente, il termine greco “laico” significa “del popolo”. Scuola “laica” significa, allora, scuola “del popolo”, scuola “di tutti”. Il termine “popolo” è inteso da Don Orione in un duplice significato: il popolo come nazione e il popolo come “ceto popolare”.

Nel primo significato scuola “del popolo” significa che il popolo, con la sua tradizione storica e il suo patrimonio spirituale è il primo “docente” della scuola, nella quale, appunto l’allievo è posto in maniera organica, sistematica e critica di fronte a tale patrimonio tradizionale per farlo proprio, rielaborandolo attraverso un processo di personalizzazione mediato e alimentato dalle “attività educative di apprendimento” che svolge nella scuola. In una straordinaria e ispirata lettera pasquale del 1936, inviando gli auguri ai suoi ex-alunni, esorta: “Amiamo la nostra Italia di un amore operoso; amiamola per farla sempre più degna della sua fede e delle sue tradizioni; amiamola come italiani e come cattolici; adoperiamoci a far fiorire le virtù pubbliche col rendere sempre più pure, cristiane e laboriose le nostre famiglie. Allora saremo un gran popolo, una nazione grande, una grande forza nel cammino della civiltà, e raggiungeremo l’ideale nella via dell’onore e della gloria: l’ideale che scaturisce dalla luce di tanti genii, dal profumo di tante anime, dal sangue di tanti eroi. Allora raggiungeremo quello che i nostri antichi padri sognarono: un popolo nella sua italianità più cristiano, più forte, più grande” (Lettere II, p. 344). Dunque, la tradizione storica e il patrimonio spirituale del popolo, come fonte di ispirazione e come “materia” di apprendimento educativo e come lascito da conservare, sviluppare e investire in azioni di progresso morale, religioso e civile.

Nella seconda accezione, laico, cioè “del ceto popolare” esprime la scelta preferenziale di Don Orione e della sua Opera per i poveri. Così affermava in una riunione del 1932: “La nostra Congregazione è per i poveri. Si aggiunga questa espressione nel primo articolo delle nostre costituzioni: «La Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza è per i poveri di ogni età, di ogni infelicità, di ogni dolore, di ogni nazione, di ogni religione»” (Lo spirito di Don Orione, 5, p. 112). Lo stesso concetto, aggiungendovi una specifica valenza formativa, ribadiva in un discorso del 3 luglio 1939, raccomandando ai suoi religiosi: “Tenete bene a mente, ricordate queste parole: noi siamo per i più poveri, per i più piccoli d’età e di condizione, per i figli del popolo, per i figli dei lavoratori, ma non per questo dobbiamo dimenticare di essere così preparati e dotti come se fossimo chiamati a dare la nostra opera in mezzo ai più colti e alla più alta società”. Don Orione vuole che ai “figli del popolo” sia assicurato un servizio formativo di alta qualità, anche perché il ceto popolare ha un ruolo strategico di primo piano nella sua missione di “rinnovare in Cristo l’uomo e la società” (Lo spirito di Don Orione, 5, p. 108s), contribuendo a creare un nuovo e vitale ordine sociale (cfr. Lettere I, p. 14). Questo suo intento strategico lo spiega in un altro scritto: “Vogliamo portare Cristo al cuore degli umili e dei piccoli, del popolo e portare il popolo ad amare ognora più Cristo, la famiglia e la patria. Instaurare omnia in Cristo: è necessario fare cristiano l’uomo e il popolo, è necessaria una restaurazione cristiana e sociale della umanità […]. Ma bisogna educare sempre più a Dio la gioventù e andare al popolo, vivere la sua vita, soffrire le sue sofferenze”.

Per questo motivo strategico ai suoi religiosi impegnati in istituzioni educative Don Orione nel 1922 raccomandava “la loro (dei giovani) formazione morale, cattolica e intellettuale”, chiosando: “Curatene lo spirito, coltivate la loro mente, educate il loro cuore” (Lettere I, p. 366). Nel Natale 1934, inviando gli auguri ai suoi Benefattori, Don Orione li ringrazia perché, riconosce, lo hanno “aiutato ad educare nel santo timore di Dio e a mettere sulla via della virtù, del lavoro, dell’onore tanti poveri giovanetti, e a farne dei buoni cristiani e buoni cittadini” (Lettere II, p. 133). Don Orione ci teneva che i suoi giovani si formassero alla “unità di vita”, voleva che nelle sue istituzioni educative essi fossero aiutati a “crescere alla Religione, alla Famiglia, alla Patria”, come scriveva nel 1936 (Lettere II, p. 343). Formazione “intellettuale”, “morale” e “religiosa” per Don Orione devono procedere di pari passo, affinché le tre dimensioni - lo “spirito”, la “mente” e il “cuore” –, che costituiscono l’uomo nella sua integralità possano svilupparsi insieme armonicamente.

