Dio solo conosce le ore e i momenti delle sue opere e ha tutto e tutti nelle sue mani.
Martedì, 28 Gennaio 2020
10 Ottobre 2006
SCUTARI - La consacrazione di una nuova chiesa a Bardhaj

DUKEJ ËNDËRR !

Dukej ëndërr ! “Sembrava un sogno!”. Sabato 7 ottobre questo sogno è diventato realtà. L' arcivescovo di Scutari (Albania), mons. Angelo Massafra, ha consacrato la nuova chiesa dedicata alla Madonna del Rosario. Siamo a Bardhaj , periferia di Scutari, al nord dell'Albania, a pochi km dal confine con il Montenegro. In questa periferia, che si sta estendendo sempre di più, siamo presenti dal 1998. Gli abitanti provengono quasi tutti dalle montagne. Una prima sfida, dunque, è quella di creare una comunità. Si tratta di povera gente che con fatica e tenacia, dopo una sistemazione provvisoria, cerca di costruire una casa degna di questo nome. Le strade per lo più non sono asfaltate; la luce non è sempre garantita. Molti ragazzi, anche per problemi economici, frequentano solo la scuola di base. Fedeli a Don Orione, la Provincia romana “Santi Apostoli Pietro e Paolo”, ha voluto piantare una tenda tra i poveri e per i poveri, creando il “Centro Don Orione” in uno dei luoghi più difficili e delicati di Scutari. Da un anno funzionano alcuni corsi scolastici che avviano al lavoro e nello scorso giugno è stato inaugurato l'oratorio. Ora la povera gente ha anche il suo luogo di culto, tanto atteso e soprattutto meritato, perché ha conservato la fede, nonostante abbia patito una delle più brutali dittature.

 

Don Orione e l'Albania.

La prima volta che Don Orione parla dell'Albania è nel 1920: “ Il Card. Marini, Prefetto della Congregazione per gli Orientali, propone una Missione in Albania” ( Scritti 14,54). Ma bisognerà aspettare il 1935 per trovare un altro cenno. Scrive a don Gemelli: “ Facilmente accetteremo una Missione in Albania. Ti sentiresti di metterti alla testa? ” ( Scritti 23, 94). E difatti don Gemelli fece un primo viaggio in Albania nel 1935 per esaminare de visu la situazione e prendere contatti preliminari. Nel 1936 cominciò l'avventura decennale: Shjiak, Scutari, Bushat. Testimoni viventi sono padre Luigi Lazzarin (Brasile) e don Alice (Bergamo). Con l'avvento al potere di Henver Hoxha (20 ottobre 1944) apparvero i primi sintomi preoccupanti. La dittatura di Henver Hoxha – specie dopo il 1967 - è stata una delle più crudeli e, purtroppo, è una delle meno conosciute . Il popolo albanese ha sofferto tanto e, prima di emettere giudizi troppo affrettati, è bene conoscere le vicissitudini di quella gente. Tagliati fuori per circa mezzo secolo, gli albanesi pagano un caro prezzo quanto a integrazione, mentalità, formazione, ecc.

 

Il ritorno nel paese delle aquile

Elbasan

Prima della sua visita in Albania (25 aprile 1993), Giovanni Paolo II aveva rivolto un appello affinché si aiutasse la Chiesa martire albanese a ricominciare l'opera di evangelizzazione. L'Opera Don Orione, anche per motivi affettivi, ha risposto positivamente alla richiesta del Santo Padre. E così, dopo i primi contatti che risalgono al 1991, il 18 ottobre 1992 abbiamo piantato di nuovo la tenda ad Elbasan, al centro dell'Albania. È una città di circa 130.000 abitanti; quasi tutti sono musulmani. I cattolici sono proprio un piccolo gregge: poco più di mille battezzati. In questo contesto la nostra missione è ad gentes. Qui ci ha destinati l'allora Nunzio mons. Ivan Dias, poi arcivescovo di Bombay e oggi Cardinale Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. I nostri tre confratelli sono gli unici sacerdoti della prefettura. Curiamo anche le comunità di Gramshi, Gjinar, Gostime, Mollas e Cerrik.

Shiroka

Il 21 giugno 1998 nasce la seconda tenda a Shiroka, a tre km da Scutari, sullo splendido lago omonimo. Siamo al nord, dove la presenza dei cattolici e dei sacerdoti è più numerosa; qui si tratta di ri-evangelizzazione , perché la formazione – per i motivi storici detti sopra – è quella pre-conciliare. Il vescovo ci affida un'ampia zona pastorale: Obot, Muriqan, Oblikë, Shiroka (villaggio che ha dato i natali a tanti sacerdoti e religiosi, tra cui il nostro don Lorenzo Simoni e il cardinal Koliqi), Bardhaj e Bardhanjor.

La sfida è grande e per certi aspetti scoraggiante: bisogna ricostruire l'Albania non solo con i mattoni (chi va in Albania oggi, non vede altro che cantieri), ma con progetti e iniziative che aiutino quel popolo a riprendere in mano la propria storia.

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