Noi abbiamo dentro di noi un rifugio, un tabernacolo che dobbiamo serbare tutto per il Signore, di cui dobbiamo fare un luogo di riposo per lui solo.
Giovedì, 2 Aprile 2020
14 Marzo 2008
CHIARA LUBICH: sua ultima intervista al Don Orione oggi


Chiara Lubich, scomparsa questa notte, ha rilasciato la sua ultima intervista al Don Orione oggi, mensile dell’Opera Don Orione diretto da Don Giovanni D’Ercole. La fondatrice di Focolarini risponde in sintesi alla domanda: Qual è il carisma dei Focolari?

IL CARISMA DELL'UNITA'

di Gianluca Scarnicci


1. In quali circostanze è nato il movimento dei focolari?
Erano i tempi di guerra. Tutto crollava: case, scuole, persone care, anche i nostri sogni per l’avvenire. Il Signore pronunciava coi fatti una delle sue eterne parole: “Tutto è vanità, nient’altro che vanità…”. E’ stato sullo sfondo di quella devastazione che è nato il nostro ideale di unità.

2. Qual è stata l’ispirazione per fondare un nuovo Movimento che si è sviluppato e diffuso non solo all’interno della Chiesa cattolica, ma anche nelle altre Chiese e nella società?
È proprio nel clima di odio e violenza del secondo conflitto mondiale che si è accesa la scintilla ispiratrice: l’incontro con Dio Amore. Ricordo quel momento: un sacerdote mi chiede di offrire un’ora della mia giornata per le sue intenzioni. Rispondo: “Anche tutta la giornata!” Colpito da questa generosità giovanile, mi dice: “Si ricordi che Dio la ama immensamente”. Dio mi ama immensamente! Quel Dio che vedevo lontano, lo scopro vicino, Padre. Tutto nella mia vita cambia. Dio è Amore! Nel cuore di quell’immane
tragedia si fanno strada una speranza, una forza, una sicurezza mai sperimentate prima. Comunico questa novità a quanti conosco. È ben presto condivisa da altre giovani. La riscoperta del Padre ci apre alla riscoperta dei
fratelli, del Suo piano di unità sulla famiglia umana iscritto nel Vangelo. Quelle parole, lette nei rifugi, si illuminano di una luce nuova. Ed una forza, pensiamo dello Spirito, ci spinge a metterle in pratica con radicalità.
E mentre si credeva di vivere semplicemente il Vangelo, inavvertitamente lo Spirito ci andava sottolineando alcune Parole che dovevano diventare i principi operanti di una nuova corrente spirituale: la spiritualità dell’unità, che con gli anni si rivela sempre più universale. È condivisa in vario modo non solo da cattolici e cristiani di altre Chiese, ma anche da seguaci di altre religioni e da persone senza una fede religiosa, coinvolte nell’unico obiettivo di contribuire a creare ovunque spazi di fraternità, per ricomporre in unità
la famiglia umana.