Per operare in linea con queste indicazioni di Don Orione, l’ENDO-FAP, che a lui si ispira, portandone nel suo logo il nome, propone, di integrare due azioni contemporanee e parallele.


2.1 Un cammino di formazione religiosa

Anzitutto progettare e avviare - creando opportunità sistematiche di tempi e di luoghi - un’attività di educazione religiosa continua, offerta a tutti gli allievi del CFP, che ne potranno fruire liberamente. Essa potrebbe svolgersi secondo un percorso di “catechizzazione organica e sistematica” e un servizio permanente di accompagnamento spirituale individuale, la cui attuazione è da concordare con la Piccola Opera. Si potrebbe ipotizzare di svolgere il percorso di catechesi il sabato o in orario pomeridiano nei locali del Centro, accompagnandolo con attività “oratoriali” (laboratori, tornei, cineforum…), animate da formatori del CFP volontari, coordinati da un Religioso dell’Opera.

Il servizio di accompagnamento spirituale potrebbe essere offerto, secondo un calendario fissato ad inizio d’anno, alcuni giorni a settimana.

La formazione religiosa è imprescindibile e fondamentale, non solo perché il CFP “Don Orione” è una scuola “cattolica”, ma perché, anche in una scuola “laica”, come pure si qualifica il nostro CFP, la dimensione religiosa svolge una funzione strategica nello sviluppo armonico della personalità. Tra la religione e la cultura, che a scuola si apprende e si assimila, vi è, come scriveva il teologo e filosofo della religione Paul Tillich, una stretta correlazione. La religione, intesa in senso lato, al di là delle particolari configurazioni storiche, definisce lo “ultimate concern” di ogni uomo, in altri termini la relazione dell’uomo con le realtà, da lui percepite come valori assoluti e “salvifici”, ai quali legare il senso ultimo e primo della propria esistenza e oggetto, pertanto, delle sue preoccupazioni supreme. Nelle analisi del filosofo tedesco, la religione, così intesa, costituisce la profondità della cultura, mentre la cultura dà forma sensibile alla religione. La religione, pertanto, inserisce nella vita di ogni uomo una dimensione di verticalità - la profondità delle motivazioni e l’altezza dei valori, la profondità dei fondamenti e l’altezza dei fini -, riscattandola dalla superficialità di una dimensione meramente orizzontale. Una religione, intesa come “religiosità”, dimensione costitutiva dell’uomo, è base imprescindibile di una educazione etica che abbia a cuore lo sviluppo a una autentica “umanità”. Tra educazione “umanistica” ed educazione “religiosa” vi è una stretta circolarità: come scrive Hans Küng, infatti, “la vera umanità è il presupposto di una vera religione” e “la vera religione è il compimento della vera umanità” (H. Küng, Progetto per un’etica mondiale, Rizzoli, Milano 1991, p. 121).


2.2 Un percorso di formazione etica

In secondo luogo si propone di introdurre nei curricoli scolastici moduli di educazione morale, che, nel loro insieme configurino una trattazione tematica e un percorso educativo integrale, da sviluppare in maniera diffusa all’interno dei percorsi delle attività educative di apprendimento delle discipline dell’ambito “umanistico”.

Questa scelta risponde a particolari ragioni strategiche, a partire dal dato di fatto che il nostro CFP è frequentato da alunni portatori di culture, visioni del mondo, opzioni etiche e, pure, “credo” religiosi (o non) diversi, tutti, però, chiamati a diventare persone e cittadini “responsabili”, capaci, tutti, di convivere e di cooperare per il bene comune.


