Consacriamo il riposo, il silenzio della sera alla conoscenza di noi, all’amore di Dio e delle anime con la preghiera.
Venerdì, 19 Aprile 2019
27 Febbraio 2007
Kenya: a grandi passi

Documento senza titolo

Verso la fine di maggio 1996, avendo da poco lasciato la direzione della casa di Dublino, ritornai a Nairobi. Dico ritornai, perché vi ero stato già altre volte, tre per la precisione, dal 1992. Da allora, P. Malcolm Dyer, superiore delegato che aveva visitato il Kenya nel 1990, ed io ci alternavamo, rispondendo all'invito delle nostre Suore, desiderose di avere un sacerdote di Don Orione per gli esercizi spirituali, sostegno spirituale, raduni di aspiranti suore, ecc. Attorno alle nostre suore, però, si stavano raccogliendo anche alcuni giovani, desiderosi di entrare a far parte della nostra congregazione. Ma qui stava il dilemma: cosa fare con questi giovani? Sia Padre Malcolm che io ci tenevamo in contatto con loro e li incontravamo nelle nostre visite. Anzi, in seguito al convegno missionario della congregazione tenutosi a Montebello nel settembre 1993, due di loro (tra cui Raphael Kilemiah, oggi diacono) furono accolti dai nostri confratelli di Bonoua, Costa d'Avorio, per iniziare la loro formazione. Ma urgeva realizzare una base nel Kenya stesso.

Nel 1995, feci due viaggi: il primo per vedere dei terreni in vendita, in vista di piantare una tenda stabile. Il secondo, accompagnato da P. John Perrotta, nuovo superiore regionale, per incontrare i due giovani di ritorno dalla Costa d'Avorio; assieme ad un altro, essi furono accettati dal Vescovo di Meru, nel suo seminario (St Joseph's) situato nella periferia di Nairobi. Così, a gennaio del 1996, inizio dell'anno scolastico in Kenya, avevamo tre giovani che studiavano filosofia, e un altro, Peter Wambulwa, il primo keniano orionino, ordinato sacerdote il 19 novembre 2005, che avendo già completato gli studi filosofici, attendeva l'arrivo dei Padri per entrare in congregazione. Suor Catherine, delle PSMC, seguiva i giovani e faceva da tramite con i superiori a Londra.

Quindi, a fine maggio 1996, ritornai a Nairobi con l'idea di trovare al più presto una abitazione, anche provvisoria, dalla quale predisporre, con calma, una sede ove accogliere questi e altri giovani che sarebbero venuti. Questa volta, la casetta/noviziato delle nostre Suore a Westlands, Nairobi, non era disponibile, così trovai alloggio nel Flora Hostel, poco lontano dal centro. E' una casa delle Suore della Consolata, adibita, in parte, ad ostello per i missionari e per i parenti/amici dei missionari. Vi rimasi quasi due mesi. Con l'aiuto di Suor Catherine mi misi alla ricerca di una casa da affittare, in una zona non tropo lontana dal seminario. Intanto, per occupare meglio il tempo, frequentavo un corso di Kiswahili in una scuola anglicana nelle vicinanze e visitavo comunità religiose, scuole e parrocchie, come avevo già fatto in precedenza. Trovai una casetta che sembrava confacente allo scopo, nella parrocchia di san Michele a Langata.

Era il tempo delle vacanze e i tre giovani del seminario e Peter Wambulwa, insieme a Don Oreste Ferrari, erano andati a Igoji, ad un passo dall'equatore, presso le nostre suore, per fare esperienza di comunità orionina e dare una mano nel loro ospedale e dispensari succursali. Di passaggio dal Madagascar a Roma, fu mio ospite, per una settimana al Flora Hostel, don Angelo Mugnai, consigliere generale e incaricato delle Missioni. Con l'automobile di seconda mano, che avevo appena acquistato, lo accompagnai dalle nostre suore in tutte e tre le loro case e pure a vedere le eventuali parrocchie che il Vescovo di Meru e quello di Murang'a volevano offrirci. Mi sentivo un po' in colpa per avere “già” una macchina. Ma don Mugnai mi rassicurò, affermando che era più necessario un mezzo di trasporto in quella situazione che in molte altre nostre case in Europa.

Purtroppo, fui costretto a disdire l'affitto della casetta, proprio all'ultimo minuto, prima della mia partenza per Londra. Si era da capo. La Provvidenza , però, ci stava assistendo ed aveva in serbo per noi cose migliori. Da Londra mi misi in contatto con un'agenzia immobiliare, raccomandatami dall'avvocato Kagwe. Mi fu offerta subito un casa a Langata South Road e don Oreste, che era ancora in Kenya, fece un sopralluogo e la trovò molto adatta. I superori decisero di comprarla e si ottenne anche un ribasso del prezzo.

Il 29 agosto ero a Tortona per ricevere la croce missionaria da Don Simionato nel santuario della Madonna della Guardia. Da ragazzo avevo assistito a simili cerimonie per missionari in partenza per il Sud America: era commuovente ed edificante vedere il missionario che, compiendo un grande sacrificio, lasciava veramente tutto per attraversare l'oceano e portare il Vangelo della salvezza nel mondo. Ora i tempi erano molto cambiati: cosa che mi fu confermata durante il corso di preparazione missionaria che feci, nel mese successivo, a Lovanio, in Belgio. Nell'ex convento, divenuto l'Istituto Latino-americano, i partecipanti erano una trentina: tre sacerdoti, alcuni laici e il resto religiose. Le conferenze più utili erano quelle di medici, antropologi, ecc; le conferenze più inattese venivano da “missionari”, secondo i quali la missione si limitava alla “presenza” e l'evangelizzazione pareva una eccezione. Eppure, documenti magisteriali come “Evangelii Nuntiandi” (1975) e “Redemptoris Missio” (1990) avevano riconfermato la validità e l'attualità della missione “ad gentes”. Fu un esperienza singolare, addolcita dalle bellezze artistiche di Lovanio, di Anversa, ecc. e soprattutto da incontri con altri missionari, autentici apostoli impegnati nel diffondere la luce di Cristo.