3. Quale è il carisma dei Focolarini?
L’unità, appunto. Ci appare chiaro da quando - agli inizi degli anni ’40 - quel giorno, a Trento, in un rifugio antiaereo, insieme alle mie prime compagne, apro a caso il Vangelo alla pagina del testamento di Gesù: “Padre… che
tutti siano una cosa sola”. Quelle parole, prima quasi ignote, sono brillate come sole nella notte. Per quella pagina eravamo nate! Quel “tutti” sarebbe stato il nostro orizzonte, quel progetto di unità, la ragione della nostra vita.
Proprio in quel tempo di guerra, la più lacerante delle divisioni, intuiamo che sta per nascere qualcosa di universale che avrebbe raggiunto i confini del mondo e illuminato politica ed economia, scienza e arte.
Quel comandamento che Gesù dice suo e “nuovo”: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, ci appare non solo il cuore del Vangelo, ma il dinamismo della vita stessa della Trinità, la legge del Cielo per ricomporre uomini e cose nell’ordine nuovo dell’amore, nell’unità. Da allora, l’unità è diventata la nostra passione. Da allora diventa nostro motto: “far dell’unità tra noi il trampolino per correre dove non c’è e farla”. Abbiamo una certezza: “tutti saranno uno, se noi saremo uno”. Non possiamo fare un passo se non siamo unite dalla mutua carità: “… ante omnia mutuam et continuam caritatem …” Gesù ci ha indicato la misura di questo amore: “dare la vita”. Scrivevo agli inizi degli anni ’40 a chi con noi aveva iniziato questa avventura: “Sapiente è chi muore al proprio io per lasciar vivere in sé Dio! L’unità anzitutto! Poco contano le discussioni, le questioni anche più sante, se non diamo vita a Gesù fra noi…”.
Sì, l’unità fa sperimentare la presenza spirituale di Gesù fra noi, come lui stesso ha promesso quando “due o tre” sono riuniti nel Suo nome” (cf Mt 18,20). E Lui ci fa compartecipi della sua luce, della sua forza, del suo amore e risponde alla sete di Dio, di pace e di unità sempre più diffusa a tutte le latitudini.
Ma questa via dell’unità non ci sarebbe se lo Spirito Santo non ci avesse fatto penetrare nel mistero di Gesù che in croce giunge a gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. È la sua passione interiore, è la sua notte
più nera. Infinito mistero, dolore abissale che Gesù ha provato come uomo, e che dà la misura del suo amore per noi uomini: ha voluto prendere su di sé la separazione che ci teneva lontani dal Padre e tra noi, colmandola. Ogni divisione, trauma, dolore fisico, morale, spirituale ci appare come un’ombra del suo grande dolore, da amare, volere per dare la Vita a molti. Sì, perché Gesù, superato quell’immenso dolore, ci ha riportati nel seno del Padre e nel
reciproco abbraccio.

4. In questi ultimi mesi, sia a livello ecclesiale che politico, si è parlato di famiglia. Qual è il suo ruolo all’interno del Movimento da lei fondato?
Sin dall’inizio degli anni ‘50, per l’incontro con Igino Giordani, uno dei maggiori uomini di cultura del Novecento, padre di 4 figli, ora servo di Dio, sposati assetatiì di santità sono innestati nel focolare, che è il cuore dell’intero movimento, piccole comunità di laici, uomini o donne, totalmente donati a Dio, impegnati innanzitutto a mantener viva la presenza di Gesù con il reciproco amore. Ben esprime questa sete spirituale Igino Giordani stesso:
“Ero innamorato di tutti i Padri della Chiesa. Il Crisostomo voleva fare una società di cristiani in cui anche i coniugati, vivessero da monaci. Mi pareva che questi grandi ideali fossero appartenuti ai primi tempi della Chiesa e che ai tempi attuali ormai bisognasse accontentarsi delle briciole.
Noi sembravamo il proletariato spirituale...”. Grande è l’apporto degli sposati alla vita del focolare: sono le finestre aperte sul mondo. Per lo scambio di doni con i focolarini consacrati nella verginità, gli sposati tendono continuamente a fare della propria casa un luogo della presenza di Dio, un ‘focolare’, da cui irradiare sul mondo gli effetti di un vissuto familiare improntato al Vangelo. Infatti sono proprio i focolarini sposati i primi animatori del Movimento Famiglie Nuove, che ha appena compiuto 40 anni di vita ricca di frutti.


5. Ha mai conosciuto il carisma e l’opera di San Luigi Orione?
Molte sono state le occasioni per un reciproco scambio di doni. Grazie alla grande generosità della Famiglia Orionina, da alcuni anni possiamo usufruire - per la formazione dei membri del Movimento del Piemonte e Liguria - di Villa
Moffa, il complesso edilizio che sorge nei pressi di Bra (Piemonte) e che, come vi è ben noto, è stato il primo noviziato, acquistato e abitato dallo stesso Don Orione. Un dono particolarmente prezioso. I santi lasciano sempre un’orma anche tra le mura da loro abitate. E questa sacralità è avvertita tutt’oggi da chi è ospitato in questa casa. Avvertono la grazia di quella speciale benedizione invocata da Don Orione su “tutti quelli che abiteranno o metteranno piede” in questa casa. E non è un caso isolato. In molte città d’Italia godiamo dell’ospitalità delle vostre case per Mariapoli o altre iniziative del Movimento. Mentre, come avviene anche per altre congregazioni religiose, figli e figlie di Don Orione riscoprono il loro fondatore e il loro carisma attingendo alla spiritualità dell’unità dei Focolari. È la meraviglia dell’amore scambievole, la linfa vitale del Corpo Mistico di Cristo.

G. S.

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