2.2.1 Un’educazione in “etica civile”

Questa consapevolezza legittima la scelta operata di impostare l’educazione morale nella prospettiva della “etica civile” e, curricolarmente, di tradurla non in una disciplina che si aggiunga alle altre, ma in una proposta educativa, che approfondendo in chiave etica nuclei tematici delle discipline dell’area umanistica, selezionati programmaticamente allo scopo, faccia emergere la valenza etica di queste e, attraverso esse, delle vicende che vi sono rappresentate e degli ambiti della cultura umana in esse modellizzate. Ciò contribuisce a “integrare” le diverse dimensioni educative, favorendo nell’allievo lo sviluppo, da una parte, della consapevolezza e dell’impegno di dover dare forma al proprio progetto di vita, esercitando i propri diritti inviolabili di persona singola, ma inserita “nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 2), e, dall’altra, della responsabilità di maturare specifiche competenze professionali, al fine di poter “svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società” (Cost., art. 4), mediante anche “l’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale” (Cost., art. 2), assicurando, così, la propria “effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale” (Cost., art. 3).

Secondo una concezione “forte”, l’educazione alla “convivenza civile” è un’educazione alla pratica della “religione civile”, l’insieme minimo dei valori, dei principi, delle norme e delle pratiche che tutti i cittadini, membri di una medesima società civile e comunità politica, proprio perché uniti da un “contratto sociale” (J.J.Rousseau), devono e possono condividere, pur da diversi punti di vista e a partire da presupposizioni ideologiche, culturali, etiche e religiose diverse. La “etica civile”, che ne discende, è, a sua volta, l’insieme minimo dei principi e delle norme che orientano e regolano il comportamento di tutti i cittadini nella ricerca del bene comune. Secondo la definizione di Adela Cortina, nota studiosa spagnola del tema, l’etica civile “è l’etica dei cittadini, cioè la morale che i cittadini di una società pluralista devono incarnare, affinché in essa sia possibile la convivenza pacifica, nel rispetto e nella tolleranza per le diverse concezioni del mondo”. Marciano Vidal, altro noto studioso di morale, che pionieristicamente ha applicato all’educazione le riflessioni sull’etica civile, definisce quest’ultima come “il minimo morale comune di una società secolare e pluralista”, nel quale si realizza la “convergenza morale di diverse opzioni morali”, a “garanzia unificatrice e autenticatrice delle diversità dei progetti umani”. Così, per tutti i membri di una comunità civile essa “formula la dimensione morale della vita umana in quanto ha una ripercussione per la convivenza sociale o civica, in generale”.

Da queste definizioni risulta l’importanza e l’urgenza di un’educazione etica, per la sopravvivenza stessa e per il buon funzionamento della democrazia. Essa risponde ad un bisogno di riflessione sull’ethos, sull’atteggiamento morale fondamentale dell’uomo, e di una concezione etica - la dottrina dei valori e delle norme che devono guidare le nostre decisioni e le nostre azioni - condivisa dalla società civile e assimilata personalmente dai singoli cittadini. Senza un minimo consenso su determinati valori, norme e atteggiamenti non è possibile, né in una comunità piccola né in una grande, una convivenza degna dell’uomo, che si svolga nella pace interna e internazionale, in un ordine economico e giuridico equo e solidale, in istituzioni giuste, efficienti ed efficaci in ordine al bene comune.


3. Indicazioni per le “attività educative di apprendimento” in Etica

Con una formula felicissima e pregnante il filosofo francese Paul Ricoeur sintetizza i contenuti e le finalità dell’etica civile e della sua educazione come segue: aiutare ogni cittadino a sviluppare competenze “etiche” che lo rendano “abile” a “vivere bene, con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste”. Più radicalmente Don Orione indica il nucleo normativo condicio sine qua non di ogni comportamento che voglia dirsi morale e nucleo tematico e valoriale essenziale di ogni educazione etica: “fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai, a nessuno”.

Per noi italiani gli elementi essenziali della religione e dell’etica civile sono espressi nella Carta costituzionale, “bibbia”, “credo” e “tavole della legge” civili per ogni cittadino. Nel gruppo dei primi 12 articoli, in particolare, sono enunciati i valori e i principi che, informando tutta la Carta fondamentale, ispirano la convivenza civile di tutti i cittadini nell’insieme della Repubblica. Sono i principi democratico, personalista, pluralista, pacifista, di laicità, di sussidiarietà, libertà, solidarietà, uguaglianza, partecipazione, di unità e indivisibilità della Repubblica, di autonomia. Dall’insieme di questi principi dinamici, espressione di altrettanti valori, risulta un forte nerbo etico e l’indicazione di un dispositivo etico risultante dalla sinergia di specifiche virtù personali, civiche e professionali. La Carta costituzionale è la base per quel “riarmo etico” di cui necessitano oggi le nostre società, caratterizzate da cambiamenti rapidi, ampi e profondi, che producono situazioni di crisi generalizzata. Sulla base dei principi e dei valori condivisi da essa enunciati può fondarsi quel “patto di solidarietà civile”, che rende possibile, piacevole e fruttuosa la convivenza civile tra tutti i cittadini.