Dopo una breve sosta a Londra per gli ultimi preparativi, il 10 ottobre 1996, con la benedizione dei superiori e dei confratelli, presi il volo per Nairobi. Questa volta senza il biglietto di ritorno. Il giorno dopo l'arrivo, andai con Suor Catherine a vedere la futura casa. Alloggiavo nell'ostello per sacerdoti, appartenente alla diocesi di Nyeri, a Westlands e mi faceva da assistente e da guida Peter Wambulwa, anche lui ospite del complesso. Da lì seguivo da vicino tutte le pratiche per l'acquisto della casa. Quando visitavo i tre giovani nel seminario St Joseph's, chiedevo loro di pregare intensamente perché, Deo volente, dopo le vacanze di Natale, avremmo potuto avere la nostra casa di formazione. Ci furono momenti difficili ma alla fine tutto andò in porto. Il 24 dicembre, vigilia di Natale, ricevetti le chiavi. Avevo già ingaggiato un guardiano per la notte, il fedele Bernard, che ancora lavora per noi. Quel pomeriggio feci il lungo viaggio fino a Meru, un po' di corsa, perché la notte equatoriale arriva presto: le nostre suore sacramentine mi avevano invitato a passare il Natale nella loro comunità all'ombra della cattedrale. Viaggiando verso Meru, con il sole ormai alle spalle, le colline, le risaie di Mwea e il Monte Kenya stesso sembravano avvolti da una luce dorata e tranquilla, preludio della grande festa per la nascita del Principe della pace. Fu una bellissima occasione: condividere, con le suore adoratrici dell'Eucaristia, la gioia e la soddisfazione che sentivo e ringraziare il Signore, che mentre lui era nato in una capanna, ci aveva fatto il regalo di una casa, la prima in Kenya, culla della congregazione in quel magnifico paese.

Due giorni dopo Natale feci ritorno a Nairobi, in compagnia di Raphael Kilemiah, che era in famiglia per le vacanze natalizie, poco distante da Meru. Lungo la strada ci siamo procurati alcuni utensili per cucinare il cibo donatoci dalle suore per la prima cena, perché la casa era assolutamente priva di tutto. Fino a quel momento, i nostri unici possedimenti erano due letti, un tavolo e due sedie, acquistati un anno prima. Raphael fu il primo ad abitare nella casa: io mi trasferii due giorni dopo, e per capodanno 1997 era già venuto Peter Wambulwa.

Dal Cardinale Maurice Otunga, il santo arcivescovo di Nairobi, del quale sta per iniziare la causa di beatificazione, ottenni subito il permesso di tenere il Santissimo e adattammo la stanza degli ospiti, al piano terreno, come cappella provvisoria. I primi giorni, l'unico tavolo che avevamo fungeva anche da altare. Celebrai la prima Messa all'inizio dell'anno e, così, anche Gesù Sacramentato, l'ospite più gradito, aveva trovato un posto e doveva essere il capo e il cuore della comunità. A sinistra del crocefisso, un'immagine della Madonna ci ricordava che la Madre Celeste vegliava su tutti e, dall'altra parte, vi era un quadro di Don Orione, regalatomi da don Bidone prima della sua morte.

A Meru, ove i prezzi sono ben inferiori che nella capitale, avevo ottenuto dieci letti, dagli artigiani ai bordi delle strade, i cosiddetti “jua kali”, letteralmente “sotto il sole cocente”. Verso la metà di gennaio arrivarono gli altri studenti, e un nuovo che doveva incominciare la filosofia. In questo modo si era formata una piccola famiglia: cinque giovani e un sacerdote. La vita era molto semplice, povera e serena: si pregava, si studiava e si lavorava. Si coltivava la shamba (l'orto), si facevano ritocchi alla casa per avere qualche stanza in più, ecc. Il 17 marzo si unì a noi Padre Josè Martins dos Reis, brasiliano e la comunità diveniva più consistente… Imperversava la siccità e le piogge lunghe si facevano attendere, nonostante il cielo fosse nuvoloso. Poi, il sabato santo sera, mentre stavamo per iniziare la liturgia della Veglia Pasquale, i cieli si aprirono e fu una vera benedizione.

Il luglio seguente, venne Don Simionato, direttore generale, accompagnato dal Delegato e benedisse la nuova cappella. Si decise di accettare due parrocchie, la prima a Kaburugi, diocesi di Murang'a, da aprire entro il 1998, e l'altra a Kandisi, diocesi di Ngong, ma vicina a Nairobi, che si inaugurò a settembre 1999. Qui acquistammo anche un bel terreno, per una futura opera di carità. Intanto si praticava la carità più grande: la formazione di buoni religiosi e futuri sacerdoti, che illuminati dalla fede e pieni delle virtù e dei doni dello Spirito di Gesù, potessero condurre numerose persone a Gesù Cristo e costruire la società cristiana, secondo il carisma di san Luigi Orione.

Il resto è storia recente.

Don Giuseppe Vallauri

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