Sono nelle mani di Dio, non potrei essere in mani più sicure.
Venerdì, 24 Gennaio 2020
23 Settembre 2006
SACERDOTE SECONDO DON ORIONE - Omelia di Mons. Montenegro

Documento senza titolo

Omelia di Sua Eccellenza Reverendissima
MONS. FRANCESCO MONTENEGRO Vescovo Ausiliare di Messina
in occasione dell' Ordinazione Sacerdotale di don Vittorio Quaranta

Un affettuoso saluto a tutti: a te Vittorio, ai tuoi genitori (ai quali dico subito grazie per il dono che hanno fatto di te alla Chiesa), ai tuoi familiari, ai fratelli e alle sorelle della famiglia orionina, alla comunità parrocchiale della Consolata. Siamo in debito di un grazie nei tuoi riguardi, Vittorio, perché stasera ci dai il piacere di sentirci accomunati da tanta commozione e da altrettanta gioia. Tra poco imporrò le mani su di te e invocherò lo Spirito perché tu sii portatore convinto e annunciatore fedele della parola del Vangelo, dispensatore gioioso dei misteri e dei doni di Dio, guida serena del popolo santo per la costruzione del Regno e figlio della Divina provvidenza. "Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene. Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio, Signore loderò il tuo nome perché è buono" (Salmo). Se queste parole del salmo sono state la nostra risposta alla parola di Dio, esse da oggi lo sono in modo particolare per te. Il Signore ti consacra perché tu ti metta a servizio del mondo e continui a compiere la missione del Cristo, che è stato intraprendete, sconcertante e irregolare agli occhi dei suoi contemporanei. Don Orione è stato in questo un ottimo discepolo. In un mondo in cui gli empi tendono insidie al giusto (I lett), in cui sono tanti - come diceva don Orione, il "martire della carità" (Pio X) - gli "stanchi" e i "disillusi”, sarai ministro di Dio, uomo di speranza, ansioso "di poter abbracciare tutte le anime e salvarle tutte, tutte. Ma sii prete secondo lo stile di don Orione, "lo stratega della carità" (Giovanni Paolo I).

Sii sempre prete "facchino della Divina Provvidenza", "con le maniche rimboccate", "popolare”. audace, dinamico, fuori da quegli schemi costruiti da una falsa prudenza che in realtà è gabbia imbalsamatrice. Sii un prete, - nonostante il tempo passi - sempre nuovo, nuovo nello stile, nelle idee, nuovo nel modo di "seminare e arare Cristo nel popolo", sempre nuovo perché "bollente di fede e di carità e questo non per costruirti una buona immagine tra la gente ma perché esserlo è un1 esigenza della santità alla quale non potrai non aspirare. Non preoccuparti mai di essere il primo (Vang), non ridurti mai a attimo funzionario. Dice don Orione, il folle di Dio, "non quello fa grandi cose esterne edifica la sua casa sulla pietra, ma quello che sta umile e fedele". Imita colui che hai scelto come modello nella laboriosità e poi "Piegati con caritatevole dolcezza alla comprensione dei piccoli, dei poveri, degli umili, fatti servitore cioè. Lo sarai se sarai accogliente e se ti farai compagno soprattutto di quanti sono scartati e considerati pesi nella società e anche nella chiesa. Sarai servo se ti mescolerai a costoro, se saprai parlare con loro, se pregherai con loro, se celebrerai con loro, se li saprai ascoltare. Amali senza condizionamenti, fino anche a perdere la faccia. Quando si ama davvero, l'altro è un fratello. E ai fratelli non si comanda; i fratelli si amano. "La nostra predica è la carità, "La carità apre gli occhi della fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio". Adesso tocca a te, Vittorio. Ormai la vita non ti appartiene più, è del Padrone della Messe, della Chiesa e dei poveri.

La tua vita non sarà sempre facile e nemmeno il raccolto della semina sarà sempre abbondante, accetta l'ignoto come regola permanente della tua vita. "E1 Dio che solo conosce le ore e i momenti delle sue opere e ha tutto e tutti nelle sue mani! Avanti con fede vivissima, con confidenza intera e filiale nel Signore e nella Chiesa". Preferisci i mari aperti, anche se spesso sono pericolosi; rifiuta le acque stagnanti e gli specchi d'acqua sicuri. Sogna cose grandi, sii un grande prete. Il mondo sia il tuo chiodo fisso, soprattutto quello meno bello e meno ricercato dai più. Prendi sul serio l'amore, senti forte dentro di te la passione per Dio e per l'uomo, non imborghesirti e non riempire la tua vita di banalità. Il pazzo della carità (don Orione) ti invita: " non bisogna morire né in casa, né in sacrestia: fuori di sacrestia! Non perdere d'occhio mai la Chiesa, né la sacrestia, anzi il cuore deve essere là, la vita là, là dove È l'Ostia; ma, con le debite cautele, bisogna che vi buttiate ad un lavoro che non sia più solo il lavoro che fate in Chiesa .