Tale visione sarebbe astratta e incompleta se non tenesse conto di un fatto altrettanto evidente, anche nel contesto multiculturale (multireligioso) della nostra società democratica laica e pluralista, riconosciuto nell’Accordo di Revisione dei Patti Lateranensi tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 1984, il fatto, cioè, che i principi e i valori del Cattolicesimo fanno parte della tradizione storica e del patrimonio spirituale del popolo italiano (cfr. Protocollo aggiuntivo, n. 10, 2). Essi sono presenti e operanti nel corpo sociale non solo in forma esplicita e “concentrata” mediante l’azione della Chiesa cattolica e la testimonianza dei suoi fedeli, ma anche e soprattutto in forma implicita e diffusa all’interno dell’intera società. I principi e i valori del cristianesimo e del cattolicesimo, anche staccatisi dalla loro matrice religiosa, si sono disseminati nel territorio comunitario, fecondando, ispirando e orientando l’ethos personale dei cittadini e dell’intera comunità civica.

Compito di un’educazione all’etica civile responsabile, pertanto, è evidenziare la continuità d’origine tra i valori che, codificati nella Carta costituzionale, ispirano la nostra vita collettiva e la matrice religiosa cristiano-cattolica operante nel nostro contesto culturale da ormai due millenni.

A completamento in senso universalistico, è importante ricordare che, da molto tempo ormai, le religioni mondiali, da una parte, e le confessioni cristiane dall’altra sono impegnate nella ricerca e nella elaborazione di prospettive etiche comuni che possano costituire un’etica “mondiale”, intesa come “il consenso di fondo nei confronti di valori vincolanti, di norme immutabili e di fondamentali comportamenti personali già esistenti” (H. Küng, Per un’etica mondiale, Rizzoli, Milano 1995, p. 22). Tali prospettive sono, in elenco, il bene dell’uomo, il valore di alcune fondamentali massime di elementare umanità, la ricerca di una ragionevole via mediana tra libertinismo e legalismo e il conseguente sviluppo di determinate disposizioni, atteggiamenti e “virtù”, la pratica della “regola aurea” (“Non fare agli altri ciò che vuoi gli altri non faccino a te” e, in positivo, “Fa’ agli altri ciò che vuoi gli altri facciano a te”, Mt 7, 12), la formazione di motivazioni morali, la consapevolezza di un orizzonte di senso e la determinazione di un fine ultimo (cfr. H. Küng, Progetto per un’etica mondiale, Rizzoli, Milano 1991, pp.79-84).

Tale proposta di etica mondiale coincide con la proposta dell’etica civile, ambedue volte a superare la mera etica del successo (individualista e relativista) o della convinzione (assolutista e astratta), per formare ad un’etica della responsabilità, che, ponendo come fine e criterio l’uomo e assumendo gli imperativi dell’etica della convinzione, li declini in termini di assunzione di responsabilità e di cura delle relazioni con gli altri, con le istituzioni, con l’ambiente e con le generazioni future, cercando di prevedere, determinare e prevenire gli effetti delle proprie azioni.

Nel 1970 la Conferenza mondiale delle religioni per la pace, riunita a Kyoto, ha individuato alcune convergenze tra tutte le religioni, che potrebbero suggerire delle piste praticabili di educazione etica: “1. Una convinzione sull’unità fondamentale della famiglia umana, sull’uguaglianza e dignità di tutti gli uomini; 2. un senso dell’inviolabilità del singolo individuo e della sua coscienza; 3. un senso del valore della comunità umana; 4. l’idea che il potere non è uguale al diritto, che il potere umano non può bastare a se stesso e non è assoluto; 5. la fede che l’amore, la compassione, l’altruismo e la forza dello spirito e della sincerità interiore alla fine sono più potenti dell’odio, dell’inimicizia e dei propri interessi; 6. un senso del dovere di stare dalla parte dei poveri e degli oppressi contro i ricchi e gli oppressori; 7. la profonda speranza che alla fine a vincere sarà la buona volontà” (cfr. H. Küng, Progetto per un’etica mondiale, Rizzoli, Milano 1991, p. 87s).

