Sono nelle mani di Dio, non potrei essere in mani più sicure.
Venerdì, 24 Gennaio 2020
6 Gennaio 2006
2-5 gennaio 2006 L'incontro di formazione - Roma

Un incontro formativo per le Giovani dell'ISO

Dal 2 al 5 gennaio 2006 si è svolto a Roma l'incontro formativo delle giovani che stanno compiendo un cammino di discernimento verso la consacrazione laicale nell'ISO: giorni di fraternità, di confronto, di riflessione, di crescita.

L'assistente generale don Enemesio Lazzaris e l'assistente regionale don Enrico Casolari hanno offerto importanti spunti di riflessione, rispettivamente, sulla vita di pietà di una laica consacrata orionina e sulla spiritualità orionina.

Per quanto concerne la vita di pietà, don Enemesio, ha condotto alla riflessione sugli art 2 e 7 della “Regola di Vita”, guida quest'ultima che deve spingere ad aneliti più alti e più ampi di ciò che è in essa esplicitato. Ogni forma di regola, di comando nella vita di fede, infatti ha solo un valore pedagogico in quanto la logica che deve guidare ogni pensiero/ scelta/ azione è l'amore. E l'amore vero non conosce misure. Ne è modello Cristo Gesù che non ha esitato a dare la sua vita perché ricevessimo la vita “in abbondanza”. Confrontarsi sulla vita di pietà ha pertanto portato a riflettere su quella dimensione contemplativa della vita che va ben oltre gli atti di culto e che è assunzione di uno sguardo cristologico che deve permeare ogni aspetto della quotidianità.

La laica consacrata nell'ISO, ha ricordato don Enrico, ha davanti a sé, nel carisma di don Orione una splendida luce guida. Essa ha un carisma da far proprio, da incarnare, da irradiare nella realtà familiare, lavorativa, pastorale e sociale in cui è inserita. È il carisma dei “contemplativi / attivi”, della spiritualità “delle maniche rimboccate”, della fiducia nella Provvidenza, della “papalinità”, dell'amore alla Madre di Dio e agli ultimi.

Le giovani dell'ISO hanno inoltre partecipato al Convegno sulla pastorale vocazionale organizzato dal Centro Nazionale Vocazioni.

Il tema del convegno era esplicitato dalla domanda: “Come la pastorale vocazionale testimonia Cristo speranza del mondo”.

Autorevoli i relatori: Sr Elena Bosetti, docente di Sacra Scrittura; Paola Bignardi, presidente nazionale dell'A.C. Italiana; padre Amedeo Cencini, docente dei corsi di accompagnamento personale e Formazione Permanente presso l'Università Pontificia Salesiana “UPS”

Le relazioni e soprattutto la celebrazione eucaristica, la preghiera di adorazione e quella delle ore, hanno illuminato e rafforzato la gioia di scoprirsi chiamati ad essere, nel nostro tempo, testimoni della Speranza il cui nome è Gesù, testimoni della speranza che Gesù ha dato all'umanità incarnandosi per la nostra salvezza.

Il mondo ha bisogno di speranza e così anche noi. Ma la fede ed il Vangelo non tolgono la fatica del vivere né si traducono nella speranza che attende i risvolti positivi e gratificanti degli eventi. I cristiani e i consacrati, più specificamente, devono portare la speranza che è la “forza della vita” presente nella morte e resurrezione di Gesù, la speranza fondata sulla certezza di essere da Lui accompagnati.

Solo così ci si potrà far carico del vuoto del cuore da cui tanti sono afflitti, essere aperti alle novità e saper attendere i tempi lunghi di una vita che germoglia nel nascondimento.

Sperare è attendere ciò che la fede ci fa conoscere abbandonandosi all'Amore!

Essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, chiede però delle conversioni, dei cambiamenti:

•  Lasciare una vita spirituale depressa, tessuta dall'assenza di tensioni e di ideali, di stanchezze, di ripetitività, di mediocrità, di delusioni cronicizzate per accogliere una vita nuova nel Cristo Risorto.

•  Passare dal complesso di minoranza al dinamismo del lievito.

•  Sganciarsi dalla preoccupazione organizzativa per proiettarsi, con slancio, nell'evangelizzazione.

•  Celebrare e vivere l'Eucaristia.

Le strategie da adottare per essere uomini e donne di speranza sono date dall'offrire, dal trasmettere il messaggio che esiste una verità oggettiva, che questa verità è amica e che si lascia toccare e trovare da chi la cerca. La speranza è l'ottimismo della fede.

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