Sii fedele alla chiesa e al Papa. Mostrerai la tua fedeltà vivendo la carità. Ama la Chiesa, sentiti in essa ma, come diceva don Orione, sentiti chiesa, credi in essa, vivi di essa, vivi per essa, ma soprattutto vivila, sentila madre, scorgi e racconta la sua bellezza, accogli e dona la sua tenerezza, sii suo prolungamento vivo, attento, fedele. Come dovrai essere uomo instancabile d'azione, tanto dovrai essere uomo di vita interiore e di preghiera. "L'uomo tanto vale quanto prega". Per questo devi percorrere la strada della santità. Sarai prete secondo il cuore di Dio se chi avvicinerai sentirà in te "un ideale grande che arde e risplende". Però non quella santità che odora solo di incenso e di sacrestia (ma esiste una santità così?), ma quella che quando c'è attacca addosso l'odore dell'uomo, e non se ne riesce più a liberarsene. Quell'odore che è tanto piaciuto a Gesù da farlo diventare uno di noi. Ti direbbe don Orione: “Non è solamente il prete con la stola al collo che può fare del bene, ma anche il prete che lavora” e poi "getta nella società tanto splendore di luce, tanta vita di amore di Dio e degli uomini da essere, più che i santi della Chiesa, i santi del popolo e della salute sociale".

Sii prete santo, in un mondo che appare povero di speranza e che sembra non avere una meta verso cui dirigersi. E' tanta la gente che vive il quotidiano con grande difficoltà, carica di angoscia e qualche volta di disperazione. C'è chi come il ricco Epulone gozzoviglia alla mensa senza badare a chi sta fuori della soglia di casa a raccogliere le briciole. Sono tante le povertà, hanno nomi diversi ma sono tutte povertà di speranza. Prendi in consegna la storia e stacci dentro come è stato dentro don Orione, che diceva: Sostenuto dalla grazia del Signore, ho evangelizzato i picco li, gli umili, il popolo; nel nome della Divina Provvidenza ho aperto le braccia e il cuore a sani ed ammalati di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità; a tutti avrei voluto dare con il pane del corpo, il divino balsamo della fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti abbandonati". Anzi fa tua la preghiera che egli rivolse al Signore nel giorno della sua ordinazione: “Preservatemi, o Signore, dalla funesta illusione, che in prete debba occuparmi solo di chi viene in chiesa e ai sacramenti, delle anime dei fedeli e delle pie donne. Certo, il mio ministero riuscirebbe più facile, più gradevole; ma io non vivrei di quello spirito di apostolica carità verso le pecorelle smarrite, che risplende in tutto il Vangelo".

Credi in un mondo diverso, vivi e annuncia la speranza sempre con parole di consolazione, come ha fatto il tuo fondatore. Non essere mai l'uomo di circostanza, ma sii sempre uomo di misericordia e di perdono, amico di tutti. "Consapevole di essere stato scelto tra gli uomini e costituito in loro favore per attendere alle cose di Dio, esercita in letizia e carità sincera l'opera sacerdotale di Cristo, unicamente intento a piacere a Dio e non a te stesso" (dal rituale). Voglio rivolgerti un augurio, certo di interpretare i sentimenti dei presenti. Papa Giovanni XXIII ha detto di don Orione: "La sua carità andava oltre i limiti normali”. Era convinto che si potesse conquistare il mondo con l'amore". Che si possa dire di te la stessa cosa.

Ora è il momento di ricevere l'imposizione delle mani: non temere. Il Signore ti sarà accanto con la sua potenza e con la sua tenerezza. Sarà il tuo conforto negli inevitabili momenti duri. Sarà la tua sicurezza nei momenti del dubbio. Sarà la tua forza per riprendere coraggio, entusiasmo e slancio. Soprattutto sarà il tuo amico e la tua gioia.

Noi ti siamo accanto con l'affetto, la stima, la preghiera e la gratitudine per quello che ci doni e perché ti doni per noi. Ti affidiamo a Maria. "O cara Madre mia, Maria SS.ma, sono tutto tuo figliolo”, perché ti tenga per mano e ti protegga, sia tua consigliere e maestra. Resta alla sua scuola, guarda a Lei, fatti condurre da Lei. Da Lei impara a tenere sempre nel cuore il Magnificat per essere sempre uomo di gioia e di speranza.

 

 

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