Alcuni anni più tardi, nel 1988 a Basilea a livello europeo e nel 1990 a Seul a livello mondiale, le Chiese cristiane hanno tentato la stessa operazione, producendo a Basilea un importante documento, intitolato “Pace nella giustizia”, dove evocando i principi cardine della modernità, uscita dalla Rivoluzione francese – “libertà, uguaglianza, fraternità” – e riesprimendoli come “1. inviolabilità della persona umana; 2: inalienabile libertà dell’uomo; 3. uguaglianza di principio di tutti gli uomini; 4. necessaria solidarietà reciproca di tutti gli uomini” (id., p. 91), a correttivo di una concezione individualista e di una pratica unilaterale di tali principi, ne presenta una formulazione più articolata e integrata, proponendola come un elenco di “esigenze postmoderne”: “a) Non soltanto libertà, ma anche giustizia; b) Non soltanto uguaglianza, ma anche pluralità; c) Non soltanto fraternità, ma anche sororità; d) Non soltanto coesistenza, ma anche pace; e) Non soltanto produttività, ma anche solidarietà con l’ambiente; f) Non soltanto tolleranza, ma anche ecumenismo” (id., p.91s).

Nel 1993 il Council del Parlamento delle religioni mondiali ha elaborato e proposto una “Dichiarazione per un’etica mondiale”. Espressa la consapevolezza che “nessun nuovo ordine mondiale (è possibile) senza un’etica mondiale”; richiamata la Dichiarazione dei Diritti universali dell’uomo, emanata dalle Nazioni unite nel 1948, diritti da declinare in chiave etica, ponendo l’uomo e il suo bene a criterio e fine ultimo; affermata l’esigenza di “cambiare l’atteggiamento interiore, l’intera mentalità, appunto il «cuore» dell’uomo e indurlo a una «conversione»”; affermato l’imperativo radicale di “fare il bene e di non fare il male”; indicando, infine, nella “regola aurea” il principio cardine di orientamento del comportamento morale (cfr. H. Küng, Per un’etica mondiale, Rizzoli, Milano 1995, pp. 19-26, il Parlamento delle religioni mondiali individua “quattro ampie antichissime linee direttrici”, presenti in tutte le culture e da tutte condivise. Da esse derivano “quattro norme immutabili” e universali: “1. Dovere di una cultura della non violenza e del rispetto per ogni vita (“Non uccidere”/”Rispetta ogni vita”); 2. Dovere di una cultura della solidarietà e di un ordine economico giusto (“Non rubare”/”Agisci in maniera corretta e legale”); 3. Dovere di una cultura della tolleranza e di una vita nella sincerità (“Non mentire”/”Parla con sincerità”); 4. Dovere di una cultura della parità di diritti e della solidarietà tra uomo e donna (“Non commettere atti impuri”/”Rispettatevi e amatevi a vicenda”) (cfr. id., pp. 27-37).

Nel 1993 l’International Council of Human Duties (ICHD), costituitosi in quell’anno presso l'Università di Trieste, dando corso ad un’idea di Rita Levi Montalcini, ha promulgato, ad integrazione della Carta dei Diritti universali dell’uomo, la Carta dei Doveri Umani, nella quale sono identificati gli obblighi che ognuno di noi deve onorare per dare il suo contributo per la salvezza di ogni essere umano e del pianeta. I dodici “doveri” fondamentali enunciati in sintesi sono: 1. Rispetto della dignità umana; 2. Non discriminazione; 3. Aiuto ai deboli; 4. Rispetto della vita umana; 5. Aiuto a chi soffre; 6. Consapevole pianificazione familiare volontaria; 7. Giusta distribuzione delle risorse del pianeta; 8. Risparmio energetico e minimizzazione dei danni ambientali; 9. Protezione dell’ambiente naturale; 10. Rispetto della diversità genetica; 11. Miglioramento della qualità della vita; 12. Mantenimento della pace.

Nel 2000, proclamato dalle Nazioni Unite “anno internazionale della cultura della pace”, L’ONU e l’U.N.E.S.C.O. hanno lanciato un manifesto, in cui sono di fatto recepiti gli esiti delle ricerche fatte negli anni precedenti dalle religioni mondiali. Esso enuncia sei principi, che devono ispirare l’impegno, di ogni giorno e negli usuali ambienti di vita e di lavoro, che ogni uomo deve assumersi e portare a compimento. Il compito di: “1. rispettare la vita: specialmente quelle di ogni essere umano senza discriminazioni né pregiudizi; 2. rigettare la violenza: fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale, in particolare verso gli indifesi, i più vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti; 3. liberare la mia generosità: condividere il mio tempo e le mie risorse materiali coltivando la generosità, al fine di mettere fine all’esclusione, all’ingiustizia, e all’oppressione politica ed economica; 4. ascoltare per comprendersi: difendere la libertà d’espressione e la diversità culturale, privilegiando sempre l’ascolto e il dialogo, senza cedere al fanatismo, alla maldicenza e al rifiuto degli altri; 5. preservare il pianeta: promuovere un consumo responsabile e un modo di sviluppo che tenga conto dell’importanza di tutte le forme di vita preservando l’equilibrio delle risorse naturali del pianeta; 6. reinventare la solidarietà: contribuire allo sviluppo della mia comunità con la piena partecipazione delle donne e nel rispetto dei principi democratici, al fine di creare insieme nuove forme di solidarietà” (riportato in A. Chouraqui, o.c., p…).

Tra i testi citati, prodotti da queste diverse iniziative religiose e laiche, sono notevoli e significative le convergenze, che ne pongono in evidenza l’universalità e la normatività per ogni uomo di qualunque etnia, nazionalità e cultura, tali, dunque, da poter essere fatti oggetto di “attività educative di apprendimento” in ogni ambiente formativo, di ispirazione religiosa o laica che sia.


5. Obiettivi specifici di apprendimento e obiettivi formativi in “Etica”

Raccogliendo le suggestioni provenienti da tre fondamentali testi, sopra evocati – la Costituzione della Repubblica Italiana, la Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo e i Dieci comandamenti (secondo la proposta del Parlamento delle religioni mondiali) -, suggerisco di scegliere come asse portante e articolazione del “percorso educativo di etica” il “Decalogo”, “autentica colonna vertebrale di ogni società umana”, come scrive André Chouraqui nella sua opera I dieci comandamenti (Mondatori, Milano, 2000, p. ), spiegando: “Le Dieci Parole (deca-logo) si indirizzano all’umanità intera, contenendo esse il substrato della condizione umana, cioè le condizioni della conservazione e del rispetto dell’umano. […].Questi dieci precetti rinviano a una Trascendenza, quale che sia il significato che si attribuisce a questo termine: la divinità più o meno personalizzata degli uomini delle religioni, l’Inconoscibile degli agnostici, il Nulla degli atei sono presenti alle fonti di ogni conoscenza. In virtù della loro precisione, della loro astrazione e della loro trascendenza, i comandamenti del Decalogo interpellano ciascuno di noi, quale che sia il suo popolo, la sua religione, la sua tradizione culturale o la sua età. Infatti, al di là dei dettagli della loro formulazione e delle violazioni di cui sono stato oggetto lungo i secoli, essi simboleggiano la Legge, cioè l’essenza stessa dell’umanità. Queste Parole, in effetti, differenziano l’uomo dal primate determinato dall’istinto” (id., p. …).

Il Decalogo, inoltre, integra sul versante dei doveri ciò che la Dichiarazione dei Diritti universali dell’uomo afferma circa i diritti, facendo da sponda alla Carta dei Doveri umani. Nel testo biblico il Decalogo è presentato nel contesto della stipula di un patto, come enunciazione delle clausole di alleanza. Proporlo a “filo rosso” di un’educazione alla “etica civile” significa puntare tutto a rinforzare, nella consapevolezza di un patto, il senso della reciprocità e della solidarietà, che ogni cittadino, portatore di diritti grazie alla sua radicale uguaglianza, deve manifestare nell’esercizio responsabile della sua libertà.

Secondo questa prospettiva il grande regista polacco Krzysztof Kieslowski, scomparso pochi anni fa, cattolico di nascita ma agnostico di “professione”, come egli stesso si definì in un’intervista, ha rappresentato la storia degli effetti dei dieci comandamenti sulla cultura occidentale, sulle nostre mentalità, sui nostri atteggiamenti e comportamenti ne “Il Decalogo” (1988), “un film in dieci episodi”, ciascuno di circa 60’, dedicato ad uno dei comandamenti. Narrando delle storie enigmatiche e paradigmatiche ogni episodio conduce lo spettatore all’interno delle nostre società, segnate dall’eclissi del sacro e spesso trasformate in “inferno dell’etica”, per individuare in esse le tracce di quelle dieci parole, le cui radici trapassano la crosta della storia, ne attraversano il corso e affondano nell’esistenza stessa, nella coscienza e nel cuore dell’uomo, in quella che lo stesso regista chiama “la religiosità oggettiva e imprescindibile” della natura umana. Essi sono di notevole impatto didattico ed educativo.

Integrando i diversi apporti avanziamo una proposta di programma per i tre anni, che a partire dalle fonti ispirative citate, convergenti nelle indicazioni del “decalogo”, aiuti l’allievo a riconoscere i valori etici fondamentali della convivenza civile e a farli progressivamente propri, sviluppando un apparato virtuoso interiore, imperniato sul retto “sentire” (vedere, giudicare e agire), che guidi l’allievo a comportarsi in maniera buona e giusta nei diversi ambiti etici dell’esperienza umana.

Il programma potrebbe articolarsi logicamente nei seguenti moduli, fermo restando che la presentazione didattica dei moduli potrebbe seguire un ordine diverso, a seconda delle esigenze della programmazione e di eventuali contingenze didattiche.


1. Fonte ispirativa
Non avrai altro Dio al di fuori di me”.
1.1 Valori etici
Dovere di una cultura della Legge, “testimone di Dio”, riferimento “alto” e “altro”, comune e unico per tutti i cittadini, fondamento e garanzia per tutti di uguaglianza, libertà e solidarietà, condizione di una convivenza civile armoniosa nella giustizia e nella pace.
1.2 Le “virtù” etiche
Senso della legalità della reciprocità.
1.3 Ambiti dell’eticaEtica dei diritti e dei doveri dell’uomo, della giustizia e della pace
Etica della persona (“essere in relazione”) e del limite.

2. Fonte ispirativa
Non porterai invano il nome di Dio”.
2.1 Valori etici
Dovere di una cultura della integrità, della responsabilità, della coerenza e del coraggio della testimonianza attiva dei valori condivisi;
2.2 Le “virtù” etiche
Senso dell’integrità personale, della coerenza e del coraggio dei propri principi e valori.
2.3 Ambiti dell’etica
Etica della religione e delle visioni del mondo.

3. Fonte ispirativa
Ricordati di santificare la festa” / , (avendo lavorato sei giorni).
3.1 Valori etici
Dovere di una cultura emancipatrice del lavoro, risorsa per lo sviluppo dell’uomo in condizioni di vita dignitosa, cooperazione responsabile e apertura alla dimensione “festiva”, evitando il suo asservimento alla legge del profitto, alle leggi e ai ritmi delle forze produttive e dei potentati economici, potendo dedicare tempo ai valori che contano e alle relazioni personali.
3.2 Le “virtù” etiche
Senso della responsabilità per il bene comune, dell’appartenenza a comunità di pratiche che concorrono allo sviluppo economico e sociale del paese, della partecipazione all’impegno civile e politico per il progresso civile e morale del paese.
3.3 Ambiti dell’etica
Etica del lavoro, delle professioni e dell’impresa. Elementi di Dottrina sociale della Chiesa. Etica dell’ambiente

4. Fonte ispirativa
Onora il padre e la madre”.
4.1 Valori etici
Dovere di una cultura di relazioni familiari e sociali armoniose, affinché favoriscano lo sviluppo delle persone e il dialogo tra le generazioni e i generi, nel rispetto dei reciproci ruoli e funzioni.
4.2 Le “virtù” etiche
Senso della famiglia, del riconoscimento e del rispetto e della reciprocità delle generazioni, dei generi, dei ruoli e delle funzioni sociali.
4.3 Ambiti dell’etica
Etica delle relazioni familiari e sociali. Etica delle generazioni.

5. Fonte ispirativa
Non uccidere” / ”Rispetta ogni vita”.
5.1 Valori etici
Dovere di una cultura della non violenza e del rispetto per ogni vita, fondata sul riconoscimento della inalienabile dignità di ogni uomo.
5.2 Le “virtù” etiche
Senso della dignità inalienabile della vita in ogni sua forma e in ogni sua fase; della cortesia e della generosità nei rapporti umani, per favorire la riuscita di chiunque.
5.3 Ambiti dell’etica
Etica della vita e della pace.

6. Fonte ispirativa
Non commettere adulterio” / ”Rispettatevi e amatevi a vicenda”.
6.1 Valori etici
Dovere di una cultura dell’integrità della famiglia, della autenticità dei rapporti coniugali, della parità di diritti e della solidarietà tra uomo e donna.
6.2 Le “virtù” etiche
Senso della “verità” e della “fedeltà” nei rapporti di coppia, nel riconoscimento dell’uguaglianza di diritti e di doveri tra i generi.
6.3 Ambiti dell’etica
Etica della relazione di coppia. Etica della sessualità.

7. Fonte ispirativa
Non rubare (non rapire le persone”) / ”Rispetta la libertà altrui, agisci in maniera corretta e legale”.
7.1 Valori etici
Dovere di una cultura del rispetto delle libertà individuali nella solidarietà e di un ordine economico giusto.
7.2 Le “virtù” etiche
Senso del rispetto radicale dei diritti di libertà di ogni persona, affinché possa sviluppare la sua personalità all’interno delle sue comunità di vita e di lavoro.
7.3 Ambiti dell’etica
Etica della libertà personale. Etica politica, economica e sociale.

8. Fonte ispirativa
Non dare falsa testimonianza” / ”Parla con sincerità e comportati con lealtà e trasparenza”.
8.1 Valori etici
Dovere di una cultura della veracità, della verità e della correttezza nella umana comunicazione, nel rispetto dell’onore, della stima e dei diritti degli altri.
8.2 Le “virtù” etiche
Senso della veracità, dell’onestà, della lealtà, della correttezza reciproca.
8.3 Ambiti dell’etica
Etica della comunicazione umana e dei mass-media. 

9. Fonte ispirativa
Non desiderare la proprietà del tuo prossimo” / “Rispetta i beni del tuo prossimo”.
9.1 Valori etici
Dovere di una cultura del rispetto della proprietà personale, della garanzia a ciascuno delle risorse necessarie per poter contribuire al bene comune.
9.2 Le “virtù” etiche
Senso del rispetto della proprietà altrui, materiale e spirituale.
9.3 Ambiti dell’etica
Etica dei diritti e dei doveri dell’uomo, della giustizia e della pace.

I nuclei tematici che compongono il “programma” andranno tradotti in “obiettivi specifici di apprendimento” e in “obiettivi formativi”, da trasformare in competenze etiche, secondo lo schema sotto riportato:


OBIETTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO:
  • CONOSCENZE .........................................
  • ABILITÀ: ...................................................
OBIETTIVI FORMATIVI:
  • COMPETENZE: ........................................

Con essi, si potranno costruire una serie di “unità di apprendimento” da proporre agli allievi delle diverse classi, secondo un programma prestabilito, nell’ambito di specifici nuclei tematici delle discipline dell’area umanistica, individuati in fase di programmazione iniziale.

La base materiale (i “materiali”) su cui costruire le attività educative di apprendimento potrebbe essere costituita dal testo di Chouraqui (nel quale ogni comandamento è presentato dal punto di vista della bibbia e di ciascuna delle grandi religioni oltre che delle cosmovisioni non religiose), come fonte di conoscenza e di elaborazione riflessiva, e il film di Kieslowski, come input. Ma altre potrebbero essere le proposte operative individuate in sede di programmazione.

I moduli potranno essere svolti prevalentemente dal docente della disciplina, anche con l’ausilio di esperti, o prevalentemente da un esperto in compresenza con il docente.

Si prevedono per l’intero percorso 20 ore annue da distribuire in maniera flessibile nel corso dell’anno.

In margine va aggiunto che l’introduzione di un insegnamento specifico di etica nella forma diffusa potrebbe essere un’ottima opportunità di formazione degli insegnanti interessati, sotto forma di laboratorio per la costruzione di unità di apprendimento di “etica”.



19 Aprile 2011
Argentina – Realidad Educativa
19 Aprile 2011
Brasil Norte - Área da Educação
21 Gennaio 2011
Educare alla vita buona del Vangelo
MENU RAPIDO Credits
Help & Feedback
Help
Frequently Asked Questions
Invia una richiesta
Informativa Privacy
Cookies
Altre lingue
Contenuti più visitati
Contattaci
Link della Congregazione
Figli della Divina Provvidenza
Don Orione oggi
Don Flavio Peloso
VATICANO: In visita alla Casa di Santa Marta, sede
La vita
Siti amici
Piccole Suore Missionarie
Istituto Secolare Orionino
Movimento Laicale Orionino
Servizio Esperti Volontari
ENDO-FAP
Il Papa e la Santa Sede
Contatti
Come contattare la Piccola Opera nel mondo
© 2011-2016 Piccola Opera della Divina Provvidenza - Diritti Riservati Termini di utilizzo Privacy Policy